Cercava sassi a scuola e scopre una spada vichinga di 1.200 anni

spada vichinga

Il primo pensiero di Henrik fu molto concreto: il pezzo di metallo poteva bucare la ruota di un trattore. Aveva sei anni, i compagni intorno e un campo davanti. Dalla terra spuntava un oggetto arrugginito, simile a un rottame qualunque. Henrik Refsnes Mørtvedt, alunno di prima elementare alla scuola Fredheim, in Norvegia, lo raccolse mentre cercava sassi per un lavoretto. Tra le mani si ritrovò una spada vichinga, o meglio una lama databile tra la tarda età merovingia scandinava e gli inizi dell’età vichinga.

La scoperta risale alla fine di aprile, in un campo di Brandbu, nel comune di Gran, contea di Innlandet, nel sud-est del Paese. Siamo nell’Hadeland, area agricola e storica spesso chiamata in inglese terra dei guerrieri. Il bambino ha notato il metallo coperto di terra e ruggine e ha provato a sollevarlo. Gli adulti hanno capito subito che serviva l’intervento di esperti e gli insegnanti hanno avvisato gli archeologi locali: l’azione più importante, cioè fermarsi e segnalare.

Una lama riemersa dal campo

L’arma è di ferro e ha un solo filo. Le autorità culturali norvegesi la definiscono “enegget”, cioè monofilare. Rientra nella famiglia dei sax o scramasax, lame diffuse nel Nord Europa altomedievale, nate come coltelli da caccia o da combattimento e talvolta evolute in vere armi da guerriero. Colpisce lo stato di conservazione: il ferro è corroso, come ci si aspetta dopo oltre mille anni sottoterra, ma la forma è ancora leggibile.

Prima dell’arrivo degli adulti, Henrik avrebbe anche provato a raddrizzare la lama, piegata. Ha poi spiegato di temere che un trattore la danneggiasse e che il suo posto fosse un museo. Aveva ragione. La spada è stata portata al Museo di Storia Culturale di Oslo, dove sarà pulita, stabilizzata e analizzata con metodi non invasivi, come radiografie e controlli sui materiali.

La datazione è il punto più delicato. Le prime stime indicavano un periodo tra il 550 e l’800 d.C., l’epoca merovingia. L’archeologo Øystein Lia l’ha poi ristretto tra il 750 e l’850 d.C., cioè sulla soglia dell’età vichinga. In quegli anni la Scandinavia cambiava: più commerci, viaggi per mare, razzie e capi locali in competizione. L’assalto al monastero di Lindisfarne, nel 793, è considerato l’episodio simbolo dell’inizio dell’età vichinga nelle fonti europee.

Un’arma da uomo di rango

Una spada allora valeva molto più del suo ferro: richiedeva materiali, competenze e lavoro specializzato. Era legata a rango, guerra e proprietà. Lia ipotizza che appartenesse a un uomo di alto status, forse un proprietario terriero libero o un guerriero vicino a un capo locale. Per ora è un’ipotesi: bisognerà capire come fu fabbricata, se mostra segni d’uso e se fu deposta di proposito o spostata nei secoli dai lavori agricoli.

Il luogo rende la storia ancora più interessante. La lama giaceva a circa 40 metri da tumuli funerari dell’età del Ferro già censiti. Potrebbe quindi provenire da una sepoltura, come dono funerario. In molte società nordiche, mettere un’arma accanto a un defunto significava sottrarre ricchezza ai vivi per consegnarla a chi ne era degno.

Gli studiosi restano prudenti. Un campo arato è un contesto rimaneggiato: il terreno viene rivoltato e gli oggetti possono riaffiorare lontano dal punto originale. La spada potrebbe essere stata trascinata dagli aratri e salire piano piano verso la superficie. Poi è arrivata una classe in cerca di sassi, e un bambino ha guardato meglio.

I tesori che riaffiorano in Norvegia

Il ritrovamento si inserisce in un anno ricco per l’archeologia norvegese. Sempre a Innlandet, ad aprile, due appassionati con metal detector hanno trovato 19 monete d’argento vicino a Rena, hanno smesso di scavare e hanno avvisato gli esperti. Ne è emerso il più grande tesoretto monetale dell’età vichinga mai scoperto in Norvegia, salito da circa tremila a oltre 4.700 monete recuperate.

In entrambi i casi conta il comportamento di chi trova: fermarsi, chiamare, lasciare lavorare gli specialisti. A Brandbu l’hanno fatto gli insegnanti, a Rena i cercatori. Spesso l’archeologia si salva così, con un gesto meno spettacolare della scoperta ma molto più utile.

Alla domanda su quanti anni avesse la spada, Henrik ha risposto da bambino: forse cent’anni, una cifra enorme a sei anni. In realtà la terra custodiva una lama di circa 1.200-1.300 anni, con la ruggine addosso e una storia ancora da decifrare. Ora toccherà ai conservatori leggere il metallo senza cancellarne le tracce, e il resto lo diranno le analisi.

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Fonte: Kulturarv i Innlandet