WhatsApp e Meta AI: la bufala sulla Privacy avanzata e sabato

Fake news WhatsApp AI

Circola nei gruppi con la dicitura “inoltrato molte volte” e un tono d’urgenza tale da spingere a condividere prima ancora di riflettere: “da sabato l’intelligenza artificiale sarà attiva su WhatsApp e potrà consultare tutte le conversazioni”. Il messaggio prosegue con indicazioni per attivare la “Privacy avanzata della chat”, mettendo in guardia su numeri telefonici, scambi privati e persino sui dati custoditi nel dispositivo.

Se gestite qualche gruppo WhatsApp – nel caso non lo sapeste – da sabato l’IA sarà operativa su WhatsApp e potrà consultare tutte le chat. Per questo motivo, chi amministra i gruppi dovrebbe attivare subito l’opzione “Privacy avanzata”. Altrimenti, l’intelligenza artificiale potrà aprire i messaggi del gruppo, vedere i numeri di telefono e persino accedere ai dati personali salvati sul telefono, comprese le chat private.

Ecco come proteggersi:

1. Apri la chat di gruppo.

2. Tocca il nome in alto.

3. Scorri e attiva “Privacy avanzata della chat”.

Fatelo appena possibile (e diffondete l’informazione anche negli altri gruppi); solo gli amministratori possono compiere questa operazione.

La funzione citata nel messaggio è reale. Il rischio descritto intorno ad essa, invece, no. Meta AI non acquisisce da un fantomatico sabato l’accesso automatico ai gruppi WhatsApp, non può consultare liberamente le conversazioni personali degli utenti e attivare la Privacy avanzata non equivale a spegnere un interruttore che impedisce all’intelligenza artificiale di curiosare nel dispositivo.

Lo conferma la stessa documentazione ufficiale di WhatsApp: gli scambi personali tra amici e parenti restano tutelati dalla crittografia end-to-end, e Meta AI può leggere soltanto ciò che viene volontariamente condiviso con l’assistente. Una conversazione con l’IA va sempre avviata dall’utente o da un membro del gruppo.

La privacy avanzata esiste per davvero, ed è forse per questo che la catena convince

Il tassello più abile di questa disinformazione è proprio il riferimento al pulsante reale. La Privacy avanzata della chat è una funzionalità autentica, lanciata da WhatsApp nell’aprile 2025 per offrire un ulteriore livello di tutela alle conversazioni più delicate.

Una volta attivata, impedisce agli altri membri di esportare la chat, blocca il salvataggio automatico dei file multimediali sul dispositivo e impedisce che i messaggi vengano sfruttati per determinate funzioni basate sull’intelligenza artificiale. Negli gruppi, questa opzione può essere attivata dagli amministratori tramite le impostazioni della conversazione.

Si trova davvero toccando il nome della chat e selezionando “Privacy avanzata della chat”. La catena, dunque, indirizza verso un’impostazione autentica, per poi attribuirle uno scopo decisamente esagerato.

Al momento del lancio, WhatsApp aveva già chiarito che la funzione è pensata soprattutto per conversazioni con contenuti sensibili o tra persone che non si conoscono a fondo, come gruppi di sostegno o comunità online. Attivarla può essere quindi una buona pratica per proteggere la propria privacy. Farlo perché, in caso contrario, sabato mattina Meta AI comincerà a esplorare liberamente foto, numeri e conversazioni riservate è tutta un’altra questione, che non trova alcun riscontro nelle fonti ufficiali.

Quando Meta AI può davvero leggere ciò che scriviamo su WhatsApp

Qui la distinzione diventa fondamentale. WhatsApp integra realmente funzioni basate sull’intelligenza artificiale e, quando decidiamo di utilizzarle, alcuni contenuti possono essere trasmessi all’IA.

Per le interazioni standard con Meta AI, l’azienda specifica che può ricevere solo i prompt e i messaggi che l’utente sceglie volontariamente di condividere con l’assistente. Nei gruppi, ad esempio, solo i messaggi indirizzati esplicitamente a Meta AI diventano parte dell’interazione. Il resto della conversazione personale rimane invece protetto dalla crittografia end-to-end.

È una differenza sostanziale rispetto a “l’IA avrà accesso a tutte le chat”. Per usare l’assistente serve un’azione concreta: aprire una conversazione con Meta AI, menzionarla dove previsto oppure condividere volontariamente un contenuto. Nel 2026 WhatsApp sta inoltre ampliando le funzionalità AI con strumenti che rendono il quadro leggermente più complesso, ed è qui che occorre essere precisi.

Una di queste novità è Side Chat, che consente di chiedere privatamente supporto a Meta AI partendo dal contesto di una conversazione individuale o di gruppo. In questo caso l’assistente utilizza effettivamente alcuni messaggi come riferimento. WhatsApp assicura però che il sistema sfrutta la tecnologia Private Processing: né Meta né WhatsApp possono accedere ai messaggi usati come contesto, e la conversazione parallela con l’IA resta visibile soltanto a chi l’ha attivata. Anche questa funzione è opzionale e la sua disponibilità varia ancora tra Paesi e dispositivi.

Lo stesso principio vale per altre funzioni AI, come i riepiloghi privati dei messaggi non letti: sono facoltativi, e WhatsApp indica proprio la Privacy avanzata come strumento per evitare che una determinata conversazione venga utilizzata a questo scopo.

Nessuna intelligenza artificiale ottiene così accesso all’intero telefono

La parte della catena secondo cui Meta AI potrebbe raggiungere i “dati personali presenti sul telefono, incluse le chat private” amplifica ulteriormente l’allarme senza indicare alcun meccanismo tecnico che lo renda plausibile.

I permessi concessi a un’applicazione sullo smartphone e la possibilità di utilizzare una funzione AI all’interno di una chat sono due questioni completamente distinte. Dalla documentazione ufficiale di WhatsApp non risulta alcun passaggio che permetta a Meta AI di ottenere automaticamente un accesso generalizzato ai contenuti del telefono solo perché la Privacy avanzata di un gruppo non è stata attivata.

Al contrario, WhatsApp continua a garantire la crittografia end-to-end come protezione predefinita per messaggi e chiamate personali: i contenuti restano leggibili esclusivamente dai partecipanti alla conversazione, mentre Meta AI può elaborare solo ciò che viene esplicitamente condiviso con il servizio o utilizzato tramite funzioni AI attivate volontariamente.

E quel fantomatico “da sabato”?

Non esiste alcuna scadenza generale comunicata da WhatsApp dopo la quale Meta AI acquisirà automaticamente accesso alle conversazioni. La Privacy avanzata, peraltro, è stata presentata il 23 aprile 2025. Non si tratta quindi di un’impostazione comparsa improvvisamente per contrastare una nuova invasione dell’intelligenza artificiale prevista nel weekend.

Il messaggio riesce a essere convincente perché mescola elementi veritieri in modo piuttosto ordinato: Meta AI esiste davvero, WhatsApp sta effettivamente introducendo nuove funzioni basate sull’IA e c’è realmente un’opzione chiamata Privacy avanzata. A questo punto aggiunge però il fatidico sabato, l’accesso a tutte le chat e una scorribanda completa tra i dati del telefono.

Potete comunque attivare la Privacy avanzata se desiderate limitare esportazioni, download automatici e utilizzo dei messaggi nelle funzioni AI. Non è però necessario farlo per impedire a Meta AI di leggere segretamente le vostre conversazioni.

E soprattutto non serve inoltrare il messaggio ad altri gruppi “il prima possibile”. Quella, curiosamente, resta una delle poche istruzioni della catena che funziona perfettamente.