Osservare un comune piccione urbano, con il suo piumaggio grigio e il tipico modo di camminare, potrebbe presto assumere un significato completamente diverso. L’azienda russa Neiry starebbe sviluppando una tecnologia che consente di controllare questi volatili attraverso stimoli elettrici diretti al cervello, equipaggiandoli con sistemi GPS e dispositivi di ripresa video. Il progetto denominato PJN-1, secondo quanto emerso da varie fonti internazionali inclusa Forbes Russia, mira a convertire questi animali urbani in sofisticati strumenti tecnologici di monitoraggio.
È fondamentale sottolineare che al momento nessuna ricerca scientifica indipendente ha confermato tali dichiarazioni. Le informazioni disponibili circolano attraverso i canali mediatici ma rimangono avvolte da una notevole mancanza di trasparenza. Ciononostante, questi resoconti sono sufficienti per sollevare questioni profonde riguardo al rapporto tra innovazione tecnologica, mondo animale e limiti morali che meritano un’analisi immediata.
Il meccanismo dei biodroni secondo le dichiarazioni dell’azienda
La tecnologia presentata da Neiry si fonderebbe su elettrodi inseriti chirurgicamente in zone precise dell’encefalo dell’uccello, connessi a un dispositivo compatto montato sul corpo. Questo apparato integrerebbe un sistema di localizzazione satellitare, celle fotovoltaiche miniaturizzate e talvolta una videocamera analoga a quelle utilizzate per la sorveglianza stradale. Gli stimoli elettrici trasmessi al cervello guiderebbero la traiettoria di volo con estrema accuratezza, inducendo il volatile a modificare direzione come se fosse una decisione autonoma. Secondo alcune affermazioni riportate da Forbes Russia, sarebbe persino possibile programmare anticipatamente un percorso nel sistema, eliminando la necessità di qualsiasi forma di addestramento convenzionale dell’animale.
Il confronto con Neuralink, la società di Elon Musk, appare inevitabile. Anni fa Neuralink aveva condotto esperimenti con impianti cerebrali su primati, consentendo loro di controllare videogiochi mediante segnali neurali. Quella sperimentazione aveva scatenato critiche per presunto maltrattamento degli animali e un confronto etico tuttora irrisolto. Con i biodroni alati la logica operativa è comparabile, con la complicazione aggiuntiva che la carenza di documentazione scientifica rende la valutazione ancora più problematica. I responsabili di Neiry descrivono una procedura chirurgica “estremamente accurata”, progettata per integrare i microelettrodi con un apparato di comando remoto. Indubbiamente affascinante, ma altrettanto impossibile da non sottoporre a scrutinio critico.
Dall’antico messaggero alato alle strategie belliche contemporanee
Per comprendere appieno perché questa vicenda stia generando tanto interesse, è utile ripercorrere la storia. Il piccione messaggero è stato per secoli un prezioso alleato militare: durante i conflitti mondiali trasportava comunicazioni tra le linee nemiche con un’efficienza che molte tecnologie attuali stentano a eguagliare. Oggi lo scenario è profondamente mutato, ma il principio di base – impiegare un animale per finalità strategiche – permane identico, semplicemente evoluto in modalità che nessuno avrebbe previsto.
I conflitti moderni si sviluppano attraverso mezzi frequentemente impercettibili. La NATO li classifica come conflitti ibridi: una combinazione di azioni digitali, manipolazione informativa, pressioni economiche, cyber-attacchi e tecnologie sofisticate. In tale contesto, un volatile che attraversa zone sensibili possiede un vantaggio straordinario rispetto a un drone convenzionale: risulta completamente invisibile.
La sua apparizione in una piazza, su un edificio, vicino a una barriera è talmente ordinaria da non destare alcun sospetto. I dispositivi anti-drone non lo rilevano, le interferenze radio non ne compromettono il funzionamento, e la sua capacità di volo prolungato spesso eccede quella dei congegni elettronici più avanzati.
Formalmente, Neiry afferma di mirare ad applicazioni non militari: controllo di reti elettriche, strutture energetiche, grandi impianti per il gas. Tuttavia, in un panorama geopolitico caratterizzato da crescenti frizioni, la separazione tra utilizzo civile e militare tende a diventare una questione interpretativa. Nel 2022 la Russia ha incrementato l’impiego delle valute digitali per eludere le sanzioni finanziarie globali.
Nel 2024 una campagna di manipolazione informativa coordinata in Medio Oriente ha causato fluttuazioni improvvise nel prezzo del Bitcoin, evidenziando quanto i mercati digitali siano vulnerabili alle manovre geopolitiche.
Nel 2025, durante la crisi energetica planetaria, il Bitcoin ha oltrepassato i 120 mila dollari, trasformandosi per numerosi investitori in un bene rifugio durante un periodo di forte incertezza. Contemporaneamente sono cresciuti gli attacchi informatici contro imprese europee e gli episodi connessi alla criminalità organizzata nell’ambito delle criptovalute. Il teatro delle operazioni si è esteso ovunque: infrastrutture digitali, piattaforme economiche, sistemi informatici. E ora, probabilmente, anche lo spazio aereo sopra di noi.
La questione etica che non può essere ignorata
La neurotecnologia rappresenta una delle frontiere più innovative della ricerca contemporanea. Le interfacce neurali stanno aprendo possibilità inedite nel trattamento di patologie neurologiche, nel perfezionamento delle protesi, nella riabilitazione. Tutto ciò è concreto, documentato, e merita attenzione positiva. Quando tuttavia queste medesime tecnologie vengono impiegate sugli animali con l’obiettivo dichiarato di controllarli e strumentalizzarli, le questioni etiche si moltiplicano considerevolmente.
Un piccione sottoposto a un’operazione chirurgica invasiva al cervello non ha fornito alcuna approvazione. Questa constatazione può sembrare scontata, ma comporta conseguenze tutt’altro che superficiali. La sperimentazione scientifica sugli animali esiste, è regolamentata – almeno parzialmente – e frequentemente genera conoscenze che successivamente migliorano la qualità della vita di molti esseri viventi, inclusi gli umani.
Ma un’iniziativa concepita per convertire un animale in uno strumento di monitoraggio o di acquisizione dati, mediante un chip cerebrale che ne modifica la traiettoria di volo senza che l’animale possa opporsi, appartiene a una categoria differente. E le normative internazionali su questa specifica tipologia di sperimentazione, attualmente, sono pressoché assenti.
In Europa si dibatte di regolamentazioni come MiCA, concepite per disciplinare l’universo delle criptovalute e potenziare la sicurezza finanziaria digitale. Sul versante delle biotecnologie applicate agli animali con scopi di controllo, il vuoto normativo rimane vastissimo. Il biodrone alato diventa quindi qualcosa di più di una semplice notizia tecnologica: diventa il simbolo di una convergenza progressiva tra biologia e tecnologia che avanza molto più rapidamente della capacità collettiva di affrontarla consapevolmente. Una convergenza che riguarda la natura, quella che abitiamo, quella con cui conviviamo quotidianamente senza quasi percepirla, e il modo in cui decidiamo, o evitiamo, di stabilirne i confini.
Fonte: Neiry
