Opel obbligata dal Tribunale: intervento immediato per airbag pericolosi

airbag difettosi

Con un provvedimento d’urgenza, il Tribunale di Torino è intervenuto sulla questione degli airbag difettosi Takata Corporation presenti in numerose vetture Opel. L’azione legale è stata promossa da Altroconsumo e riguarda il pericolo connesso a un malfunzionamento già documentato a livello globale: durante un impatto, il dispositivo può esplodere in maniera anomala, rappresentando una minaccia per chi si trova a bordo.

La problematica coinvolge molteplici vetture Opel tuttora in circolazione con i componenti originali non ancora sostituiti. Questa vicenda si colloca all’interno dello scandalo planetario Takata, considerato tra i più vasti richiami mai effettuati nel settore automobilistico.

Per quanto concerne Opel, i veicoli coinvolti sono:

  • Opel Astra (03.01.2005-11.06.2014)
  • Opel Cascada (08.05.2012-22.08.2018)
  • Opel Meriva (05.02.2009-24.03.2017)
  • Opel Mokka (15.12.2011-06.06.2018)
  • Opel Vectra (04.07.2003-10.10.2008)
  • Opel Zafira (25.02.2011-26.07.2016)
  • Opel Astra 10 (24.02.2009-23.08.2018)
  • Opel Signum (16.02.2005-19.06.2008)

Le ragioni della pericolosità degli airbag Takata

Non si tratta di una scoperta recente: il difetto riguarda il meccanismo di gonfiaggio, nello specifico il generatore di gas realizzato da Takata. In specifiche circostanze, questo elemento può deteriorarsi progressivamente, specialmente quando esposto a temperature elevate, umidità intensa o continui sbalzi climatici.

Quando il materiale propellente si degrada, l’airbag può scoppiare con violenza eccessiva durante l’attivazione, trasformando un sistema salvavita in una fonte di pericolo concreto. Il rischio maggiore consiste nella frammentazione esplosiva del modulo, con conseguente lancio di schegge metalliche all’interno dell’abitacolo verso i passeggeri.

Nel nostro Paese, stando alle informazioni diffuse dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’operazione di sostituzione degli airbag Takata ha riguardato approssimativamente 4 milioni di automobili di diversi costruttori, inclusi Honda, Toyota, BMW, Ford, Nissan, Mazda, Mitsubishi, Subaru, Chrysler e Fiat.

Il provvedimento relativo a Opel

Con l’ordinanza emessa, il Tribunale ha stabilito per la casa automobilistica una serie di adempimenti rigorosi finalizzati a tutelare gli automobilisti.

Le società coinvolte dovranno anzitutto rintracciare tutti i possessori dei veicoli che risultano ancora privi di riparazione, garantendo che ciascun conducente sia adeguatamente informato. Contemporaneamente, sarà necessario specificare inequivocabilmente che le automobili contrassegnate dall’indicazione “stop drive” non possono assolutamente essere messe in strada, neppure per raggiungere un centro assistenza.

Fra le disposizioni figura pure l’obbligo di assicurare il recupero del mezzo mediante carro attrezzi, con oneri completamente sostenuti dall’azienda, eliminando così ogni eventuale rischio per gli utenti. A ciò si accompagna la necessità di mettere a disposizione, nel giro di pochissimi giorni dalla richiesta, un veicolo in sostituzione oppure alternative di spostamento, quali servizi di mobilità condivisa.

Il Tribunale ha altresì stabilito che i proprietari vadano avvisati utilizzando ogni mezzo di comunicazione disponibile, dunque posta elettronica, messaggi, PEC o lettera raccomandata, per minimizzare la possibilità che qualcuno resti escluso dall’informativa.

Da ultimo, Opel e Stellantis dovranno promuovere una campagna pubblicitaria su testate giornalistiche nazionali e portali informativi, in modo da conferire massima diffusione al richiamo e intercettare anche i possessori non raggiunti tramite contatto diretto.

Come comportarsi se hai un’Opel

Se sei proprietario di un’Opel potenzialmente inclusa nel richiamo, è essenziale accertare tempestivamente la tua condizione, anche qualora non ti sia pervenuta nessuna notifica ufficiale.

Il primo passaggio consiste nel controllare il veicolo, verificando se figura tra quelli interessati. Ciò può essere effettuato direttamente sul portale ufficiale Opel, accedendo all’area riservata ai richiami, oppure immettendo il codice identificativo del telaio (VIN), reperibile sul documento di circolazione.

Qualora l’automobile risulti tra quelle soggette all’indicazione “stop drive”, le disposizioni contenute nelle misure imposte dal Tribunale sono inequivocabili: il mezzo non va assolutamente utilizzato, nemmeno per brevi tragitti o per recarsi presso un’officina.

In tale eventualità risulta quindi indispensabile mettersi immediatamente in contatto con l’assistenza autorizzata Opel oppure rivolgersi direttamente al gruppo Stellantis, per ottenere indicazioni dettagliate e dare inizio alla procedura di riparazione o cambio dell’airbag.

Fonte: Altroconsumo