Proprio quando doveva cominciare l’operazione, il vettore è rimasto immobile. Ancorato alla carlinga del vecchio aereo L-1011 Stargazer di Northrop Grumman, con a bordo il veicolo robotizzato denominato LINK e un obiettivo piuttosto complesso: intercettare l’osservatorio Swift della NASA e innalzarlo verso un’orbita superiore, evitando così la discesa nell’atmosfera prevista nei prossimi mesi. Il decollo dall’atollo di Kwajalein, situato nelle Isole Marshall, era proceduto regolarmente. Tuttavia, all’altitudine stabilita per lo sganciamento, un’anomalia nel sistema di lancio ha interrotto la procedura. Il Pegasus XL, anziché essere rilasciato durante il volo, è rimasto vincolato al velivolo. L’operazione Swift Boost è stata posticipata.
L’agenzia spaziale americana ha comunicato che il malfunzionamento si è manifestato dopo che l’L-1011 aveva già preso quota con il Pegasus XL a bordo. Un’irregolarità tecnica del sistema di lancio ha momentaneamente impedito ai tecnici di rilasciare il razzo, e la prossima finestra di lancio verrà stabilita solamente dopo un’attenta valutazione dei dati registrati durante il tentativo del 2 luglio 2026. Le condizioni meteorologiche, questa volta, hanno avuto un ruolo marginale: nei due giorni antecedenti, il 30 giugno e il 1° luglio, il lancio era già stato rimandato proprio a causa del maltempo; il terzo rinvio deriva invece da un problema tecnico del veicolo che avrebbe dovuto trasportare LINK nello spazio.
L’osservatorio Swift perde altitudine rapidamente
Swift rappresenta uno di quegli strumenti orbitali che operano senza grande clamore pubblico, eppure da due decenni costituisce un pilastro fondamentale dell’astrofisica moderna. Messo in orbita il 20 novembre 2004, il Neil Gehrels Swift Observatory monitora lampi gamma, eventi cosmici estremamente energetici e altri fenomeni celesti transitori attraverso tre telescopi in grado di rilevare radiazioni nella banda visibile, ultravioletta, nei raggi X e gamma. In sostanza, quando si verifica un evento cosmico breve, intenso e difficile da seguire, Swift è tra gli strumenti capaci di orientarsi velocemente e allertare altri osservatori terrestri e spaziali.
La difficoltà è decisamente concreta, nel senso più letterale del termine: l’atmosfera terrestre. Tutti i satelliti in orbita bassa sperimentano una certa resistenza atmosferica. Quando l’attività del Sole si intensifica, gli strati superiori dell’atmosfera si dilatano leggermente e questa resistenza aumenta. Per Swift, l’intensa attività solare registrata negli ultimi anni ha accelerato la perdita di altitudine oltre le previsioni iniziali. Il telescopio non dispone di un sistema propulsivo progettato per correggere autonomamente la traiettoria orbitale, quindi la discesa si è trasformata in una gara contro il tempo. La NASA aveva già modificato le procedure operative e sospeso le osservazioni scientifiche per ridurre il decadimento orbitale e mantenere Swift al di sopra della quota critica di circa 300 chilometri, dove l’operazione di innalzamento ha maggiori probabilità di successo.
Ed è qui che entra in gioco LINK, il compatto veicolo robotizzato realizzato da Katalyst Space Technologies. Il progetto è audace: lanciare LINK mediante un Pegasus XL, farlo avvicinare a Swift, analizzare i potenziali punti di aggancio, afferrare il telescopio con bracci meccanici e quindi spingerlo gradualmente verso un’orbita più elevata nell’arco di diversi mesi. La NASA descrive l’operazione come cauta e progressiva: dopo il lancio seguirebbero settimane di verifiche tecniche, poi l’avvicinamento, l’acquisizione di immagini dell’osservatorio, la valutazione da parte dei controllori a Terra e solo successivamente l’aggancio effettivo.
Un’operazione di recupero orbitale vincolata a un vettore storico
La modalità di lancio, già di per sé, appare come estratta da un archivio dell’era spaziale. Il Pegasus XL non decolla da una rampa convenzionale: viene trasportato in quota da un aereo, rilasciato attorno ai 40.000 piedi, poco oltre i 12 chilometri, e solo in quel momento accende i propulsori per salire verso l’orbita. Questa soluzione è stata adottata anche perché l’orbita di Swift risulta difficile da raggiungere partendo da molte basi di lancio convenzionali, e il margine temporale disponibile è ridotto.
All’interno del razzo si trova LINK, una sorta di “soccorritore” robotizzato inviato verso un telescopio che non era stato concepito per essere catturato. Questo rende l’operazione molto differente da una comune attività di manutenzione orbitale. Swift non possiede punti di presa dedicati, portelli di attracco o elementi strutturali progettati per un incontro ravvicinato. LINK dovrà quindi avvicinarsi con estrema prudenza, utilizzare sensori e appendici robotiche, afferrare la struttura senza compromettere gli strumenti scientifici e quindi avviare una spinta graduale. Se l’operazione dovesse procedere secondo i piani, Swift potrebbe ritornare nelle vicinanze della sua altitudine iniziale, attorno ai 600 chilometri, e guadagnare ulteriori anni di attività osservativa.
La rilevanza dell’operazione supera questo singolo osservatorio. La missione Swift Boost rappresenta anche un test per un futuro in cui satelliti e strumenti spaziali potrebbero essere riparati, rialzati, riforniti o riposizionati con maggiore frequenza, anziché essere abbandonati al rientro atmosferico quando l’orbita inizia a degradarsi. La NASA ha assegnato il contratto a Katalyst nel settembre 2025, concedendo meno di un anno per progettare, costruire, testare e lanciare il veicolo. Un intervallo temporale estremamente ridotto, secondo gli standard dell’industria spaziale.
Il rinvio del 2 luglio ha un peso significativo proprio per questo motivo. Ogni giornata è preziosa, perché Swift continua a perdere altitudine e la finestra operativa non è illimitata. Al contempo, un lancio interrotto prima dello sgancio rappresenta comunque un lancio fermato in sicurezza: è preferibile riportare a terra aereo, vettore e carico piuttosto che forzare una sequenza delicata con un’anomalia già rilevata. La nuova data verrà comunicata dopo l’analisi dei dati, quando i tecnici avranno identificato la causa che ha impedito al Pegasus XL di separarsi dal velivolo.
Swift, nel frattempo, rimane in orbita. A un’altitudine inferiore rispetto a quella ottimale, ancora funzionante come missione scientifica, ancora sufficientemente importante da giustificare una manovra tutt’altro che semplice. Un osservatorio da preservare, un razzo rimasto vincolato, un robot in attesa di svolgere la propria funzione. Nello spazio, talvolta, anche le operazioni di salvataggio devono prima riuscire a decollare.
Fonte: NASA
