Saturno svela un misterioso decagono atmosferico al polo sud

Saturno

Da oltre quarant’anni Saturno sfoggia un imponente esagono sopra il proprio polo settentrionale. A quanto pare, però, sei lati non bastavano. Sul lato opposto del pianeta, in prossimità del polo sud, gli scienziati hanno individuato una formazione atmosferica a dieci lati: un vasto decagono, incastonato in una corrente a getto, che è diventato sempre più nitido nelle riprese effettuate tra il 2023 e il 2025 dal telescopio spaziale Hubble.

Non si tratta di un contorno aggiunto artificialmente alle immagini per facilitarne la lettura. Sono realmente le nubi e le foschie dell’atmosfera saturniana a disegnare quel profilo sinuoso, creando lati e angoli attorno alla zona polare. La ricerca, coordinata da Agustín Sánchez-Lavega dell’Università dei Paesi Baschi, è stata pubblicata su Science Advances. Il paragone con il vecchio esagono si preannuncia particolarmente stimolante.

Da forma appena accennata a decagono completo in due anni

La scoperta ha richiesto di riesaminare immagini più datate. Nel 2024 Sánchez-Lavega, insieme agli astronomi dilettanti Trevor Barry e Jean-Paul Oger, individuò dalla Terra una fascia sinuosa nella zona meridionale del pianeta. Nel 2025 questa geometria divenne molto più nitida. Fu allora che il team riesaminò le osservazioni precedenti di Hubble, scoprendo i primi segnali del decagono già nei dati raccolti nel 2023. Secondo la NASA, la struttura sembra essersi progressivamente consolidata nel corso del tempo.

Si tratta di un aspetto rilevante, considerando che la sonda Cassini, attiva tra il 2004 e il 2017, non aveva rilevato nulla di paragonabile al polo sud. Negli anni seguenti, l’inclinazione stagionale del pianeta ha reso quella regione sempre più ardua da osservare dal nostro pianeta. Il decagono potrebbe dunque essersi generato proprio in quel periodo di osservazione limitata, oppure essere diventato sufficientemente visibile solo di recente. Al momento gli scienziati possono restringere la finestra temporale, senza però determinare con precisione quando sia comparso.

Anche la sua forma appare tuttora in via di definizione. Alcuni angoli risultano molto pronunciati, altri decisamente più sfumati. Secondo il team dell’EHU, Università dei Paesi Baschi, ciò potrebbe indicare un fenomeno ancora in fase di sviluppo, e per il momento meno stabile rispetto all’esagono boreale. Saturno, insomma, sta sperimentando con la geometria, ma il risultato non è ancora definitivo.

Venti a 400 km/h, ma il decagono procede con calma

Le proporzioni rendono il fenomeno ancora più curioso. Il decagono si sviluppa all’interno di una corrente a getto che tocca punte di circa 400 chilometri orari. La figura complessiva, tuttavia, si sposta rispetto alla rotazione planetaria a soli 10 chilometri orari. I suoi vertici, inoltre, oscillano avanti e indietro seguendo un ciclo di circa 32 giorni. L’esagono settentrionale, molto più fisso e quasi immobile, non presenta alcuna dinamica simile.

Proprio questo scarto tra la velocità impetuosa dei venti e quella molto più contenuta del disegno geometrico suggerisce che ci troviamo di fronte a una vasta onda atmosferica, imprigionata nella corrente a getto, e non a un semplice raggruppamento di dieci ammassi nuvolosi trascinati insieme.

Hubble ha inoltre catturato Saturno a diverse lunghezze d’onda, permettendo di esplorare quote differenti dell’atmosfera. Il decagono si manifesta a più livelli. Le rilevazioni infrarosse effettuate dal Very Large Telescope dell’ESO, in Cile, hanno evidenziato anche variazioni nella velocità dei venti al variare dell’altitudine. Questa figura geometrica possiede dunque un’architettura verticale più complessa rispetto a un semplice margine visibile sulle nubi più alte.

Perché saturno continua a produrre poligoni?

È qui che entra in gioco la domanda ancora senza risposta. Le simulazioni condotte dai ricercatori dimostrano che un’onda a dieci lati può originarsi sulla corrente a getto attraverso diversi meccanismi. Potrebbe essere scaturita da una perturbazione ciclica del flusso, oppure essere stata innescata da un vortice anticiclonico scuro situato poco più a nord. Il modello, per ora, conferma che una struttura del genere può formarsi e mantenersi nel tempo. Non chiarisce, però, quale processo abbia effettivamente dato origine a quella osservata.

Il paragone naturale è con il celebre esagono boreale, avvistato per la prima volta dalle sonde Voyager tra il 1980 e il 1981 e tuttora presente dopo più di quarant’anni: un periodo superiore a un intero anno saturniano, che equivale a quasi trenta anni terrestri. Per decenni è sembrato un caso isolato, privo di equivalenti. Ora ha trovato una sorta di cugino sul lato opposto del pianeta. Più recente, più dinamico e con quattro lati aggiuntivi.

E rimane una peculiarità quasi esclusivamente saturniana. Su Giove i cicloni polari possono organizzarsi secondo schemi geometrici a cinque o otto elementi, ma si tratta di un fenomeno di natura differente. Su Saturno, invece, sono le grandi onde legate alle correnti a getto ad assumere la forma di poligoni regolari. Gli astronomi vogliono comprendere perché ciò accada proprio in quel contesto e se esagono e decagono condividano effettivamente lo stesso meccanismo generativo.

Nei prossimi anni il polo sud diventerà progressivamente più favorevole alle osservazioni. Hubble continuerà a monitorarlo, e la NASA include anche il telescopio James Webb tra gli strumenti utili per stabilire quanto sia profonda questa struttura e per quanto tempo potrebbe persistere. Forse il decagono resterà visibile per decenni, proprio come il suo omologo settentrionale. Oppure potrebbe trasformarsi proprio mentre lo stiamo osservando.

Per il momento, è ancora lì. Saturno possedeva già un esagono impossibile da trascurare; ora vanta anche una struttura a dieci lati che non siamo ancora in grado di spiegare completamente. Come rompicapo geometrico, direi che può bastare.