Rivoluzione auto: l’UE punta su smontaggio e recupero materiali

Il 18 giugno il Parlamento europeo ha approvato nuove regole per trasformare il settore auto: i veicoli dovranno essere progettati per essere smontati, recuperati e riciclati, riducendo sprechi, rifiuti e dipendenza dalle materie prime

Per generazioni l’automobile è stata concepita come prodotto da assemblare, commercializzare e utilizzare. Adesso l’Unione Europea intende scrivere una nuova pagina: quella del recupero e della valorizzazione. Con l’approvazione da parte del Parlamento europeo, avvenuta il 18 giugno, delle normative sui veicoli giunti al termine del loro utilizzo e sulla progettazione orientata alla circolarità, Bruxelles richiede al comparto automobilistico di considerare le vetture anche come insiemi di risorse e parti da riutilizzare, disassemblare e reintrodurre nel processo produttivo. Dopo un lungo periodo in cui l’industria automobilistica ha puntato su performance, sicurezza e riduzione delle emissioni, emerge dunque un nuovo parametro: quanto agevolmente un veicolo può essere valorizzato al termine della sua vita utile. Un cambiamento che punta a diminuire gli sprechi, il consumo di risorse naturali e la dipendenza europea dalle materie prime, trasformando la dismissione dei veicoli in una questione non solo ambientale ma anche strategica per l’industria.

Il provvedimento, approvato con 437 sì, 112 no e 20 astensioni, giunge in un periodo in cui i dati evidenziano la portata della sfida. Sulle strade dell’Unione circolano 285,6 milioni di autoveicoli e annualmente circa 6,5 milioni arrivano al termine del loro percorso. Una quantità immensa di risorse che, sino ad ora, non sempre è stata sfruttata in maniera ottimale.

Dal veicolo usa e getta al veicolo disassemblabile

L’innovazione principale concerne la fase di progettazione. Le vetture di nuova generazione dovranno essere sviluppate in modo da facilitare lo smontaggio del maggior numero di componenti possibile. Un dettaglio apparentemente tecnico che in realtà solleva una questione strategica: recuperare materiali significa diminuire la dipendenza dell’Europa dall’acquisto di risorse sempre più onerose e strategicamente delicate.

Il regolamento stabilisce inoltre traguardi vincolanti per la plastica riciclata. Entro sei anni, almeno il 15% della plastica utilizzata nei nuovi modelli dovrà provenire da materiale riciclato; la quota aumenterà al 25% entro dieci anni. Di tale percentuale, almeno un quinto dovrà derivare da veicoli dismessi o da componenti automobilistici recuperati, generando un autentico circuito chiuso. La Commissione europea potrà in seguito ampliare il meccanismo ad altre risorse strategiche, tra cui acciaio, alluminio, magnesio e materie prime critiche.

Responsabilità ai produttori

Un altro elemento rilevante riguarda la responsabilità estesa del produttore. Tre anni dopo l’entrata in vigore della normativa, le case automobilistiche dovranno farsi carico dei costi di raccolta e trattamento dei veicoli dismessi in tutta l’Unione europea. È un principio già operativo in altri ambiti e che sposta parte dell’onere economico della gestione dei rifiuti su chi introduce i prodotti sul mercato. L’obiettivo è stimolare progettazioni più facilmente recuperabili e ridurre i costi ambientali scaricati sulla collettività.

Stop ai veicoli fantasma esportati

Tra gli aspetti meno evidenziati ma potenzialmente più determinanti c’è il contrasto alle esportazioni di veicoli non più idonei alla circolazione. Il regolamento proibisce infatti l’export dei mezzi classificati come fuori uso, una misura che diventerà operativa cinque anni dopo l’applicazione della norma. Dietro questa decisione c’è una realtà nota agli addetti ai lavori: molte auto apparentemente esportate verso Paesi terzi finiscono in filiere opache di smontaggio o smaltimento, sfuggendo ai controlli ambientali europei. Per i relatori del provvedimento, i parlamentari Jens Gieseke e Paulius Saudargas, si tratta di “passi importanti per accelerare la transizione del settore automobilistico verso un’economia circolare”, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza delle risorse, tutelare l’ambiente e garantire una concorrenza più equa.

Una sfida industriale oltre che ecologica

La portata del regolamento supera la semplice gestione dei rifiuti. Nel 2023 nell’Unione europea sono stati prodotti 14,8 milioni di autoveicoli e ne sono stati immatricolati 12,4 milioni. Rendere più circolare questo settore significa intervenire su uno dei principali comparti manifatturieri del continente. La sfida, in definitiva, riguarda la capacità europea di trattenere valore all’interno dei propri cicli produttivi.

Fonte: Parlamento europeo