Le prime forme di vita animale potrebbero aver popolato il nostro Pianeta ben prima che si verificassero alcune delle più intense glaciazioni della storia terrestre, collocandosi dunque nel Neoproterozoico, con un anticipo di circa 200 milioni di anni rispetto a quanto ipotizzato finora. Qualora venisse confermata, questa ricerca condotta dall’Università di Oxford (Regno Unito) trasformerebbe radicalmente la nostra conoscenza su uno degli enigmi più affascinanti dell’evoluzione.
Un enigma evolutivo ancora irrisolto
Fino ad oggi la comunità scientifica non è riuscita a spiegare come mai gli animali compaiano in modo “quasi improvviso” nei reperti fossili, poco prima dell’inizio del periodo Cambriano (tra 539 e 487 milioni di anni fa). Tuttavia, se forme di vita complesse fossero realmente apparse 200 milioni di anni prima, molti tasselli di questo mistero troverebbero finalmente una collocazione.
Il team di ricerca dell’Università di Oxford ha infatti rimesso in discussione un’assunzione relativa a uno dei giacimenti fossiliferi più straordinari mai scoperti: il Biota di Weng’an, datato al periodo Ediacariano (570-600 milioni di anni fa circa) e così denominato perché rinvenuto nella contea cinese di Weng’an, nella provincia di Guizhou.
Non è mai stata fornita una prova definitiva che tali fossili appartenessero effettivamente ad animali. Per questo motivo gli esperti avevano sempre sostenuto che, se gli animali fossero vissuti nell’epoca di Weng’an, avrebbero lasciato traccia nei reperti, posticipando così la loro prima comparsa a un’era successiva.
Metodologia della ricerca e risultati ottenuti

L’analisi condotta su microfossili straordinariamente conservati, provenienti da un sito differente – il Biota di Kheseen, situato in Mongolia – potrebbe però smontare questa teoria. Questo giacimento risulta più recente di circa 40 milioni di anni rispetto a quello di Weng’an e risale a un periodo in cui la presenza animale è già confermata da fossili in altre regioni del pianeta. Attraverso l’esame di oltre 140 campioni mediante microscopia elettronica a scansione, i ricercatori hanno identificato nuove specie dalla conservazione eccezionale, nessuna delle quali risulta però essere di origine animale.
Il Biota di Kheseen contraddice l’idea secondo cui un’ottima conservazione dei microfossili di Weng’an implicherebbe automaticamente la presenza di animali, qualora questi fossero realmente esistiti in quell’epoca – ha dichiarato al Oxford Mail Ross Anderson, responsabile dello studio – I reperti di Kheseen mostrano infatti un grado di conservazione paragonabile, eppure non vi è traccia di animali, nonostante sappiamo con certezza che a quel punto della storia terrestre già esistevano
Secondo il ricercatore, è plausibile che gli animali abitassero ambienti differenti rispetto a quelli che hanno preservato i reperti del Biota di Kheseen, oppure che le particolari condizioni chimiche di quel sito non abbiano permesso la conservazione dei resti animali. Lo stesso ragionamento potrebbe applicarsi al sito di Weng’an: l’assenza di fossili animali non dimostra necessariamente che questi non esistessero all’epoca della sua formazione.
Gli scienziati hanno quindi rivolto l’attenzione verso depositi geologici più antichi, situati in Norvegia, Australia e Stati Uniti, risalenti a un periodo compreso tra 850 e 730 milioni di anni fa: giacimenti ricchi di reperti fossili e teoricamente capaci di conservare resti animali, sebbene finora nessuno ne sia stato effettivamente rinvenuto.

Grazie all’analisi dell’orologio molecolare – una metodologia che mette a confronto le variazioni genetiche tra specie attualmente viventi, utilizzando come riferimento i reperti fossili per calcolare quando siano vissuti gli antenati comuni – gli scienziati hanno potuto retrodatare l’origine degli animali di circa 200 milioni di anni, posizionandola in un arco temporale compreso tra 800 e 700 milioni di anni fa.
Anderson fa inoltre notare come esistano già tracce, sotto forma di biomarcatori, di questa storia ancora nascosta: è possibile che i primi organismi animali fossero caratterizzati da dimensioni ridotte e corpo privo di parti dure, elementi che avrebbero reso la fossilizzazione estremamente complicata.

Nuovi scenari da esplorare
Un’origine collocata tra 800 e 700 milioni di anni fa apre la strada a ipotesi davvero suggestive: gli animali potrebbero essersi sviluppati prima dell’arrivo di alcune delle glaciazioni più severe nella storia del Pianeta, oppure potrebbero essere comparsi proprio in concomitanza con quel periodo climaticamente ostile.
Le ricerche future dovranno quindi concentrarsi sull’esplorazione di depositi fossiliferi provenienti da regioni diverse, caratterizzati da ambienti e processi di fossilizzazione differenti, nel tentativo di individuare le tracce più antiche di vita animale.

Fino a quando non avremo prove concrete – conclude Anderson – la data esatta della comparsa del regno animale resterà avvolta nell’incertezza
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Science Advances.
Fonti: Oxford Mail / Science Advances
