Parmitano guiderà Artemis III: l’Italia vola verso la Luna

Luca Parmitano NASA

La commozione ha preso il sopravvento, la voce tradiva l’emozione. Capita persino a chi ha trascorso centinaia di giorni oltre l’atmosfera, a chi ha guidato la Stazione Spaziale Internazionale e affrontato situazioni critiche con il casco allagato nel vuoto cosmico.

Chiedo scusa se sono così coinvolto emotivamente, mi sento onorato ma soprattutto riconoscente verso tutte le persone che hanno reso possibile questo traguardo.

Così si è espresso Luca Parmitano immediatamente dopo la comunicazione ufficiale della NASA. Parole misurate, cariche di significato, che accompagnano un annuncio di grande rilevanza per il nostro Paese: l’astronauta siciliano dell’ESA assumerà il ruolo di pilota nella missione Artemis III, programmata per il 2027 e destinata a preparare il terreno per il ritorno dell’umanità sul satellite naturale della Terra.

Artemis III rappresenterà una spedizione con equipaggio umano, sebbene il suo campo d’azione principale rimarrà l’orbita terrestre bassa. La capsula Orion decollerà dal Kennedy Space Center in Florida, montata sul poderoso razzo SLS, il lanciatore principale della NASA dedicato alle operazioni lunari. L’equipaggio sarà composto da quattro membri: Randy Bresnik nel ruolo di comandante, Luca Parmitano come pilota, Andre Douglas e Frank Rubio quali specialisti di missione. Bob Hines figura come componente di riserva.

Priorità agli agganci orbitali

Il nostro satellite naturale, questa volta, rimarrà in secondo piano. Artemis III avrà come obiettivo primario testare uno degli aspetti più critici del rinnovato programma lunare: le operazioni di avvicinamento e collegamento tra Orion e le versioni sperimentali dei moduli di allunaggio commerciali realizzati da Blue Origin e SpaceX. In termini pratici: un veicolo abitato dovrà localizzare e connettersi nello spazio con i sistemi progettati per trasportare, nelle spedizioni future, gli astronauti dall’orbita lunare fino al suolo. Si tratta di verificare software, sistemi di comunicazione, propulsori, interfacce operative, sequenze temporali e parametri di sicurezza. La dimensione meno spettacolare dell’avventura spaziale, quella che però determina la fattibilità di tutto il resto.

L’agenzia americana definisce Artemis III come una tappa fondamentale per minimizzare i rischi prima di Artemis IV, identificata come la prima spedizione con equipaggio destinata al Polo Sud lunare nel 2028. Il programma Artemis avanza quindi per fasi successive. Inizialmente il volo circumlunare di Artemis II, successivamente questa verifica in orbita terrestre, infine il tentativo di riportare esseri umani sul suolo lunare. Meno enfasi retorica immediata, maggiore attenzione ingegneristica. Meno epica istantanea, più controllo metodico.

In questo contesto, l’incarico affidato a Parmitano assume una doppia valenza, tecnica e rappresentativa. La NASA ha precisato che questa costituisce la prima occasione in cui un astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea riceve un’assegnazione a una missione Artemis. L’ESA, dal canto suo, fornirà anche il terzo European Service Module, il modulo europeo che garantisce a Orion energia, spinta e funzioni vitali durante il viaggio. Per l’Europa significa partecipazione attiva al progetto, non semplice presenza formale.

Il contributo italiano

Parmitano, originario di Paternò in Sicilia, ex pilota sperimentatore dell’Aeronautica Militare e astronauta ESA dal 2009, giunge ad Artemis III con un percorso già ricco di esperienze significative. Ha effettuato due missioni sulla Stazione Spaziale Internazionale, ha assunto il comando della ISS durante Expedition 61 diventando il primo italiano a ricoprire tale ruolo. Per molti rimane anche l’astronauta dell’attività extraveicolare interrotta nel 2013, quando l’acqua iniziò ad accumularsi nel casco durante una passeggiata spaziale. Un episodio che potrebbe sembrare inventato e invece appartiene alla realtà operativa dello spazio: margini minimi, procedure rigorose, freddezza, rientro immediato.

Nelle prime dichiarazioni successive all’annuncio, Parmitano ha utilizzato un’analogia efficace: l’Italia come rampa di lancio, l’ESA come struttura portante, la NASA come vettore. Una metafora quasi scontata, certamente, ma pronunciata da lui ha acquistato autenticità perché priva di retorica confezionata. Ha espresso gratitudine al Paese che gli ha fornito la preparazione, all’Agenzia Spaziale Europea che gli ha consentito di crescere professionalmente e alla NASA che lo includerà in questo equipaggio. Quindi ha ringraziato la famiglia, specialmente le figlie, definendole “l’energia per la mia anima”. E ha concluso con un “grazie” nella nostra lingua.

Nel frattempo l’Italia mantiene il collegamento con il programma anche attraverso la filiera industriale spaziale. L’Europa contribuisce a Orion con i moduli di servizio, mentre l’apporto italiano passa anche dalle competenze tecnologiche e dall’Agenzia Spaziale Italiana, in un programma che ormai assomiglia sempre meno all’antica competizione lunare del secolo scorso e sempre più a un progetto internazionale articolato con partner multipli, imprese private, fornitori, verifiche intermedie e tempistiche flessibili.

Il satellite può attendere

La decisione di operare in orbita terrestre con Artemis III potrebbe apparire come un rallentamento, specialmente per chi attendeva il racconto diretto del ritorno lunare. Invece è proprio in questa fase che emerge la distinzione tra narrativa spaziale e programma operativo. Riportare persone sulla superficie lunare con un’architettura inedita richiede l’integrazione funzionale di sistemi differenti, realizzati da entità diverse, con responsabilità distinte. Orion, SLS, moduli di allunaggio, tute, comunicazioni, preparazione, sicurezza. Ogni componente deve svolgere la propria funzione mentre gli altri eseguono la loro, senza trasformare l’obiettivo ambizioso in sperimentazione improvvisata.

Per questo motivo il nome di Luca Parmitano all’interno di Artemis III comunica anche qualcosa di meno appariscente ma più consistente: l’esplorazione lunare contemporanea transita attraverso missioni che somigliano a verifiche preliminari, non a gesti isolati. I lanciatori si osservano, le tute si immortalano, la Luna emoziona sempre. Gli agganci orbitali, invece, generano meno clamore. Eppure costituiscono la soglia d’accesso. Prima di posare nuovamente i piedi sulla regolite lunare, qualcuno deve confermare che il portale si apra correttamente. Parmitano sarà presente, al posto di pilotaggio, per compiere precisamente questa verifica.

Fonte: NASA