Rifugio atomico degli anni ’60 ritrovato sotto fortezza inglese

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Nella cittadina costiera di Scarborough, nello Yorkshire settentrionale che si affaccia sul Mare del Nord, un team di ricercatori ha sollevato il manto erboso riportando alla luce un frammento del ventesimo secolo rimasto sepolto per quasi sessant’anni. Sotto le vestigia di un’antica roccaforte reale è stato scoperto un rifugio antiatomico risalente alla Guerra fredda, edificato tra il 1963 e il 1964, chiuso definitivamente nel 1968 e dimenticato fino agli scavi del marzo 2026.

La peculiarità del castello di Scarborough risiede proprio in questa sovrapposizione temporale: ciascun livello del suolo custodisce testimonianze di epoche differenti che non si cancellano mai completamente. Sul promontorio si sono avvicendati insediamenti preistorici, una postazione di avvistamento romana del quarto secolo, una piccola chiesa medievale di cui restano tracce archeologiche, seguita dalla grande fortezza eretta nel dodicesimo secolo. Il luogo conserva inoltre memorie scandinave, presenti nella tradizione storica e nelle saghe islandesi legate alle origini della località. Il ritrovamento del rifugio sotterraneo arricchisce ulteriormente questa complessa stratificazione.

L’organizzazione che amministra il castello era a conoscenza dell’esistenza di quella postazione di controllo della Royal Observer Corps da qualche parte nel parco, ma la posizione precisa si era persa nel corso degli anni. Per individuarla sono state necessarie fotografie storiche, testimonianze locali, revisione dei documenti disponibili e una nuova ricognizione geofisica tramite radar a penetrazione del suolo. Ottenuta l’autorizzazione agli scavi, obbligatoria trattandosi di un monumento tutelato, i lavori sono iniziati il 7 marzo. L’accesso al rifugio è stato localizzato in pochi giorni.

Una struttura compatta, inondata, con porta lignea e vernice intatte

Il rifugio nascosto sotto la fortezza non era una vasta installazione sotterranea. Si trattava di uno dei numerosi punti di sorveglianza costruiti in serie nel Regno Unito per accogliere tre volontari con il compito di rilevare esplosioni atomiche, onde d’urto e precipitazioni radioattive, trasmettendo poi questi dati alla rete civile e militare di allerta. Scarborough, con la sua posizione elevata sul mare, rappresentava una scelta strategica evidente: da quel punto era possibile osservare anche possibili detonazioni in mare aperto, in un settore costiero ritenuto critico durante i periodi più tesi del confronto bipolare.

Quando gli studiosi hanno rimosso la copertura in calcestruzzo del pozzo di ingresso, si sono imbattuti in acqua che arrivava quasi al soffitto. Il rifugio era completamente allagato, ma questa condizione ha paradossalmente contribuito alla conservazione. La porta di legno interna è rimasta chiusa e ancora robusta, con uno strato di pittura sorprendentemente preservato. Per comprendere cosa fosse sopravvissuto all’interno, il gruppo ha scavato completamente il condotto di aerazione danneggiato, ha rimosso i detriti e ha introdotto una telecamera flessibile nello spazio della camera sotterranea. Le riprese hanno rivelato un allagamento esteso, elementi strutturali ancora identificabili e diversi indizi sulla presenza di arredi e rifiniture interne. Tra i materiali recuperati figurano anche mattoni recanti il marchio Scarborough, fabbricati nella vicina Seamer Road.

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©English Heritage

Quel genere di postazione seguiva quasi invariabilmente lo stesso schema costruttivo. Inizialmente si realizzava la struttura portante in laterizio, successivamente si procedeva con il getto di calcestruzzo. All’interno trovavano collocazione apparecchiature di comunicazione, piano di lavoro, giacigli essenziali, dispositivi per rilevare esplosioni e contaminazione radioattiva, un sistema di ventilazione e condizioni abitative estremamente spartane. Un ex volontario ricordava ore trascorse al gelo dentro “una scatola di cemento”, priva di riscaldamento e con il fisico che si intorpidiva dopo breve tempo. La rete delle postazioni ROC era capillare: oltre 1.500 installazioni nel Regno Unito, presidiate nel tempo da più di 20.000 volontari della protezione civile britannica.

Al momento un’apertura completa al pubblico rimane improbabile. Il livello dell’acqua, le condizioni dello spazio e la complessità del sito rendono il recupero problematico. Tuttavia l’importanza della scoperta è evidente: il castello di Scarborough custodisce già testimonianze dell’età del Bronzo e del Ferro, dell’epoca romana, dell’alto Medioevo, della monarchia medievale, di assedi, artiglierie e del Novecento. Ora in questa narrazione si inserisce con evidenza anche la Guerra fredda, con la sua ingegneria essenziale, il suo vocabolario tecnico e la sua visione di apocalisse gestita da volontari in divisa. Sul promontorio inglese il vento continua a soffiare come sempre. In superficie permangono le mura. Sotto galleggia ancora una camera progettata per l’Apocalisse.

Fonte: English Heritage