Un dispositivo per indurre sogni lucidi on demand presto disponibile?

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Una start-up innovativa di nome Prophetic sta sviluppando “Halo“, un dispositivo di ultima generazione che promette di indurre sogni lucidi. Caratterizzato da un design che ricorda i visori di realtà virtuale, ma senza schermo e notevolmente più sottile, Halo ha l’ambizione di permettere all’utente di riconoscere di essere in un sogno e quindi di controllarlo. Questa tecnologia non solo offrirebbe un nuovo tipo di intrattenimento, ma potrebbe anche avere applicazioni terapeutiche, come nel trattamento del disturbo da stress post-traumatico o nei disturbi dell’umore.

La tecnologia all’avanguardia dietro al sogno lucido

Sognare lucidamente significa essere consapevoli di sognare durante il sonno REM. Questo stato unico, che combina coscienza e sogno, permette ai sognatori di manipolare i loro sogni. Prophetic intende rendere questa esperienza straordinaria accessibile a tutti con Halo, il quale emula le sequenze neuronali dei sogni lucidi naturali utilizzando l’apprendimento automatico, la TUS (ecografia transcrânica focalizzata), impulsi spaziali 3D, dati di risonanza magnetica funzionale (IRMf) e sensori EEG. Queste tecnologie avanzate sono state raccolte in collaborazione con il prestigioso Istituto Donders.

I ricercatori hanno osservato che durante i sogni lucidi, le onde cerebrali mostrano una maggiore sincronizzazione e un incremento delle onde gamma nelle regioni temporali e frontali, coinvolte nelle funzioni esecutive della coscienza. La TUS permette di stimolare queste onde in maniera non invasiva e precisa, offrendo un potenziale d’uso sia nella ricerca che nella clinica.

Al momento, Halo è in grado di interpretare i dati EEG e, nel prossimo anno, utilizzerà le informazioni raccolte dal Donders Institute per perfezionare il modello di apprendimento automatico che sarà responsabile della stimolazione cerebrale. Il design del dispositivo punta al massimo comfort, con componenti interni e materiali adatti al contatto con la pelle e leggeri. Secondo Nico Adelhöfer del Donders Institute, l’obiettivo è che l’utente non noti la presenza fisica del dispositivo, ma solo sottili modifiche nell’esperienza del sogno, che dovrebbero apparire quanto più naturali possibili.