AliExpress nel mirino di Bruxelles: multa record da 550 milioni

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La Commissione europea ha inflitto ad AliExpress una sanzione di 550 milioni di euro per non aver contrastato adeguatamente la diffusione di prodotti pericolosi, illegali o contraffatti sulla piattaforma. È la penale più elevata mai imposta da Bruxelles nell’ambito del Digital Services Act, il regolamento in vigore dal 2023 che impone ai grandi operatori digitali precisi doveri di analisi e riduzione dei rischi sistemici.

Un sistema di valutazione del rischio ritenuto insufficiente

Dalla decisione ufficiale emerge che AliExpress avrebbe attribuito ai propri strumenti di controllo un’efficacia superiore a quella reale, ignorando lo sproporzionato rapporto tra addetti alla moderazione e mole di inserzioni da esaminare. Le verifiche svolte dagli uffici comunitari hanno rivelato che diversi prodotti illegali continuavano a essere suggeriti o promossi agli utenti prima ancora di essere rimossi: un elemento che dimostra come la criticità non riguardasse soltanto l’individuazione degli articoli sospetti, ma anche gli algoritmi che decidono cosa mostrare in vetrina.

Le lacune nei sistemi di controllo

Il giudizio della Commissione è severo anche riguardo alle azioni correttive adottate dall’azienda. Nello specifico, Bruxelles imputa ad AliExpress le seguenti criticità:

  • Un meccanismo di rilevamento che ha permesso a merci contraffatte, giocattoli non sicuri e cosmetici rischiosi di restare visibili online per settimane, anche dopo essere stati identificati.
  • Una procedura di sanzione verso i venditori che reiteravano violazioni, mai concretamente messa in pratica.
  • Controlli sulla classificazione dei prodotti facilmente eludibili da chi collocava articoli in categorie errate per sfruttare requisiti meno rigidi.

Anche il sistema pensato per autorizzare i marchi e bloccare la contraffazione sarebbe risultato inefficace, a causa di personale insufficiente e verifiche poco accurate.

Le dichiarazioni della Commissione

Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, ha commentato così la vicenda:

La circolazione di abbigliamento contraffatto, giocattoli non sicuri, cosmetici pericolosi e altri articoli illegali o dannosi non è un effetto collaterale inevitabile degli acquisti online, ma la conseguenza del mancato rispetto, da parte di AliExpress, degli obblighi stabiliti dal Digital Services Act. La grandezza dell’attività non rappresenta una scusante: i rischi vanno individuati e gestiti in modo sistematico, per permettere ai consumatori di fare acquisti online in totale sicurezza. Oggi chiediamo ad AliExpress di conformarsi a questo standard e di agire di conseguenza

Un’indagine partita nel 2024

La vicenda ha origine il 14 marzo 2024, quando Bruxelles aveva avviato un’istruttoria formale su diversi aspetti: analisi dei rischi, moderazione dei contenuti, trasparenza della pubblicità, identificabilità dei venditori e accesso ai dati per i ricercatori. Nel giugno 2025 la Commissione aveva rendere vincolanti alcuni impegni proposti dall’azienda su gran parte di questi temi, lasciando però ancora apertoil filone relativo alla gestione dei rischi legati ai prodotti illegali. Il provvedimento odierno chiude proprio questo capitolo, fondandosi tra l’altro sui rapporti di valutazione del rischio presentati dall’azienda nel 2023 e nel 2024 e sulle risposte alle richieste formali di informazioni inviate dalla Commissione il 6 novembre 2023 e il 18 gennaio 2024.

I prossimi passi

AliExpress avrà tempo fino al 20 ottobre per proporre un piano d’azione con le misure correttive da adottare. Successivamente, il Comitato europeo per i servizi digitali disporrà di un mese per formulare un parere, e la Commissione di un ulteriore mese per emettere la decisione definitiva. Il mancato adeguamento alla dichiarazione di non conformità potrebbe comportare l’applicazione di penali periodiche.

La risposta di AliExpress

L’azienda non ha tardato a reagire. “Non condividiamo la decisione di oggi né la sanzione, che riteniamo sproporzionata e non rappresentativa del nostro solido impianto normativo e dei miglioramenti concreti già introdotti”, ha dichiarato AliExpress in una nota riportata dall’emittente irlandese RTÉ, precisando di essere al momento al lavoro per “valutare tutte le possibili strade da percorrere”.

Il terzo caso legato al Digital Services Act

La vicenda di AliExpress si aggiunge a una serie di provvedimenti che stanno ridisegnando i rapporti tra Bruxelles e i grandi gruppi dell’e-commerce digitale. A dicembre 2025 era stata la volta di X, sanzionata per 120 milioni di euro per le carenze nella trasparenza legate alla spunta blu e all’accesso ai dati destinato ai ricercatori. Lo scorso maggio, invece, era stata Temu a essere colpita da una sanzione di 200 milioni di euro, per non aver correttamente valutato i rischi connessi alla vendita di prodotti illegali sulla piattaforma.