Carburanti manipolati: la truffa nascosta che rovina il motore

benzina

In una cisterna può nascondersi gasolio spacciato per olio lubrificante. In un altro deposito, carburante con una percentuale d’acqua fuori norma. Da qualche altra parte, prodotti petroliferi costruiti e catalogati apposta per sfuggire al controllo delle accise. Poi tutto finisce sui giornali con un’etichetta semplificata: “carburante annacquato”.

Peccato che la realtà sia tutt’altro che semplice. Tra marzo e luglio 2026 la Guardia di Finanza ha portato a termine 1.371 operazioni legate alle accise sui prodotti energetici, sporto denuncia contro 265 persone e messo sotto sequestro oltre 20 milioni di chilogrammi di materiale energetico. I quantitativi consumati illecitamente, secondo gli accertamenti, superano i 6,5 milioni di chili.

Si tratta di cifre imponenti, ma vanno lette con attenzione: quei 20 milioni di chili racchiudono fenomeni molto diversi tra loro, dai depositi abusivi ai carburanti agevolati impiegati in modo scorretto, fino ai cosiddetti designer fuel. Non si tratta quindi di 20mila tonnellate di benzina “diluita” finita nei serbatoi delle nostre auto.

Il designer fuel: nome raffinato, sostanza fraudolenta

“Designer fuel” suona quasi come il carburante esclusivo di una concept car di lusso. In realtà descrive prodotti petroliferi manipolati o classificati in modo fraudolento per eludere gli obblighi fiscali.

Il sistema può essere piuttosto tangibile. Durante le ispezioni condotte tra Udine e Verona, ad esempio, la Guardia di Finanza ha fermato due container in arrivo dall’Europa orientale contenenti circa 64mila litri di merce etichettata come “olio lubrificante”. Le verifiche hanno dimostrato che si trattava in realtà di gasolio per veicoli destinato al mercato nazionale.

A Nola, invece, sono stati confiscati oltre 80mila litri di gasolio custoditi in un deposito illegale, classificati direttamente dalle Fiamme Gialle come designer fuel. In questo caso l’acqua non c’entra granché: il guadagno deriva soprattutto dallo scarto fiscale, facendo passare un prodotto per un altro ed evitando così le tasse dovute sul carburante destinato ai veicoli.

Anche la chimica contribuisce a rendere lo stratagemma meno rudimentale. Una ricerca pubblicata nel 2024 su Talanta Open, con la firma anche di studiosi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha testato la spettroscopia Raman portatile come strumento per individuare velocemente miscele fraudolente di diesel con frazioni di idrocarburi più pesanti. La frode si è dunque evoluta al punto da richiedere dispositivi portatili per essere smascherata. Ben lontano dall’immagine della tanica versata di nascosto nel distributore.

Quando l’acqua nel gasolio è un problema reale

Esistono poi situazioni in cui l’acqua compare davvero, e in quantità eccessiva. A fine maggio, nel senese, Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli hanno sequestrato circa 105mila litri di gasolio ritenuto non a norma dopo verifiche svolte in due depositi commerciali e presso un distributore stradale.

Le analisi dell’ADM hanno riscontrato criticità diverse nei vari campioni. In un caso la percentuale d’acqua eccedeva i limiti tollerati e comparivano sostanze denaturanti; in un secondo caso risultava anomala la denaturazione prevista per il gasolio agricolo; in un terzo il punto di infiammabilità era al di sotto dei parametri richiesti per uno stoccaggio e un utilizzo sicuri.

Questa differenza non è irrilevante. Designer fuel, carburante inquinato, prodotto fuori specifica e gasolio con eccesso d’acqua indicano criticità distinte, anche se per chi guida gli effetti possono somigliarsi molto: un’auto che comincia a dare segni di sofferenza appena lasciato il distributore.

Acqua e sostanze contaminanti possono rovinare filtri, pompe e sistemi d’iniezione. Tra i sintomi possibili figurano problemi di avviamento, perdita di potenza, funzionamento a scatti e spegnimenti improvvisi. Sintomi possibili, va detto: per capire davvero la causa di un guasto è necessario analizzare il carburante, dato che un veicolo che tossisce può avere molteplici ragioni per farlo.

“Un distributore su cinque irregolare” non equivale a uno su cinque con carburante adulterato

Circola poi un dato che si diffonde rapidamente, specialmente sui social network: a Roma sarebbe emerso irregolare circa un distributore su cinque tra quelli sottoposti a controllo. Il numero può risultare accurato se riferito a quella specifica operazione. Diventa però decisamente più vago se trasformato in “un benzinaio romano su cinque vende carburante adulterato”. Le irregolarità individuate durante i controlli, infatti, possono riguardare la qualità del prodotto ma anche l’esposizione dei prezzi, la coerenza tra prezzo dichiarato e prezzo effettivamente applicato, oppure la quantità realmente erogata.

Nello stesso bilancio a livello nazionale, la Guardia di Finanza segnala 3.428 interventi dedicati alla trasparenza dei prezzi tra marzo e luglio, con 2.279 violazioni contestate a 937 operatori. La maggior parte riguardava proprio prezzi assenti, esposti in modo scorretto o difformi da quelli comunicati. Racchiudere tutto sotto l’etichetta “benzina adulterata” rende il titolo più incisivo, ma rende il dato decisamente meno affidabile.

Al distributore è praticamente impossibile accorgersene

Ed ecco il punto più scomodo: durante il rifornimento, un automobilista difficilmente riesce a identificare a vista un carburante non conforme. Un prezzo notevolmente inferiore rispetto agli impianti circostanti può suggerire cautela, senza però costituire di per sé prova di frode. Odore e colore non sostituiscono un laboratorio chimico portatile, e il marchio esposto sulla pensilina, per quanto possa rassicurare, non entra nel serbatoio a verificare la composizione del prodotto. La difesa parte quindi da qualcosa di molto meno affascinante della chimica investigativa: la ricevuta.

Chi riscontra anomalie subito dopo aver fatto rifornimento dovrebbe conservare lo scontrino o la prova del pagamento elettronico, annotando con precisione data e luogo del rifornimento. Se il veicolo finisce in officina, conviene richiedere una diagnosi scritta e, quando fattibile, far prelevare e conservare un campione del carburante rimasto nel serbatoio.

È lo stesso suggerimento fornito da Adiconsum nei casi di automobilisti rimasti in panne dopo il pieno: mantenere le prove del pagamento, raccogliere la documentazione tecnica e conservare le ricevute di carroattrezzi e riparazioni può fare la differenza per un’eventuale richiesta di risarcimento.

Se il motore inizia a perdere potenza, procede a scatti o si spegne poco dopo il rifornimento, proseguire il viaggio sperando che il problema si risolva da solo significa soprattutto aggiungere chilometri alla situazione.

I controlli effettuati nel 2026 rivelano dunque una filiera in cui coesistono frodi fiscali architettate con notevole precisione, carburanti non conformi e vere contaminazioni. Il designer fuel rappresenta solo una parte del quadro. Definire tutto genericamente “benzina annacquata” è certamente più comodo. D’altronde, anche riempire una cisterna d’acqua risulterebbe più semplice rispetto a certi meccanismi ideati per aggirare le accise.