Un residente di Ryahovo ha notato alcune ossa scure affiorare dal fondale del Danubio e ha immortalato la scena con alcune foto. Già il giorno seguente, il team del Museo regionale di storia di Ruse si è presentato sul luogo del ritrovamento. Rimuovendo il fango, sono venuti alla luce una mandibola, porzioni di zanne, un tratto di scapola, costole e diverse altre ossa riconducibili a un mammut. Il ritiro delle acque del fiume aveva praticamente messo in mostra il reperto.
Nikolay Nenov, che dirige il museo, non ha esitato nel confermare la natura del ritrovamento: si tratta indiscutibilmente di un mammut. Resta invece da confermare, tramite recupero e analisi successive, l’ipotesi che si tratti della specie mammut lanoso (Mammuthus primigenius). Analogamente, l’epoca esatta dei reperti non è ancora stata stabilita con certezza scientifica, sebbene l’ipotesi del periodo glaciale sembri al momento la più credibile.
Un’area con ossa concentrate in un unico punto
Ciò che rende particolare questo ritrovamento è la disposizione dei resti. In passato, nella medesima zona, erano già stati rinvenuti denti, zanne e ossa appartenenti a grandi mammiferi, generalmente recuperati durante le attività di dragaggio tra i sedimenti fluviali. Questa volta, però, molteplici frammenti si trovavano riuniti in un’unica area. Nenov ipotizza che possano provenire da un solo esemplare, forse ancora giovane al momento della morte.
Questa concentrazione di reperti apre a due possibili spiegazioni. Una prima ipotesi è che l’animale sia deceduto esattamente in quel punto, in una zona che millenni fa presentava caratteristiche paludose: la colorazione molto scura delle ossa risulterebbe coerente con una permanenza prolungata nel fango. Krasimir Kirov, curatore della sezione naturalistica del museo, suggerisce però di non escludere il ruolo della corrente fluviale: il Danubio potrebbe aver spostato e accumulato in questo luogo ossa provenienti da zone diverse, formando così un deposito naturale. Solo lo scavo approfondito e lo studio dei frammenti permetteranno di chiarire quale scenario sia quello corretto.
Le operazioni di recupero sono partite il 30 luglio. Si tratta di un intervento delicato, poiché le ossa, dopo una lunga permanenza in ambiente saturo d’acqua, rischiano un rapido deterioramento non appena vengono esposte all’aria. I reperti saranno trasferiti a Ruse per essere conservati e studiati; qualora le condizioni lo consentano, andranno ad arricchire la collezione dell’Ecomuseo con acquario della città.
Il letto del fiume completamente scoperto
Il ritrovamento è stato possibile grazie al livello straordinariamente basso raggiunto dal Danubio. Il 31 luglio, la stazione automatica dell’Agenzia bulgara per il monitoraggio fluviale rilevava a Ryahovo un livello idrometrico di -290 centimetri. Anche nel canale navigabile dello stesso tratto sono state riscontrate profondità notevolmente ridotte.
Se il mammut rappresenta certamente il ritrovamento più spettacolare, la crisi idrica in corso sta producendo effetti ben più attuali e preoccupanti. Nel mese di luglio le autorità bulgare hanno dovuto riattivare il pompaggio forzato dell’acqua dal Danubio verso il lago Srebarna, una riserva naturale collegata al corso fluviale, dove alcune aree periferiche si erano già completamente prosciugate. Come riportato dal Ministero bulgaro dell’Ambiente, il livello del fiume mostra un calo costante che si protrae da tre o quattro anni.
Le cause individuate dalle autorità sono molteplici: dighe e altre infrastrutture idrauliche presenti lungo il bacino, la produzione di energia elettrica, i consumi idrici elevati e il cambiamento climatico, con inverni sempre più miti, minore innevamento e temperature estive sempre più estreme. Il rinvenimento del mammut, da solo, non costituisce una prova diretta dell’origine climatica di questo specifico calo del livello dell’acqua. Testimonia però in modo evidente quanto il fiume si sia ritirato: sufficientemente da liberare dal fango ossa rimaste sepolte per millenni.
Le ricerche continueranno lungo la sponda
Gli esperti hanno intenzione di tornare nell’area, poiché è probabile che una parte significativa dello scheletro sia ancora sepolta sotto i sedimenti. Il tratto di fiume nei pressi di Ryahovo ha già regalato ossa fossili e persino resti di alberi pietrificati risalenti a milioni di anni fa. Il fondale ora visibile rappresenta quindi un’occasione rara di studio, ma al tempo stesso estremamente fragile.
Per adesso il mammut è emerso solo parzialmente, in frammenti. È però necessario agire rapidamente: dopo millenni di protezione garantita da acqua e fango, basta l’esposizione all’aria per comprometterne l’integrità.
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