Siamo a North Shields, nel nord-est dell’Inghilterra, a cavallo tra Settecento e Ottocento. Il porto cresce, il carbone muove l’economia locale e il villaggio di pescatori si avvia a diventare un polo industriale. Nel frattempo il tempo atmosferico non dà respiro: l’Europa vive la Piccola Era Glaciale, una lunga fase di inverni gelidi, estati fredde e piovose e potenti eruzioni vulcaniche, in grado di alterare le temperature a distanze enormi.
In questo scenario cresce una bambina che, da adulta, verrà sepolta nel piccolo cimitero quacchero di Coach Lane. Il suo nome è ignoto, ma i denti custodiscono un dettaglio sorprendente: 18 episodi di mineralizzazione alterata, dal primo anno di vita fino ai diciotto anni. Alcuni si presentavano con cadenza quasi annuale.
A distanza di due secoli, quei segni sono al centro di una ricerca della Durham University pubblicata su Frontiers in Environmental Archaeology. Secondo gli autori, i problemi di crescita dei bambini di allora, di solito attribuiti all’inquinamento industriale, potrebbero essere stati peggiorati anche dalle condizioni climatiche.
I denti come archivio di un’infanzia faticosa
Nel 2010 gli archeologi hanno recuperato 236 sepolture a Coach Lane, cimitero in uso dal 1711 al 1829. Negli scheletri erano frequenti i segni di malattie metaboliche, soprattutto nei più giovani. In un precedente campione di 63 bambini e adolescenti, il 44% presentava rachitismo, una condizione che ostacola lo sviluppo delle ossa.
Per ricostruire che cosa fosse successo durante la crescita, il gruppo ha analizzato al microscopio 30 denti appartenenti a 21 individui. In 16 di loro, circa il 76%, la dentina (il tessuto sotto lo smalto) mostrava zone mineralizzate in modo imperfetto. A differenza delle ossa, che si rinnovano di continuo, i denti conservano queste anomalie anche dopo la morte: un vero diario biologico scritto negli anni dello sviluppo.
In certi casi le alterazioni comparivano a intervalli quasi annuali, segno di difficoltà ricorrenti nella gestione dei minerali. Una spiegazione possibile è la carenza di vitamina D, essenziale per assorbire il calcio e avere ossa robuste, sebbene le sole anomalie dentali non bastino a dimostrarla. Resta da capire perché il problema tornasse con tale regolarità.
Eruzioni vulcaniche e cieli offuscati
Per rispondere occorre spostarsi in Indonesia. Nel 1815 il vulcano Tambora dette vita a una delle eruzioni più violente mai documentate. Le enormi quantità di materiale scagliate nell’atmosfera fecero scendere le temperature in varie parti del mondo, e il 1816 passò alla storia come l’anno senza estate, con freddo anomalo, raccolti rovinati e gravi carenze di cibo. Il Tambora fu solo uno degli eventi vulcanici della Piccola Era Glaciale, a cui si sommarono lunghi periodi di debole attività solare.
Per i bambini il guaio non era soltanto il gelo. La pelle sintetizza la vitamina D grazie ai raggi UVB. Con meno sole, temperature rigide e piogge frequenti, le famiglie potevano tenere i figli più a lungo in casa e coprirli con indumenti pesanti anche nei mesi più miti.
Un indizio è arrivato dai vecchi registri del cimitero. Su 109 persone di cui si è potuto stimare l’anno di nascita, 91, pari all’84%, erano nate durante una grande eruzione o nei dieci anni seguenti. Per 41 di loro quei periodi coincidevano anche con una ridotta attività solare. I registri non permettono di collegare i nomi ai singoli denti analizzati, perciò il nesso resta un’ipotesi valida per la comunità nel suo complesso. La coincidenza ha comunque spinto gli studiosi a rivalutare il peso del clima sulla salute di allora.
Carbone, fabbriche e un altro possibile responsabile
A lungo il rachitismo nell’Inghilterra industriale è stato attribuito al fumo del carbone, alle giornate passate al chiuso e alle condizioni di vita delle famiglie operaie. Cause del tutto plausibili: lo smog può ridurre i raggi ultravioletti che raggiungono il suolo, e una dieta povera di calcio e vitamina D aumenta il rischio di disturbi alle ossa.
A North Shields, però, i ricercatori hanno notato un dettaglio. Gran parte delle descrizioni di una città soffocata dall’inquinamento risale a metà Ottocento, quando a Coach Lane non si seppelliva più da decenni. Il carbone bruciava anche prima, certo, ma le condizioni industriali peggiori sono documentate in una fase successiva.
Inoltre, confrontando scheletri di altre comunità europee e nordamericane, gli studiosi non hanno trovato un legame costante tra rachitismo, latitudine, ricchezza o industrializzazione. Alterazioni dentali e scheletriche simili comparivano anche in contesti meno industriali. La spiegazione potrebbe dunque intrecciare più elementi: i fumi delle attività produttive, la dieta, le abitudini familiari e un clima che, in certe fasi, rendeva ancora più difficile esporsi al sole.
Il campione è ridotto e non consente di stabilire quanto ogni fattore abbia pesato sulle carenze osservate. Lo studio offre però uno sguardo diverso sull’infanzia di due secoli fa, vissuta durante una trasformazione industriale che coincideva con una lunga instabilità climatica.
Della donna di Coach Lane non conosciamo la storia: ignoriamo cosa mangiasse, come passasse le giornate, quanto freddo avesse patito. Sappiamo che, dal primo anno ai diciotto, qualcosa disturbò più volte la mineralizzazione dei suoi denti. Diciotto episodi che nessun registro ebbe motivo di annotare, rimasti per oltre duecento anni nella dentina.
