Uno scontrino per della birra può sembrare poco solenne se pensiamo alle grandi civiltà del passato. Nella nostra mente affiorano immagini di monarchi potenti, divinità, battaglie epiche e metropoli in fiamme. Eppure, una semplice lastra d’argilla ci riporta a una realtà più prosaica: anche quattromila anni or sono era necessario annotare chi riceveva determinate merci, quanto veniva consumato e quali transazioni andavano documentate. L’amministrazione burocratica, a quanto pare, possiede una longevità straordinaria.
All’interno di un’ampia collezione custodita da più di cento anni presso il Museo Nazionale danese sono tornate alla luce lastre con scrittura cuneiforme appartenenti ad alcune tra le più antiche culture del Medio Oriente, molte redatte in idiomi ormai estinti. Gli studiosi le hanno esaminate, classificate e rese digitali attraverso il progetto Hidden Treasures, focalizzato proprio sul patrimonio cuneiforme conservato in Danimarca. Il quadro che emerge ricorda un archivio dove l’umanità ha ammassato di tutto: formule magiche, trattati medici, questioni politiche, registrazioni contabili, corrispondenze, elenchi di dipendenti, beni, figure regali leggendarie e storiche.
La scrittura cuneiforme nasce circa 5.200 anni fa nelle regioni che oggi corrispondono principalmente a Iraq e Siria. I simboli venivano impressi su argilla fresca mediante uno stilo di canna, producendo piccoli segni a forma di cuneo. Da questa caratteristica deriva il nome. Questa tecnologia, molto meno appariscente di un software moderno ma infinitamente più resistente di qualsiasi archiviazione digitale, permise di gestire centri urbani articolati, catalogare risorse, fissare deliberazioni e tramandare scritti religiosi, letterari, sanitari e pragmatici. Una sorta di memoria collettiva esterna, semplicemente più ingombrante da conservare.
I rituali al servizio del potere
Tra i documenti più singolari figurano quelli rinvenuti a Hama, località siriana indagata da una missione danese negli anni Trenta del secolo scorso. Nel 720 a.C. Hama fu rasa al suolo e depredata dagli Assiri, che trasferirono parte del bottino nella capitale Assur, nell’odierno Iraq. Alcune lastre rimasero tra le macerie, probabilmente in quello che doveva essere un grande archivio templare. Ed è proprio in questo contesto che la narrazione assume un tono differente: tra i frammenti sono stati scoperti scritti sanitari e formule magiche, ancora capaci dopo quasi tremila anni di evocare il peso dell’inquietudine politica.
Una lastra contiene un rituale contro le pratiche stregonesche connesso alla salvaguardia dell’autorità sovrana assira. La cerimonia durava un’intera nottata e richiedeva che un esorcista pronunciasse incantesimi codificati mentre venivano incenerite piccole effigi di cera e terracotta. L’intento era allontanare sciagure che avrebbero potuto minacciare il monarca, inclusa l’instabilità del regno. In termini più diretti, il re necessitava di truppe, amministratori, tributi e anche di qualcuno che trascorresse la notte a bruciare statuette per tenere a distanza il disordine.
L’aspetto notevole risiede nella collocazione di Hama. Quel genere di cerimonia era strettamente associato al cuore del dominio assiro, eppure la lastra è stata recuperata lontano dalla metropoli imperiale e dai principali centri culturali babilonesi. Questo rende il documento prezioso: pochi testi analoghi sono stati scoperti in quella zona e in quell’epoca. Le lastre cuneiformi, dunque, testimoniano anche come conoscenze rituali, formule terapeutiche e pratiche di governo si diffondessero oltre i luoghi dove ci aspetteremmo di rintracciarli. Non tutto rimaneva confinato nel palazzo. Qualcosa raggiungeva le periferie, si sedimentava, veniva trascritto, utilizzato, dimenticato.
Gilgamesh, gli elenchi e le registrazioni
Nella raccolta figura anche una versione di una celebre lista dinastica, un tipo di documento politico che elencava sovrani mitologici e reali, risalendo fino a un’epoca antecedente al Diluvio della tradizione biblica. La lastra danese sembra essere stata impiegata come materiale didattico e menziona monarchi della fine del terzo millennio a.C. Altre varianti dello stesso elenco citano anche Gilgamesh, il leggendario signore di Uruk reso celebre dall’epopea che ne porta il nome. Per questo motivo la lista viene ritenuta una delle poche testimonianze materiali che lasciano aperta l’ipotesi di un Gilgamesh realmente esistito, pur in un contesto dove mito, memoria e propaganda dinastica si intrecciano strettamente.
La sezione più affascinante, tuttavia, emerge quando il registro epico lascia spazio alla documentazione amministrativa. Un altro gruppo di lastre proviene da Tell Shemshara, nel settentrione dell’attuale Iraq, indagato da archeologi danesi nel 1957. Questi scritti comprendono lo scambio epistolare tra un governatore locale, Kuwari, e il re amorreo-assiro Shamshi-Adad, databile intorno al 1800 a.C., insieme a documenti gestionali. Corrispondenza politica, dinamiche di potere, archivi pratici: tutto inciso su argilla, poiché l’amministrazione di una società complessa richiedeva memoria, procedure e registrazioni ordinate.
Numerose lastre cuneiformi oggi conosciute trattano proprio questi argomenti: prodotti, personale, inventari, consegne, attività commerciali. La scrittura, prima ancora di trasformarsi in letteratura scolpita nell’immaginario collettivo, serviva a mantenere l’ordine nel deposito del mondo. E così, accanto ai rituali contro la magia nera e agli elenchi dei regnanti, compare anche una ricevuta per della birra. Il particolare fa sorridere perché appare domestico, quasi contemporaneo. Poi si ricorda che in Mesopotamia la birra rivestiva un ruolo alimentare, sociale ed economico rilevante, e quel documento cessa di essere una semplice curiosità da collezione: diventa una testimonianza minuta di esistenza quotidiana.
Il progetto presenta anche un valore digitale. L’obiettivo è rendere fruibile la collezione a ricercatori e pubblico, attraverso catalogazione e digitalizzazione dei manoscritti. Una porzione del lavoro confluisce nel vasto ecosistema internazionale della Cuneiform Digital Library Initiative, una banca dati dedicata alle iscrizioni cuneiformi che consente di confrontare testi, termini e manufatti conservati in collezioni differenti. L’argilla rimane argilla, con le sue fratture e i suoi margini danneggiati; il digitale serve a farla circolare senza deteriorarla.
L’aspetto più affascinante di queste lastre, forse, risiede proprio nella loro assenza di retorica. Non narrano solamente il grande passato da museo, quello con le illuminazioni soffuse e le etichette impeccabili. Mostrano un universo dove il potere temeva maledizioni e rivolte, gli scribi trascrivevano elenchi di sovrani, i funzionari redigevano lettere, qualcuno teneva traccia delle merci, qualcun altro annotava la birra.
Fonte: University of Copenhagen
