Pompei, torna alla luce un mobile con cosmetici e amuleti d’infanzia

Pompei ritrovamenti trucco monete e amuleti

Una pinzetta per depilare, un recipiente per profumi, 38 monete di bronzo e un sacchetto di tessuto colmo di piccoli ciondoli. A Pompei gli studiosi hanno riportato alla luce i resti di un mobile sepolto dalla furia del Vesuvio nel 79 d.C. Fra gli oggetti custoditi al suo interno, alcuni potrebbero risalire all’infanzia del proprietario, conservati forse per il loro significato emotivo.

Il ritrovamento proviene da un’abitazione che si affaccia su via dell’Abbondanza, una delle arterie principali dell’antica città romana. La casa è nota come Casa di Cornelius Maximus, sebbene questa attribuzione non sia certa. La scoperta è stata illustrata nel più recente studio pubblicato dal Parco Archeologico di Pompei.

Il mobile era realizzato in legno e buona parte della sua struttura non è sopravvissuta, ma le tracce lasciate nei sedimenti vulcanici hanno consentito agli archeologi di ricostruirne forma, disposizione dei ripiani e perfino la dinamica del crollo. Una sorta di istantanea della catastrofe, custodita sottoterra per quasi duemila anni.

I piccoli amuleti che raccontano un’infanzia d’altri tempi

Fra i reperti recuperati, ventiquattro risultano particolarmente significativi. Si tratta di minuscoli ciondoli realizzati con materiali diversi: osso, cristallo di rocca, pasta vitrea e faïence, un materiale decorativo dall’aspetto simile alla ceramica smaltata.

Le forme rappresentate includono mani, piedi, pigne, grappoli d’uva e figure divine. Gli esperti hanno identificato anche Bes, divinità egizia legata alla protezione, e Mercurio, dio romano del commercio e dei viaggi. Non manca un piccolo calzare alato, uno degli elementi tipici con cui veniva raffigurato Mercurio.

Ogni pezzo presenta un foro pensato per essere appeso. Verosimilmente facevano parte di una collana di crepundia, piccoli oggetti ornamentali che nella società romana accompagnavano i bambini fin dalla tenera età. Il termine deriva dal latino crepare, ovvero produrre un suono, tintinnare. Questi manufatti potevano avere funzione decorativa, protettiva e ludica per i più piccoli. In certi casi diventavano anche strumenti di identificazione personale.

Pompei armadio con trucco monete e amuleti
©Parco Archeologico di Pompei

Chi conosce Plauto potrebbe trovare qualche assonanza. Nella sua commedia Rudens, alcuni oggetti personali custoditi da una giovane permettono di ricostruirne l’identità e ritrovare i legami con la famiglia d’origine. Nel caso pompeiano, gli studiosi suppongono che questi ventiquattro ciondoli siano stati conservati anche nell’età adulta, come testimonianza dell’infanzia. Un’abitudine che ritroviamo anche nella contemporaneità: tenere da parte un oggetto ricevuto da piccoli, magari privo ormai di qualunque funzione pratica, semplicemente perché fa parte della propria storia personale.

Sappiamo anche in quale punto esatto si trovassero. Gli amuleti erano riuniti in un piccolo sacchetto di tessuto, probabilmente collocato su un ripiano centrale del mobile. Quando il tetto dell’abitazione cedette, parte della struttura investì il mobile, facendo inclinare il ripiano. Il sacchetto scivolò, si lacerò e i ciondoli si sparsero tra i detriti trasportati dai flussi piroclastici. Le fibre del tessuto sono state recuperate e analizzate al microscopio, permettendo agli archeologi di riconoscere parte della trama, con un intreccio regolare di circa un millimetro.

Cosmetici, profumi e denaro: il contenuto del mobile

Oltre ai ricordi personali, nel mobile sono stati trovati oggetti più funzionali legati alla cura del corpo: una pinzetta in bronzo, una piccola lastra di ardesia utile per preparare pigmenti, due spatole in osso e un balsamario in vetro, ovvero un contenitore destinato a sostanze profumate o cosmetiche. Strumenti che lasciano immaginare alcuni rituali di bellezza praticati nell’antica Pompei.

Fra i ritrovamenti figurano anche un bruciaprofumi, una lucerna in bronzo, pentole, contenitori in vetro e ceramica e un elegante boccale decorato con motivi a scaglie di pigna. Alcuni di questi oggetti richiamano abitudini femminili dell’epoca, sebbene non sia possibile stabilire con certezza l’identità di chi li utilizzava.

Un particolare suggerisce una possibile attività commerciale. Sul fondo del mobile, gli archeologi hanno rinvenuto una piccola cassa in legno, dotata di chiusura in bronzo, che custodiva otto pesi in piombo. Potevano essere utilizzati per pesare merci durante le transazioni, anche se la loro funzione esatta resta da chiarire.

Non lontano si trovava un cestino intrecciato con fibre vegetali, al cui interno erano conservate 38 monete di bronzo, in larga parte coniate durante il regno dell’imperatore Nerone, in particolare tra il 64 e il 67 d.C. Una piccola somma di denaro che, secondo gli esperti, serviva probabilmente per le necessità quotidiane: più simile a una riserva per le spese di tutti i giorni che a un vero tesoro.

Una dimora abbandonata durante la catastrofe del Vesuvio

Il mobile si trovava in un’abitazione che, al momento dell’eruzione, era in fase di ristrutturazione. Alcuni ambienti presentavano pareti decorate con affreschi raffinati, mentre altri mostravano ancora i segni dei lavori edilizi in corso.

Su un soppalco, dentro un’anfora, sono stati rinvenuti anche i resti di almeno due giovani roditori, probabilmente topi selvatici. Un dettaglio che racconta un ulteriore aspetto della vita quotidiana romana: anche le abitazioni pompeiane dovevano convivere con questi animali.

La presenza delle monete e degli effetti personali all’interno del mobile fa pensare che nessuno abbia potuto recuperarli prima che la casa venisse distrutta. Gli abitanti potrebbero essere fuggiti durante l’eruzione senza fare più ritorno, oppure potrebbero aver perso la vita nella catastrofe. Le informazioni a disposizione non permettono di chiarire questo aspetto.

Non conosciamo l’identità di chi custodiva quei piccoli amuleti, né se appartenessero realmente alla sua infanzia. Gli archeologi hanno comunque individuato confronti con oggetti simili, rinvenuti in altre abitazioni e sepolture pompeiane, che testimoniano come questi ornamenti potessero accompagnare le persone anche in età adulta. Di quel mobile conosciamo ormai la disposizione dei ripiani, il contenuto di alcune cassette e perfino le modalità con cui si è rotto il sacchetto di stoffa. Resta invece ignoto il nome di chi aveva scelto di conservarlo.

Fonte: Parco Archeologico di Pompei