ISS e Venere in un unico scatto diurno: la foto nata da calcoli millimetrici

Venere e la ISS

Sono le 18:38:05 del 18 luglio 2026 quando la Stazione Spaziale Internazionale entra nel campo visivo del telescopio. Venere è già lì, sospesa in un cielo azzurro, illuminata al 62%. L’oggetto più difficile da catturare viaggia a circa 28 mila chilometri orari, lasciando all’astrofotografo AJ Smadi solo un istante fugace per immortalare l’immagine.

Lo scatto è stato realizzato da un parco di Edmonds, nello Stato di Washington, dopo che Smadi aveva calcolato con precisione luogo e orario esatti del passaggio. Ha intitolato la fotografia Worlds Apart, ovvero “mondi distanti”. Una precisazione quasi doverosa: la ISS e Venere risultano vicine solamente nell’inquadratura fotografica. Nello spazio reale, ciascuno dei due corpi proseguiva indisturbato il proprio cammino. Il filmato originale è consultabile nel post condiviso dallo stesso fotografo.

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Un allineamento calcolato al secondo

Per l’impresa, Smadi si è affidato a un telescopio Schmidt-Cassegrain Celestron C9.25, dotato di un’apertura di circa 23,5 centimetri, abbinato a una camera astronomica ZWO ASI662MC e a un filtro UV/IR cut. Quest’ultimo componente blocca buona parte della radiazione ultravioletta e infrarossa captata dal sensore, permettendo di ottenere contorni più definiti anche in un cielo diurno che normalmente tende a cancellare quasi ogni dettaglio.

La Stazione Spaziale orbita a un’altitudine compresa tra circa 370 e 460 chilometri, completando un giro completo del pianeta in circa novanta minuti. All’interno del campo visivo ristretto di un telescopio, però, la sua traversata dura pochissimo. Anche disponendo dell’attrezzatura adatta, di condizioni atmosferiche favorevoli e di grande pazienza, un errore di pochi secondi può facilmente trasformarsi in una foto del solo cielo terso.

L’allineamento catturato da Smadi è autentico, ma l’immagine finale non deriva da un singolo scatto grezzo: il fotografo ha sovrapposto diverse riprese della stazione per esaltarne i dettagli, elaborando separatamente anche Venere. Nelle note tecniche vengono indicati 18 fotogrammi utilizzati per la ISS e una sequenza di due minuti dedicata al pianeta, da cui sono state selezionate le immagini migliori. Si tratta di una tecnica diffusa in astrofotografia, nota come stacking, che permette di ridurre il rumore digitale e rendere più nitido quanto effettivamente registrato dal sensore. Il video documenta l’intero passaggio da cui è nata la fotografia.

Una vicinanza solo apparente

La Stazione Spaziale Internazionale misura circa 109 metri considerando l’estensione dei pannelli solari e 51 metri lungo la struttura dei moduli. Venere, invece, ha un diametro di 12.104 chilometri, di poco inferiore a quello terrestre. Nella fotografia i due corpi occupano uno spazio simile perché ciò che conta è la dimensione angolare: un oggetto piccolo ma vicino può apparire delle stesse dimensioni di uno enorme mentre è molto più distante.

La forma di Venere contribuisce a rendere leggibile lo scatto. Il pianeta, proprio come la Luna, attraversa delle fasi, poiché la porzione illuminata visibile dalla Terra varia in base alla sua posizione rispetto al Sole. Il 18 luglio si presentava poco oltre la metà della sua superficie illuminata, mentre accanto scorreva la sagoma inconfondibile della ISS con i suoi pannelli solari ben distinguibili.

Smadi descrive Worlds Apart come la seconda fotografia mai realizzata in grado di mostrare con tale livello di dettaglio sia la ISS sia Venere nello stesso scatto. Stabilire un primato del genere è complicato, considerando archivi, osservatori e le migliaia di astrofotografi attivi in tutto il mondo. Tuttavia, la prima immagine realizzata dallo stesso autore vanta una documentazione decisamente solida: è entrata a far parte degli archivi ufficiali della NASA.

Il primo tentativo, con un ombrello di scena

Il 5 aprile 2025, Smadi aveva già immortalato la ISS accanto alla falce di Venere, questa volta da Shoreline, sempre nello Stato di Washington. Per proteggere il telescopio dalla luce intensa del Sole aveva utilizzato un semplice ombrello, un dettaglio decisamente terreno all’interno di un’immagine che sembrava provenire da un luogo ben più lontano. La NASA selezionò quello scatto come Astronomy Picture of the Day dell’11 aprile 2025.

In quell’occasione la stazione era apparsa accanto a una Venere sottile come una falce lunare. Nel nuovo lavoro, invece, il pianeta risulta più illuminato, i dettagli della ISS emergono con maggiore nitidezza e l’azzurro intenso del cielo rende ancora più evidente la difficoltà tecnica dello scatto. L’immagine, dunque, richiede molto più tempo del suo effettivo soggetto: per realizzarla servono un punto preciso sulla superficie terrestre, un telescopio già pronto all’uso e un cronometro capace di misurare fino ai singoli secondi.