Viviamo in una simulazione? Il fisico che lo crede possibile ora vuole dimostrarlo

Entra nel nuovo canale WhatsApp di NextMe.it Viviamo in una simulazione

Ricordate il nostro recente articolo su come la fisica e la filosofia si intrecciano? Oggi approfondiamo ulteriormente quest’area con una scoperta sorprendente: la “seconda legge dell’infodinamica”. Questa teoria, che sembrava appartenere solo alla fantascienza, propone l’esistenza di un universo simulato.

L’infodinamica non è solo teoria, ma una concreta interazione tra informazioni e sistemi fisici. Il dottor Melvin Vopson dell’Università di Portsmouth, attraverso il suo lavoro pubblicato su AIP Advances, ha evidenziato l’informazione non solo come un concetto astratto, ma come una forza tangibile e determinante nella realtà che percepiamo.

Questa teoria rinforza l’idea che potremmo vivere in una simulazione computerizzata, dove la dispersione delle informazioni è un principio programmato che forma la nostra realtà. Vopson paragona la gestione delle informazioni nell’universo alla compressione dei dati nei computer, rafforzando l’idea dell’universo simulato. Questa scoperta potrebbe persino collegare l’informazione alla misteriosa materia oscura, facendoci riflettere sulla natura stessa della realtà.

L’esperimento

Se l’Universo fosse una simulazione, quali esperimenti potremmo condurre per confermarlo? Il dottor Vopson ha risposto alla domanda in un articolo sul The Conversation, spiegando quanto segue.

È ragionevole supporre che un universo simulato contenga molti bit di informazione ovunque intorno a noi. Questi bit di informazione rappresentano il codice stesso. Pertanto, il rilevamento di questi bit di informazione dimostrerà l’ipotesi della simulazione.

 

Il principio di equivalenza massa-energia-informazione (M/E/I) recentemente proposto – che suggerisce che la massa può essere espressa come energia o informazione, o viceversa – afferma che i bit di informazione devono avere una massa piccola. Questo ci dà qualcosa da cercare. Ho ipotizzato che l’informazione sia in realtà una quinta forma di materia nell’universo.

Una strada è la ricerca di bit di informazione, in base al principio di equivalenza massa-energia-informazione. L’ipotesi che l’informazione rappresenti una quinta forma di materia nell’universo ha portato alla proposta di un esperimento per verificare questa teoria, attraverso l’annichilazione di particelle elementari e le loro antiparticelle, rilasciando fotoni. Inoltre, anomalie come variazioni delle costanti della natura potrebbero essere indizi di correzioni effettuate dal “programmatore” della simulazione, come specificato da Vopson:

Ho anche calcolato il contenuto di informazione previsto per ogni particella elementare. Questi studi hanno portato alla pubblicazione, nel 2022, di un protocollo sperimentale per verificare queste previsioni.

 

L’esperimento consiste nel cancellare l’informazione contenuta nelle particelle elementari lasciando che esse e le loro antiparticelle (tutte le particelle hanno versioni “anti” di se stesse, identiche ma con carica opposta) si annichiliscano in un lampo di energia – emettendo “fotoni”, o particelle di luce. Ho previsto l’esatta gamma di frequenze previste per i fotoni risultanti, basandomi sulla fisica dell’informazione.

Secondo Vopson, l’esperimento è “altamente realizzabile con gli strumenti esistenti” e per questo lui e il suo team hanno lanciato una campagna di crowdfunding per realizzarlo.