Verde smeraldo se osservata controluce dall’esterno, rosso intenso quando la luce la attraversa da dentro. La coppa di Licurgo, un manufatto realizzato dagli artigiani dell’antica Roma circa 1.600 anni fa e oggi custodito al British Museum di Londra, nasconde un enigma che ha tenuto occupati gli studiosi contemporanei per generazioni. Adesso un team di ricercatori dell’Università di Sheffield è finalmente riuscito a riprodurre questo straordinario vetro cangiante, ripercorrendo i passaggi necessari per replicare lo stesso stupefacente gioco di colori dell’opera originale.
Il traguardo è frutto di numerosi esperimenti condotti impiegando materiali e procedure di lavorazione coerenti con quelle utilizzate nell’antichità romana. Niente viaggi nel tempo, quindi: solo una fornace, piccolissime dosi di oro e argento e tanta pazienza nei ripetuti tentativi. I primi risultati della ricerca erano già stati pubblicati in uno studio scientifico del 2025. Il progetto si è poi evoluto fino alla creazione di una scultura d’arte contemporanea, che verrà esposta a Sheffield a partire dal 6 novembre 2026.
La coppa antica che si tinge di rosso quando la luce la attraversa
La coppa di Licurgo, custodita al British Museum, risale al IV secolo dopo Cristo. Misura appena sotto i 16 centimetri di altezza e sfoggia una decorazione intagliata nel vetro che narra la vicenda di Licurgo, sovrano della Tracia, punito per aver osato sfidare Dioniso, divinità del vino.
Il re viene raffigurato nel tentativo disperato di liberarsi dai rami di vite che lo avvolgono completamente. Le figure emergono in rilievo dalla superficie, con alcune sezioni quasi totalmente staccate dal corpo del recipiente: un’opera di precisione straordinaria, tanto più notevole considerando la fragilità intrinseca del materiale impiegato.
L’aspetto più affascinante, tuttavia, emerge quando si modifica la direzione della luce. Illuminando la coppa frontalmente, il vetro mostra una tonalità verde e un aspetto quasi impenetrabile alla vista. Posizionando invece la fonte luminosa dietro l’oggetto, il materiale diventa translucido e vira verso un rosso acceso.
Questo fenomeno prende il nome di dicroismo ed è legato alla presenza di minuscole particelle metalliche distribuite nella massa vetrosa. La spiegazione scientifica di questo effetto è arrivata solo molti secoli dopo la realizzazione dell’oggetto. Una ricerca pubblicata su Gold Bulletin, a firma di Ian Freestone e colleghi, ha definito le caratteristiche strutturali del materiale e il contributo delle nanoparticelle d’oro e d’argento alla generazione di questo straordinario effetto cromatico.
In pratica, tali particelle interferiscono con la luce alterandone le varie componenti spettrali. Quando la luce attraversa lo spessore del vetro, determinate lunghezze d’onda vengono assorbite o diffuse, facendo prevalere il rosso. Quando invece viene riflessa, l’interazione fra le particelle metalliche e la struttura vetrosa genera la colorazione verdastra. Tutto questo si verifica con quantitativi di metallo infinitesimali: ottenere con precisione quelle specifiche sfumature cromatiche è un’impresa molto più ardua di quanto si possa immaginare.
La tecnica usata per riprodurre il vetro romano dopo 16 secoli
All’Università di Sheffield, la ricercatrice Lisa Hollands ha collaborato fin dall’inizio con Caroline Jackson, specialista di vetro di epoca romana, per ripercorrere il procedimento di fabbricazione originale. Nel lavoro scientifico Reproducing the colours of the Lycurgus Cup, pubblicato nel 2025 sulla rivista Physics and Chemistry of Glasses, Hollands, Jackson e John Parker illustrano come il lavoro sia partito dagli studi precedenti sul reperto e dalle conoscenze già acquisite sulle tecniche vetrarie dell’epoca. Gli scienziati hanno quindi modificato la combinazione delle materie prime e le condizioni di fusione per creare un materiale dalle proprietà ottiche vicine a quelle dell’esemplare storico.
