Benzina e diesel: prezzi alle stelle o è solo inflazione?

benzina

Nel 1996 fare rifornimento con 50 litri di benzina costava, convertendo in euro, circa 46,43 euro. Nel secondo trimestre del 2026 la stessa quantità ne richiedeva 92,72. Per il gasolio lo scarto risulta ancora più marcato: da 36,50 a 100,97 euro. Guardando solo questi dati, la conclusione appare immediata: la benzina è raddoppiata, il diesel quasi triplicato.

Le cifre sono esatte e provengono dalle serie storiche pubblicate dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, che consentono di confrontare i costi medi trimestrali dei carburanti a partire dal 1996. Esiste tuttavia un aspetto non trascurabile: si tratta di valori nominali. Nel frattempo sono trascorsi trent’anni segnati dall’inflazione. Va anche ricordato che nel 1996 il pagamento avveniva ancora in lire: gli importi in euro sono stati calcolati a posteriori per permettere il paragone tra le epoche.

Dalla benzina a 0,929 euro fino a 1,854, il gasolio da 0,730 a 2,019

Durante il secondo trimestre del 1996 il prezzo medio della benzina si attestava a 928,51 euro ogni mille litri, ovvero 0,929 euro al litro. Nello stesso periodo del 2026 il valore è salito a 1.854,34 euro per mille litri, cioè 1,854 euro al litro, con un incremento del 99,7%.

Il gasolio partiva da una base ancora inferiore: circa 0,730 euro al litro nel 1996, diventati 2,019 euro tre decenni più tardi. La crescita nominale sfiora dunque il 177%. Numeri veritieri, ma un euro di trent’anni fa non ha lo stesso potere d’acquisto di un euro odierno. Un concetto che pare scontato, finché non si prova a calcolare cosa significherebbe oggi quel pieno da 46 euro.

L’Istat impiega l’indice FOI, calcolato senza considerare i tabacchi, per rivalutare gli importi tra periodi differenti. Applicando i coefficienti ufficiali dell’Istituto, tra il secondo trimestre del 1996 e quello del 2026 l’inflazione complessiva risulta pari a circa 76%. Ed è proprio qui che il presunto raddoppio del prezzo della benzina inizia a ridimensionarsi considerevolmente.

Quel rifornimento da 46 euro oggi varrebbe quasi 82

Gli 0,929 euro al litro pagati nel 1996 corrispondono a circa 1,64 euro attuali. Il pieno da 46,43 euro, riportato al valore odierno della moneta, costerebbe già intorno agli 81,9 euro. Il paragone corretto diventa quindi 81,9 contro 92,72 euro. L’aumento effettivo della benzina nell’arco di trent’anni si riduce così a circa il 13%. Un rincaro c’è comunque, ma è ben lontano dal 99,7% che emerge confrontando semplicemente i due prezzi grezzi.

Per il diesel la situazione resta invece decisamente più onerosa. I 0,730 euro al litro del 1996 equivalgono a circa 1,29 euro nel 2026: un pieno da 50 litri passa, a parità di potere d’acquisto, da circa 64,4 a quasi 101 euro. L’aumento reale si attesta qui intorno al 57%. Il gasolio è quindi effettivamente diventato molto più costoso rispetto a tre decenni fa. Per la benzina, invece, il presunto raddoppio racconta soprattutto la variazione del numero visualizzato sul display della colonnina, molto meno il reale impatto sul bilancio familiare.

Il peso delle accise e alcune promesse elettorali

La differenza tra i due carburanti ha anche radici fiscali. Per lungo tempo il gasolio ha beneficiato in Italia di un’accisa inferiore rispetto alla benzina. Questo vantaggio è stato inserito dallo Stato tra i sussidi dannosi per l’ambiente, poiché agevolava fiscalmente un combustibile fossile responsabile sia delle emissioni climalteranti sia dell’inquinamento dell’aria.

Nel 2025 è partito il processo di riallineamento. Il decreto sulle accise ha innalzato l’imposta sul diesel abbassando contestualmente quella sulla benzina. A partire da gennaio 2026 le aliquote standard hanno raggiunto lo stesso importo: 672,90 euro per mille litri.

È qui che i conti si intrecciano con la politica. Nel programma elettorale di Fratelli d’Italia del 2022 si parlava di “sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti” con “automatica riduzione di Iva e accise”. Non era una promessa di abolizione totale, ma la strada indicata sembrava piuttosto chiara.

Quattro anni più tardi, le accise sono ancora saldamente presenti al distributore. Il Governo è intervenuto principalmente quando i prezzi hanno iniziato a impennarsi: ad aprile 2026 sono state ridotte temporaneamente sia quella sulla benzina sia quella sul gasolio; tra luglio e agosto i tagli hanno riguardato in particolare il diesel. Il decreto del 4 agosto, ad esempio, ha abbassato fino al 24 agosto l’accisa sul gasolio a 532,90 euro per mille litri.

Dalla riduzione automatica annunciata nel programma elettorale si è quindi passati a interventi temporanei decisi in situazioni di emergenza. Le accise si sono dimostrate più resistenti di molte promesse fatte in campagna elettorale.

Giorgia Meloni, già nel gennaio 2023, aveva giustificato la scelta del Governo di non prorogare il precedente taglio generalizzato, spiegando che quelle risorse sarebbero state destinate a interventi più selettivi e sottolineando come in campagna elettorale non fosse mai stata promessa una cancellazione totale delle accise.

A metà agosto 2026, il diesel risultava ancora più costoso della benzina. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy registrava il 14 agosto, sulla rete stradale in modalità self service, 1,989 euro al litro per la benzina e 2,087 per il gasolio. Lo sconto fiscale stava dunque attenuando un prezzo che rimaneva comunque elevato alla pompa.

Trent’anni di dati raccontano due realtà differenti

Anche la scelta del periodo di riferimento incide sul risultato. Il secondo trimestre 2026 include mesi caratterizzati da forti oscillazioni dei mercati energetici e da diversi interventi fiscali. È uno scatto fotografico di aprile, maggio e giugno, non necessariamente un valore destinato a mantenersi stabile.

A luglio l’Istat ha registrato un’inflazione nazionale NIC del 2,8% su base annua, mentre l’indice armonizzato europeo IPCA segna il 2,9%. Le oscillazioni più recenti dei carburanti confluiranno progressivamente anche nei prossimi rilevamenti sui prezzi al consumo.

In conclusione: alla colonnina la benzina costa quasi il doppio rispetto al 1996 e il diesel quasi il triplo. Ma se inseriamo nel calcolo trent’anni di inflazione, otteniamo un dato molto più significativo: circa +13% reale per la benzina e +57% per il diesel. Nel frattempo abbiamo scoperto anche una notevole capacità di resistenza: se il valore della lira è scomparso da tempo, le accise, invece, sono rimaste ben salde.