Bruxelles si prepara a tracciare nuovi confini per il mondo digitale, con l’obiettivo dichiarato di mettere al riparo le generazioni più giovani. Ursula von der Leyen ha reso pubbliche le indicazioni messe a punto dallo Special Panel on Child Safety Online, un documento che nei prossimi mesi, subito dopo la pausa estiva, dovrebbe tradursi in una vera e propria proposta legislativa. Il progetto contempla lo stop totale all’uso di dispositivi con schermo per i bambini sotto i tre anni e, in seguito, l’adozione di un sistema di accesso alle piattaforme digitali estremamente graduale, ammesso fino ai tredici anni esclusivamente sotto lo sguardo vigile di un adulto. Lo scopo di questa misura drastica è liberare i più giovani dalla morsa dei meccanismi che alimentano la dipendenza virtuale.
La numero uno della Commissione Europea non ha lasciato spazio a dubbi sull’orientamento politico di Bruxelles, sottolineando che “in Europa siamo convinti che debbano essere i genitori a occuparsi della crescita dei nostri figli, non degli algoritmi predatori“. Per fugare qualsiasi incertezza, von der Leyen ha precisato che la protezione online deve essere pensata fin dall’inizio nella progettazione stessa delle piattaforme da parte dei colossi tecnologici, dichiarando:
Non pretendiamo che siano i bambini a costruirsi da soli le cinture di sicurezza. Non chiediamo ai genitori di montare gli airbag tra le mura domestiche. Lo stesso ragionamento deve applicarsi alle grandi aziende tecnologiche.
Le rilevazioni raccolte indicano che i più piccoli restano connessi dalle quattro alle sei ore quotidiane, e quasi il 60% di loro ha già vissuto episodi di malessere emotivo, stati d’ansia o situazioni di cyberbullismo.
Argini contro la dipendenza digitale e verifica dell’età a livello europeo
La normativa in arrivo punterà dritta al bersaglio di ciò che viene etichettato come “social media+“, categoria che comprende non soltanto i social network tradizionali ma anche tutti quei siti che fanno leva su scorrimento infinito dei contenuti, riproduzione automatica dei video e notifiche continue. Per rendere concreto questo sbarramento, l’Unione Europea renderà disponibile un’applicazione open source pensata per verificare l’età degli utenti, capace di certificare il possesso dei requisiti anagrafici minimi senza compromettere la tutela dei dati personali. L’obiettivo è quello di mettere ordine nella frammentazione delle normative nazionali che Paesi come Francia, Spagna e Danimarca stanno già valutando in autonomia.
Bruxelles procede forte del sostegno dell’opinione pubblica: i dati dell’ultimo Eurobarometro rivelano che il 63% dei cittadini europei approva l’idea di limitare l’accesso ai social per chi non ha ancora raggiunto la maggiore età, sulla base di fasce anagrafiche ben definite. Attraverso i meccanismi previsti dal Digital Services Act, la Commissione ha già avviato indagini preliminari nei confronti di giganti come Meta e TikTok, colpevoli secondo Bruxelles di non aver messo in campo strumenti adeguati per contrastare la dipendenza tra i più giovani. Ribadendo l’urgenza di proteggere i minori dall’invadenza della rete, von der Leyen ha aggiunto:
Non è in discussione se i ragazzi possano utilizzare i social media, quanto piuttosto se e in che modo i social media possano raggiungere i nostri figli.
We need age-appropriate restrictions on platforms.
This is not about whether children can access social media.
It is about when social media can access our children.
For a safer start online for every child ↓ https://t.co/QheuC3gFzx
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) July 13, 2026
