Come riconoscere le monete contraffatte da 2€: il trucco del bordo

moneta 2 euro

Un pezzo da 2 euro conduce un’esistenza piuttosto ordinaria. Viaggia dal negozio al parchimetro, dalla cassa del supermercato alla slot machine, dalle dita del negoziante alla tasca dei pantaloni. Raramente qualcuno la esamina davvero. La riceviamo, la cediamo, la mettiamo nel borsellino con le altre, con quella sicurezza meccanica che nutriamo verso gli oggetti minuti e quotidiani. Proprio in questa routine da spicciolo, i contraffattori individuano la loro opportunità.

L’operazione condotta a Prato ha riportato l’argomento all’attenzione con un disagio molto tangibile: un’organizzazione dedicata alla fabbricazione e allo smercio di pezzi contraffatti da 2 euro, con esemplari così accurati da destare preoccupazione anche tra gli esperti di verifiche tecniche. Dalle indagini emerge che le officine illegali scoperte tra Prato e Quarrata avrebbero realizzato imitazioni pensate anche per sale gioco, macchinette, videopoker e dispositivi cambiamonete, ovvero contesti dove le monete circolano incessantemente, senza particolare attenzione e con scarsissimo tempo per osservarle singolarmente. Le investigazioni hanno condotto a cinque arresti e al ritrovamento di circa 20mila pezzi in tredici interventi, oltre a presse, stampi, anelli, componenti centrali e attrezzature per la produzione.

L’aspetto più insidioso di questa vicenda è che la contraffazione funziona quando si mimetizza tra gli oggetti comuni. Deve apparire come un resto normale. Deve possedere il peso corretto, il bordo plausibile, il tintinnio abbastanza convincente, la tonalità appropriata. Deve superare gli stessi controlli degli altri pezzi. E il taglio da 2 euro rappresenta la scelta ideale: vale più degli altri spiccioli, circola abbondantemente, finisce spesso nei distributori automatici e viene ispezionato superficialmente dall’occhio umano.

Il bordo racconta la verità

L’esemplare autentico da 2 euro presenta caratteristiche molto definite. Secondo la Commissione europea pesa 8,50 grammi, presenta un diametro di 25,75 millimetri, uno spessore di 2,20 millimetri, una corona esterna chiara e un nucleo dorato. La struttura è bimetallica: rame-nichel all’esterno e un centro a tre strati. Descritta così può sembrare materia da manuale numismatico, invece risulta utilissima nella quotidianità, quando una moneta appare “anomala” al tatto.

Il primo elemento da verificare è il bordo. Sulla moneta italiana da 2 euro, quella raffigurante Dante, la Banca centrale europea indica il motivo “2*” ripetuto sei volte, con orientamento alternato dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso. Ogni nazione dell’eurozona possiede il proprio bordo, quindi l’incisione deve corrispondere alla faccia nazionale. Una scritta troppo sfumata, obliqua, confusa, irregolare o incompatibile con il disegno può già destare sospetti.

Poi ci sono i rilievi. Negli esemplari autentici il disegno mantiene una sua nitidezza: i contorni sono leggibili, le stelle hanno una forma precisa, la mappa europea sul lato comune appare definita, la faccia nazionale conserva particolari riconoscibili anche quando la moneta ha già circolato a lungo. Nelle imitazioni più scadenti tutto tende a perdere definizione. I bordi si sfumano, le figure sembrano appiattite, le incisioni diventano indistinte. Il falso spesso ha l’aspetto di una riproduzione mal riuscita, solo in metallo.

Anche la colorazione è importante. Il disco centrale dorato e la corona esterna argentata devono rimanere distinguibili. Se la moneta appare troppo omogenea, se le due sezioni si mescolano, se l’oro tende verso un giallo opaco o l’argento presenta un tono torbido e artificiale, conviene prestare attenzione. Le imitazioni migliori riescono a replicare molto, certamente. Quelle peggiori si rivelano proprio così, con una sorta di uniformità generale: osservi la moneta e qualcosa stona, anche se per un attimo fatichi a individuare cosa.

