Odissea ritrovata: frammento di 1700 anni svela la collera di Zeus

Odissea Frammento antico

Per anni era rimasto dimenticato tra gli scaffali, deteriorato e classificato genericamente come reperto del VII secolo. Poi lo studioso Mark de Kreij ha osservato con maggiore attenzione quelle piccole lettere in greco antico e ha capito di trovarsi davanti a qualcosa di straordinario: un brano di Omero. Il documento, custodito nella biblioteca dell’Università di Utrecht, nei Paesi Bassi, si è rivelato essere un pezzo dell’Odissea risalente al III o IV secolo dopo Cristo, dunque con circa 1.700 anni di storia alle spalle.

Il supporto è pergamena, e faceva parte originariamente di un codice, ovvero un volume formato da pagine cucite insieme. Su entrambe le facciate del foglio sono visibili alcuni versi tratti dal dodicesimo canto del poema. Secondo l’ateneo olandese, nel mondo esistono soltanto una trentina di testimonianze simili conosciute finora. Un piccolo tassello librario, sopravvissuto per diciassette secoli, che ha trascorso gran parte della sua esistenza recente nell’anonimato di una biblioteca.

Cosa racconta il frammento: la scoperta del misfatto da parte di Elio

Il passaggio conservato riguarda uno dei momenti più drammatici del racconto dell’eroe. Dopo aver superato indenni le insidie di Scilla e Cariddi, i marinai di Ulisse sbarcano sull’isola consacrata al dio Sole, Elio. La regola è chiara e inderogabile: non toccare le mandrie sacre che vi pascolano. Ma la fame e la prigionia forzata sull’isola spingono gli uomini a infrangere l’ordine, e finiscono per macellare gli animali proibiti.

Proprio in questo punto si colloca il testo ritrovato a Utrecht: l’istante in cui Elio apprende dell’oltraggio subito. Da qui in avanti gli eventi si susseguono rapidamente e senza scampo. Il dio implora Zeus di punire i colpevoli, la nave viene fatta a pezzi da un fulmine e tutti i marinai perdono la vita, lasciando Ulisse completamente solo. Si tratta del momento più tragico dell’intera narrazione fatta dal protagonista alla corte dei Feaci, collocato quasi esattamente a metà dei ventiquattro libri che compongono l’Odissea.

Questo particolare aggiunge valore al ritrovamento, al di là del semplice contenuto dei versi. Non si tratta di un episodio secondario giunto casualmente fino a noi, bensì di uno snodo cruciale della trama, ben noto ai lettori antichi di un’opera che ha continuato a essere trascritta per secoli dopo la sua nascita.

Probabilmente era un’odissea tascabile per viaggiatori

La pergamena apparteneva verosimilmente a qualcosa di ben più modesto rispetto all’idea che il termine “manoscritto” evoca solitamente. Secondo la ricostruzione degli studiosi di Utrecht, faceva parte di un’edizione integrale e compatta dell’Odissea, di dimensioni paragonabili a un moderno lettore di ebook. Il manufatto sarebbe stato realizzato intorno al 300 dopo Cristo, con ogni probabilità per un lettore residente nell’oasi egiziana del Fayyum.

Una sorta di Omero portatile, insomma, arrivato con largo anticipo rispetto ai libri tascabili contemporanei.

Anche la vicenda più recente del reperto ha del singolare. Verso la metà del ventesimo secolo, l’ateneo olandese acquisì dagli eredi del filologo tedesco Carl Schmidt un insieme di manoscritti paleocristiani. La maggior parte era costituita da testi copti su pergamena, accompagnati da alcuni documenti egizi e greci. Tra questi materiali si trovava anche il foglio oggi identificato come Utrecht Gr. Ms. B6.39a. La scrittura era minuta, il supporto danneggiato, e la classificazione iniziale lo collocava erroneamente in un’epoca ben più tarda.

De Kreij, attualmente docente di greco antico e papirologia presso la Radboud University di Nimega, si dedica proprio al recupero e allo studio di raccolte papirologiche rimaste per lungo tempo inesplorate. Questo frammento dell’Odissea fa parte di un progetto di più ampio respiro sui testi provenienti dall’Egitto greco-romano conservati a Utrecht, che verranno pubblicati nel volume Hieratic, Demotic, Greek, and Coptic Texts in the Utrecht University Collection (P.Utr.).

L’annuncio ufficiale della scoperta è arrivato il 14 settembre 2026 da parte della biblioteca universitaria. Del codice originale sopravvivono appena poche righe, sufficienti tuttavia a riportare alla luce uno dei passaggi più celebri del poema omerico: quello in cui gli uomini di Ulisse disobbediscono a un divieto assoluto e ne subiscono le conseguenze fino in fondo. Dopo 1.700 anni, quella scelta fatale continua a essere leggibile e a raccontarci qualcosa.