Perché il DEET non funziona più: le zanzare lo riconoscono

repellente antizanzare

Il flacone giace spesso accanto alle chiavi, agli occhiali da sole, al caricabatterie dello smartphone. Lo afferriamo prima di varcare la porta, ne vaporizziamo un po’ sulle braccia e sulle gambe, talvolta anche nell’aria circostante, come se una nube di sostanza chimica potesse proteggerci dall’arrivo della bella stagione. Poi ecco che compaiono. Le zanzare. Piccole, tenaci, dotate di un’abilità nel disturbare che nessun vicino di casa potrebbe mai eguagliare.

Da molti decenni la N,N-dietil-meta-toluamide, meglio conosciuta come DEET, rappresenta uno dei componenti più diffusi nei prodotti repellenti contro le zanzare. Questa molecola fu messa a punto negli anni Quaranta del secolo scorso e ancora oggi viene utilizzata in spray, creme e altre formulazioni destinate a tenere lontani gli insetti che pungono. Gli enti sanitari continuano a ritenere i repellenti registrati, se applicati seguendo le indicazioni riportate sull’etichetta, un mezzo utile per diminuire le punture; tra i principi attivi raccomandati figurano DEET, picaridina, IR3535, PMD oppure olio di eucalipto limone in forma elaborata e 2-undecanone. La questione, tuttavia, riguarda il modo in cui questi prodotti vengono impiegati nella vita quotidiana: sudorazione, temperature elevate, contatto con l’acqua, aree di pelle non coperte, mancate riapplicazioni, concentrazioni ormai ridotte. Il CDC sottolinea che la durata della protezione cambia notevolmente e che, quando si ricomincia a subire punture, occorre riapplicare il prodotto attenendosi sempre alle istruzioni fornite.

La vaporizzazione non elimina il problema

L’estate nel continente europeo sta diventando un ambiente sempre più adatto alle zanzare. Periodi caldi prolungati, inverni più tiepidi, precipitazioni irregolari e aree urbane ricche di piccole raccolte d’acqua stagnante ampliano l’intervallo temporale durante il quale questi insetti riescono a moltiplicarsi e a pungere. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha intensificato il monitoraggio su dengue, chikungunya, Zika e West Nile proprio perché la condizione europea evolve anno dopo anno, con specie invasive ormai sorvegliate su scala regionale.

Qui emerge l’aspetto più problematico. Una ricerca condotta su Aedes aegypti, la zanzara vettrice della febbre gialla e di dengue, Zika, chikungunya, indica che questi insetti potrebbero cambiare il proprio comportamento dopo il contatto ripetuto con il DEET. Durante le prove di laboratorio, dopo esposizioni successive, una frazione delle zanzare ha continuato ad avvicinarsi e a provare a pungere anche quando il repellente era presente. In una fase dell’esperimento, dopo quattro contatti, oltre il 60% degli insetti ha tentato di mordere quando percepiva solamente l’aroma del DEET, come se quel segnale chimico fosse stato associato alla possibilità di nutrirsi.

Il meccanismo evoca, con tutte le dovute precauzioni, l’apprendimento per associazione: un odore, una ricompensa, un ricordo. Un po’ come accadeva con i cani di Pavlov, solo con meno saliva e più prurito alle caviglie. La ricerca scientifica sulle zanzare dimostra da tempo che questi insetti reagiscono agli stimoli olfattivi in modo più adattabile di quanto vorremmo credere. Sono capaci di apprendere da esperienze favorevoli e sfavorevoli, modificare le loro preferenze, evitare stimoli collegati a un pericolo oppure insistere quando un segnale è stato associato a una fonte nutritiva. Studi precedenti su Aedes aegypti avevano già evidenziato una ridotta efficacia repellente del DEET dopo un’esposizione iniziale: tre ore dopo il contatto, alcune femmine mostravano una sensibilità inferiore al composto, con risposte olfattive diminuite.

Questo vuol dire che il DEET cessa di essere efficace? No. Significa qualcosa di più specifico e meno sensazionalistico: la protezione varia anche in base al contesto, alla quantità residua sulla pelle, alla specie di zanzara coinvolta, al tempo trascorso dall’applicazione e al modo in cui l’insetto interpreta gli stimoli chimici attorno a noi.

Gli insetti non sono automi

Per lungo tempo abbiamo descritto i repellenti come una sorta di barriera quasi magica. Spruzzi, esci di casa, sei protetto. La realtà biologica è meno gentile. Il DEET può operare in diversi modi: disturba la capacità degli insetti di individuarci, può confondere determinati segnali olfattivi, può essere rilevato direttamente e, in alcune circostanze, può indurre la zanzara ad allontanarsi dopo il contatto. Uno studio pubblicato su Scientific Reports ha dimostrato, negli esperimenti con il braccio esposto in gabbia, che alcuni repellenti topici diminuiscono le punture principalmente perché spingono le zanzare a staccarsi dalla pelle dopo il contatto, piuttosto che mantenerle sempre a distanza come una barriera invisibile.

Questo particolare modifica il modo di interpretare la situazione. La zanzara può atterrare sulla pelle, toccarla, sondare, ripartire. Il repellente agisce all’interno di questa micro-negoziazione chimica. Se sulla pelle ne rimane troppo poco, se una zona resta scoperta, se il prodotto è stato distribuito male o è ormai parzialmente evaporato, l’insetto può individuare un passaggio. E quando un odore viene percepito più come traccia che come barriera, il comportamento può diventare meno scontato.

Aedes aegypti, tra l’altro, punge principalmente all’alba e al crepuscolo, mentre Aedes albopictus, la nostra più comune zanzara tigre, segue fasce orarie simili. Il CDC ricorda che specie diverse hanno momenti di attività differenti, con sovrapposizioni e variazioni locali che rendono ragionevole una protezione continua nelle zone a rischio.

Come applicarlo senza errori

La conseguenza pratica è molto chiara: il repellente contro le zanzare va utilizzato correttamente, senza considerarlo come un profumo sgradevole. Va distribuito sulle aree di pelle scoperta, evitando ferite, occhi, bocca e mani dei bambini. Gli spray destinati al viso vanno prima vaporizzati sulle mani e poi stesi con attenzione. Dopo il ritorno in casa, la pelle trattata va lavata. La permetrina, invece, è riservata a indumenti, zanzariere e attrezzature: sulla pelle non va applicata.

Anche la percentuale di principio attivo è rilevante. Formulazioni con concentrazioni più elevate tendono a garantire una durata maggiore, però oltre circa il 50% il DEET sembra fornire scarso beneficio aggiuntivo in termini di persistenza contro le zanzare. Il problema, quindi, raramente si risolve scegliendo il prodotto più concentrato e dimenticandoselo addosso per l’intera serata. Servono copertura omogenea, intervalli corretti, riapplicazione quando necessaria, abiti leggeri ma coprenti nelle fasce critiche, zanzariere dove opportune, eliminazione dei ristagni nei sottovasi, nei secchi, nelle caditoie private, nei giocattoli abbandonati sul balcone.

Il dato più rilevante della ricerca, al di là della curiosità quasi disturbante di zanzare che apprendono, riguarda proprio questo: la difesa dalle punture non può essere delegata a un solo gesto automatico. Il DEET rimane uno strumento rilevante, specialmente dove circolano virus trasmessi da zanzare, ma impiegarlo in modo scorretto significa affidargli un compito che non può svolgere da solo.

Fonte: Scientific Reports