Il magnete aiuta, con criterio

Il test del magnete è elementare e proprio per questo risulta popolare. Una moneta da 2 euro genuina ha un comportamento magnetico particolare, collegato alla sua composizione stratificata. La Banca d’Italia chiarisce che i tagli da 1 e 2 euro sono realizzati con una struttura bimetallica e stratificata che conferisce proprietà magnetiche specifiche. Tradotto nella verifica domestica: la moneta può essere attratta leggermente da un magnete, però deve staccarsi senza resistenza eccessiva.

Qui occorre un minimo di equilibrio. Se una moneta rimane completamente indifferente al magnete, qualcosa può non tornare. Se si attacca con forza, come un chiodo o una graffetta, anche questo può essere un indizio. La reazione corretta sta nel mezzo: un’attrazione lieve, contenuta, quasi esitante. Il magnete aiuta soprattutto con le imitazioni grossolane. Di fronte a contraffazioni di livello elevato, come quelle scoperte nell’operazione di Prato, il test casalingo può perdere efficacia, perché chi produce falsi sofisticati cerca proprio di replicare anche peso, dimensioni e magnetismo.

Il peso rimane un’altra verifica valida, purché si disponga di una bilancia sufficientemente precisa. 8,50 grammi è il riferimento. Una moneta molto più leggera o più pesante rivela già qualcosa. A mano libera si può solo intuire, magari confrontandola con un’altra moneta sicuramente autentica. A volte basta tenerle una accanto all’altra, farle scivolare sul tavolo, ascoltare il suono, sentire il bordo sotto il polpastrello. Sembra una scena da vecchio mercante diffidente, però funziona più di quanto sembri.

Il problema, naturalmente, sorge quando il falso è ben fatto. A Prato, secondo le ricostruzioni dell’operazione, gli investigatori hanno parlato di contraffazioni di altissimo livello, con peso, dimensioni e magnetismo costruiti per imitare le monete autentiche e superare i dispositivi elettronici di controllo. Questo modifica la percezione del fenomeno: il falso da due euro smette di essere la patacca evidente e diventa un oggetto progettato per attraversare il sistema.

Quando la contraffazione entra nel circuito

Il controllo professionale segue un percorso molto diverso da quello casalingo. In Italia le monete sospette passano dal CNAC, il Centro Nazionale di Analisi delle Monete, costituito nel 2001 presso l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Il CNAC analizza le monete metalliche sospette trovate in circolazione dai gestori professionali del contante, come istituti bancari, Poste, società di trasporto e trattamento del denaro, oppure dalle forze dell’ordine. Il suo lavoro riguarda sia la singola perizia sia la catalogazione delle diverse tipologie di falso, così da alimentare un archivio utile alle indagini sulle zecche clandestine.

Per chi maneggia contante quotidianamente, la procedura è rigida. Quando una moneta viene considerata sospetta, viene ritirata e inviata ai controlli. Se risulta falsa, il valore si perde. Il rimborso arriva soltanto quando la moneta viene riconosciuta autentica oppure quando rientra nei casi previsti per le monete autentiche danneggiate o inadatte alla circolazione. È una regola scomoda, però serve a evitare che il pezzo falso rientri nel giro e continui la sua piccola carriera da parassita metallico.

I dati nazionali aiutano a comprendere perché l’attenzione cada proprio sui 2 euro. Nel rapporto statistico sulla falsificazione dell’euro relativo al 2024, pubblicato dal Dipartimento dell’Economia del MEF, le monete false censite in Italia sono 92.759. Di queste, 78.800 sono da 2 euro, 8.032 da 1 euro e 5.782 da 50 centesimi. Il controvalore complessivo sfiora i 170mila euro. La sproporzione è evidente: il taglio da 2 euro domina la scena.

Questo dato, preso da solo, va tenuto nella sua misura. La quantità di monete autentiche in circolazione resta enormemente superiore. Nessuno deve mettersi a interrogare ogni resto come se fosse un sospettato sotto lampada. Però il caso Prato mostra bene quanto il falso possa infilarsi nei gesti più ordinari, soprattutto quando punta ai circuiti automatici e ai luoghi in cui il denaro metallico gira veloce.

Fonte: CNAC