Il vetro è stato riscaldato fino a temperature oltre i 1.000 °C. Durante la fase di raffreddamento, le particelle di oro e argento tendono ad aggregarsi formando minuscoli cristalli capaci di interagire con la luce. La vera sfida sta nel riuscire a dominare formazione, dimensioni e distribuzione di questi cristalli: basta la minima variazione delle condizioni nella fornace per ottenere un esito completamente diverso.
La prima fase sperimentale si è protratta per circa quattro mesi. Il vetro con l’effetto ricercato è stato completato appena un giorno prima dell’inaugurazione della mostra per cui era stato commissionato: un margine di tempo decisamente risicato, persino per dei ricercatori esperti. Il progetto è poi continuato con ulteriori cicli di fusione e analisi comparative tra i materiali moderni e quello storico.
Gli antichi romani padroneggiavano già le nanotecnologie?
Descrivere la coppa di Licurgo come un esempio di nanotecnologia ante litteram è corretto se ci riferiamo alle proprietà fisiche effettive del materiale. Sarebbe invece azzardato pensare che gli artigiani romani fossero consapevoli di manipolare particelle su scala nanometrica, come avviene oggi nei laboratori di ricerca. Sapevano certamente lavorare il vetro e ottenere effetti cromatici particolari, ma la loro capacità di controllare con esattezza questo fenomeno rimane tutt’oggi incerta. Non a caso, il risultato raggiunto a Sheffield assume un valore ancora maggiore: riprodurre fedelmente entrambe le tonalità si è rivelato complicato anche con gli strumenti scientifici moderni.
Non era comunque il primo tentativo in questa direzione. Uno studio pubblicato nel 2021 sul Journal of Cultural Heritage aveva già documentato la creazione di vetri con composizione e proprietà ottiche simili a quelle della coppa, tramite trattamenti termici accuratamente controllati. La nuova sperimentazione di Sheffield arricchisce quindi le conoscenze sulle condizioni necessarie per produrre questo tipo di vetro antico, pur restando difficile stabilire quanto il risultato ottenuto dagli artigiani romani fosse frutto di una scelta deliberata e quanto, invece, dipendesse dalle specifiche condizioni di lavorazione del momento.
Esiste inoltre un aspetto storico particolarmente suggestivo. Secondo una delle letture simboliche del manufatto, il passaggio dal verde al rosso potrebbe alludere al processo di maturazione dell’uva e alla sua trasformazione in vino: un richiamo perfettamente coerente per una coppa decorata con il mito di Dioniso, benché la reale funzione dell’oggetto resti ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi.
Il vetro antico rivive in una mostra a Sheffield
Il progetto di ricerca ha coinvolto anche lo scultore britannico Elliot Walker, chiamato a realizzare un’opera d’arte contemporanea utilizzando proprio il materiale messo a punto dai ricercatori. La scultura intreccia richiami sia alla coppa di Licurgo sia all’Atlante Farnese, la celebre statua antica che raffigura il titano nell’atto di sorreggere la volta celeste. Nella rilettura contemporanea, il globo celeste viene sostituito da una coppa.
L’opera sarà visibile dal 6 al 15 novembre 2026 presso la Millennium Gallery di Sheffield, all’interno del Festival of the Mind dell’Università di Sheffield. Successivamente, troverà collocazione permanente al Turner Museum of Glass. Il progetto permette così di osservare dal vivo un effetto ottico noto da oltre sedici secoli e di approfondire la comprensione delle straordinarie abilità tecniche degli artigiani romani.
L’esemplare originale continuerà a essere conservato al British Museum. A Sheffield sarà invece possibile ammirare una nuova creazione realizzata con un vetro capace di replicarne il comportamento ottico. Per vederlo cambiare colore basterà semplicemente spostare la fonte luminosa. Per riuscire a fabbricarlo, invece, sono stati necessari quattro mesi di esperimenti e qualche secolo in più di progresso scientifico.
