Sono le nove del mattino e, lungo il viale che si affianca allo storico tempio Jiming di Nanchino, in Cina, il gilet giallo indossato da Zhu Wenxian emette un lieve ronzio. L’uomo, cinquantasette anni, continua a spazzare le foglie cadute mentre due piccole ventole gli soffiano aria fresca dalla zona lombare fino al collo. Prima di questo dispositivo, racconta, bastavano poche ore di lavoro per inzuppare completamente la divisa, lasciando a fine giornata evidenti chiazze bianche di sale sul tessuto.
La sperimentazione ha preso il via nel distretto di Xuanwu, situato nella provincia orientale dello Jiangsu, dove oltre venti addetti alla nettezza urbana stanno testando quelli che le autorità locali hanno battezzato “gilet climatizzati”. Il nome evoca l’aria condizionata, ma la realtà è più modesta: all’interno si trovano semplicemente due piccole ventole collegate a una batteria portatile.
Il funzionamento delle giacche ventilate
Le due ventole, posizionate lateralmente all’altezza della vita, catturano l’aria esterna e la fanno circolare all’interno degli indumenti. Questo flusso d’aria accelera il processo di evaporazione del sudore, contribuendo a smaltire parte del calore corporeo. Il dispositivo non genera aria fredda né abbassa direttamente la temperatura come farebbe un vero condizionatore: il suo compito principale è mantenere pelle e vestiti più asciutti.
Una singola carica garantisce un’autonomia di tre-quattro ore di funzionamento. Durante il periodo di prova, i gilet vengono consegnati già carichi ai lavoratori, recuperati al termine del turno e ricaricati durante la pausa pranzo, in modo da poterli riutilizzare anche nelle ore pomeridiane. L’aspetto esteriore resta invariato: colore giallo acceso e strisce riflettenti obbligatorie per chi opera sulla carreggiata.
Le prime impressioni arrivano direttamente dal personale coinvolto. Zhu Wenxian nota una netta diminuzione della sudorazione su collo e braccia, con una sensazione generale di maggiore benessere. L’azienda responsabile del servizio nel distretto descrive come incoraggianti i primi risultati e sta valutando un’espansione del progetto. Il Comune di Nanchino, tuttavia, mantiene un approccio cauto, definendolo ancora un progetto sperimentale che potrebbe eventualmente essere estenderlo alle imprese che ne manifestino l’esigenza e possiedano i requisiti adeguati.
Al momento, stando alla documentazione disponibile, non esistono rilevazioni indipendenti relative alla temperatura corporea, al battito cardiaco o all’effettiva riduzione dello stress da calore. L’unico dato certo è che chi indossa questi gilet riferisce una sensazione di maggiore comfort. Si tratta senza dubbio di un vantaggio, specialmente quando l’alternativa sarebbe una maglietta fradicia e appiccicata alla pelle, ma è ben diverso dal poter parlare di una protezione clinicamente provata contro i colpi di calore.
Le ventole da sole non bastano contro le temperature estreme
A Nanchino la tutela dei lavoratori non si basa esclusivamente su una batteria tascabile. Prima dell’introduzione dei gilet erano già stati rivisti gli orari di lavoro, incrementata la pulizia meccanizzata delle strade, allestiti punti di ristoro climatizzati e riconosciute le indennità economiche previste per chi opera con temperature elevate.
In un’altra zona urbana, Jiangbei, le mansioni manuali più faticose all’aperto vengono interrotte durante le ore più calde della giornata. Continuano invece a funzionare spazzatrici, nebulizzatori e mezzi per la pulizia stradale, mentre il personale si riposa. La zona dispone inoltre di undici postazioni fisse dotate di acqua potabile, ventilatori e frigoriferi, integrate da 45 punti mobili di supporto.
Anche le linee guida sanitarie nazionali cinesi raccomandano di limitare l’esposizione al calore, organizzare rotazioni tra il personale, creare aree ombreggiate o climatizzate e assicurare acqua a sufficienza insieme a controlli periodici sullo stato di salute dei lavoratori. I dispositivi indossabili figurano tra le soluzioni possibili, ma sempre affiancati a interventi organizzativi più ampi: le indicazioni della Commissione sanitaria nazionale puntano soprattutto su una prevenzione globale del problema.
I gilet ventilati testati a Nanchino presentano quindi un vantaggio molto pratico: accompagnano gli operatori anche quando devono abbandonare le zone d’ombra per tornare al lavoro sulla strada. Ma questo funziona solo se le ventole restano un complemento a pause regolari, disponibilità d’acqua, riduzione degli orari e supporto meccanico. Una batteria portatile può alimentare un flusso d’aria per quattro ore consecutive. Le ondate di calore estremo, però, richiedono strategie molto più complete.
In Nanjing, east China's Jiangsu Province, sanitation workers were seen equipped with "air conditioning vests" recently to cope with the sweltering summer heat.
The high-tech vest, fitted with a small, low-noise fan with three speeds on both sides and powered by a portable power… pic.twitter.com/LZRSZsBs5u— Beautiful China (@PDChinaLife) July 30, 2026
