Diesel, finisce l’agevolazione fiscale: accise di nuovo piene

diesel

Scoccata la mezzanotte, è svanita anche la riduzione sul prezzo del gasolio. Da lunedì 6 ottobre l’imposta sul diesel ritorna al valore standard di 672,90 euro per mille litri, abbandonando quota 622,90 euro in vigore fino al giorno prima. Si tratta di cinque centesimi in più sull’accisa che, Iva compresa, si traducono in 6,1 centesimi al litro. Il provvedimento interministeriale che avrebbe dovuto attivare il meccanismo delle accise mobili proprio in questa giornata non risulta ancora pubblicato.

Questo aspetto non è trascurabile, dato che era stata Giorgia Meloni, il 16 settembre, a indicare esattamente questa scadenza. Nel corso della conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri, la premier aveva chiarito che «il 5 ottobre non si va a zero perché interviene il sistema delle accise mobili». Ebbene, il 5 ottobre è ormai alle spalle, lo sconto si è azzerato, ma la misura destinata a rimpiazzarlo ancora non esiste. Il tempo, quantomeno, ha rispettato i suoi impegni.

Una riduzione che aveva una scadenza precisa

Il decreto-legge del 17 settembre 2026, numero 162, non lasciava margini di ambiguità. Dal 18 al 25 settembre l’accisa sul gasolio era stata stabilita a 572,90 euro per mille litri, garantendo un risparmio totale di 12,2 centesimi al litro, Iva inclusa. Dal 26 settembre fino al 5 ottobre era risalita a 622,90 euro, dimezzando praticamente lo sconto a 6,1 centesimi al litro.

A quel punto, però, il testo normativo si interrompeva. Senza un’ulteriore misura, dal 6 ottobre si sarebbe tornati automaticamente all’aliquota standard di 672,90 euro per mille litri, come previsto dalla legge attualmente in vigore. Lo scarto rispetto al giorno precedente ammonta a 50 euro ogni mille litri, equivalenti a cinque centesimi di accisa per litro e 6,1 centesimi considerando anche l’imposta sul valore aggiunto.

L’esecutivo era ovviamente consapevole di questa dinamica. Proprio per scongiurare il balzo improvviso dei prezzi, aveva preannunciato l’entrata in funzione delle accise mobili: uno strumento che consente di sfruttare il maggior gettito Iva generato dal rincaro dei carburanti per abbassare temporaneamente le imposte.

Non si tratta di un meccanismo puramente teorico. Durante l’estate, il Ministero dell’Economia aveva già emanato decreti di rimodulazione temporanea delle aliquote. Tuttavia, per riattivarlo ora, è necessario un nuovo atto formale. E quello che avrebbe dovuto accompagnare la fine dello sconto del 5 ottobre non è stato emanato in tempo utile.

“Le accise mobili scattano dal 5 ottobre”

Durante l’incontro con i giornalisti del 16 settembre, Meloni era stata ancora più precisa. Dopo aver illustrato la graduale diminuzione dell’agevolazione, aveva affermato che il Governo aveva “perfezionato” un sistema rimasto fino ad allora solo sulla carta, rendendolo ormai “pienamente operativo”.

Lo schema delineato era lineare: sconto di 12,2 centesimi fino al 25 settembre, poi riduzione a 6,1 centesimi fino al 5 ottobre, e infine, da quella data, l’attivazione delle accise mobili finanziate con le maggiori entrate fiscali dello Stato. La prima fase si è svolta esattamente come annunciato. Anche la seconda. Per la terza, invece, manca ancora il relativo decreto.

Questo non esclude che il provvedimento possa essere varato nelle prossime ore o nei giorni a venire. Significa, piuttosto, che al momento indicato dalla stessa Presidente del Consiglio il passaggio promesso non si è ancora concretizzato. E per chi fa benzina oggi, la conseguenza è tangibile: l’agevolazione precedente è scaduta, quella nuova non è ancora operativa.

Al distributore l’aumento non si è manifestato tutto insieme

Va fatta un’ulteriore precisazione. La scomparsa di uno sconto fiscale pari a 6,1 centesimi non implica che, scattata la mezzanotte, tutti i benzinai abbiano immediatamente ritoccato i cartelli dello stesso ammontare.

I dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, relativi al 6 ottobre, indicano per il gasolio self-service sulla rete ordinaria una media di 2,244 euro al litro, rispetto ai 2,242 euro del giorno prima: un incremento di appena 0,2 centesimi. In autostrada si registra un passaggio da 2,266 a 2,267 euro al litro.

Il costo finale alla pompa dipende da numerosi fattori: il prezzo della materia prima, i margini applicati dai gestori e le strategie commerciali adottate. L’aumento fiscale, pertanto, può essere assorbito parzialmente o scaricato in modo progressivo sui consumatori. La cifra di 6,1 centesimi rappresenta l’agevolazione fiscale venuta meno, non necessariamente l’incremento già visibile nella media nazionale odierna.

Per un pieno di 50 litri, quello sconto valeva approssimativamente 3,05 euro. Una cifra che non cambia radicalmente il bilancio di una famiglia, ma la dichiarazione del 16 settembre non lasciava spazio a fraintendimenti: “il 5 ottobre non si va a zero”. La data è arrivata puntualmente. Lo zero pure. Il decreto, almeno per ora, continua a mancare.