Sul Po una barriera intelligente blocca la plastica prima del mare

River Cleaning Po

Una struttura galleggiante taglia in diagonale le acque del Po di Gnocca, affidando alla corrente stessa parte del lavoro. Bottiglie, confezioni e altri detriti che galleggiano vengono così guidati verso una cella di raccolta, mentre telecamere abbinate ad algoritmi registrano ogni elemento che vi transita. Nel territorio del Delta del Po è entrato in funzione River Cleaning, un dispositivo automatizzato di 25 metri ideato per fermare i rifiuti prima che possano raggiungere le acque dell’Adriatico.

L’inaugurazione ufficiale è avvenuta il 15 settembre a Porto Viro, in provincia di Rovigo, nell’ambito del progetto INSPIRE – Innovative Solutions for Plastic Free European Rivers, finanziato dal programma Horizon Europe. La Regione Veneto, che ha contribuito economicamente alla realizzazione dell’impianto tramite l’iniziativa regionale River Cleaning gestita da Venice Lagoon Plastic Free, descrive questo sistema come uno strumento capace di catturare plastica e altri materiali di scarto lungo il corso fluviale, impedendo che finiscano in mare.

Come la corrente guida i rifiuti verso la cattura

Il principio di funzionamento si basa essenzialmente su leggi fisiche. I moduli che restano a galla sono posizionati con un’angolazione rispetto al flusso dell’acqua e utilizzano la forza della corrente per convogliare i rifiuti verso un punto di raccolta collocato lateralmente. Nell’installazione sul Po di Gnocca, il sistema opera in modalità completamente automatica ed è collegato alla vasca di raccolta ideata dal partner greco MINDS.

River Cleaning chiarisce che l’infrastruttura è stata concepita per intercettare in modo continuativo le macroplastiche, raccogliendo simultaneamente dati sui materiali catturati mediante tecnologie di machine learning. Lo sviluppo tecnologico è opera di Mold Srl, azienda con sede a Cassola, nel territorio vicentino.

Va precisato che l’intelligenza artificiale non recupera fisicamente le bottiglie dal fiume: questo compito spetta all’acqua stessa e alla barriera. Le telecamere collegate agli algoritmi hanno il compito di contare e catalogare quanto viene fermato, generando così una mole di informazioni utili a comprendere quali materiali trasporti effettivamente il fiume.

L’impianto sfrutta inoltre l’energia solare per alimentare le sue componenti automatizzate. Lo scopo è garantire un funzionamento costante senza però creare un blocco totale del corso d’acqua.

La ragione dietro la scelta di questa posizione sul Po

La localizzazione dell’impianto non è frutto del caso. Secondo il monitoraggio nazionale condotto da ISPRA sui macrorifiuti galleggianti, il Po figura tra i corsi d’acqua italiani – insieme a Tevere e Sarno – che trasportano il maggior quantitativo di rifiuti verso il mare, con la plastica come protagonista assoluta. Oltre l’80% dei macrorifiuti individuati da ISPRA risultava composto da plastica, e circa un terzo da articoli usa e getta. Gli oggetti più frequentemente riconoscibili erano legati al consumo alimentare e agli imballaggi.

ISPRA ha inoltre cercato di tracciare il percorso di questi rifiuti, rilasciando nei fiumi contenitori galleggianti equipaggiati con GPS, progettati per simulare il comportamento dei macrorifiuti reali. I dati raccolti hanno evidenziato una permanenza prolungata nei corsi d’acqua, caratterizzata da continue fasi di movimento e stallo legate alle oscillazioni della portata fluviale. Una volta giunti in mare, alcuni tracciatori hanno percorso ulteriori chilometri prima di arenarsi sulla costa. Risulta quindi molto più efficace bloccare una bottiglia mentre si trova ancora all’interno di un ramo del Po piuttosto che rincorrerla dopo che ha già raggiunto il mare aperto.

Un test dimostrativo nell’ambito del progetto europeo INSPIRE

L’installazione italiana rappresenta uno dei casi pilota di INSPIRE, iniziativa europea partita nel 2023 con conclusione prevista per maggio 2027. Il progetto coinvolge 26 partner e comprende 20 diverse tecnologie o strategie orientate a tre obiettivi principali: individuare le fonti di inquinamento, rimuovere i rifiuti e le plastiche già disperse nell’ambiente, e prevenire che nuovi materiali finiscano nei fiumi. Il budget complessivo dell’iniziativa si attesta attorno agli 11,47 milioni di euro, con quasi 10 milioni provenienti da fondi europei. Tra i partecipanti italiani figura anche il Consiglio nazionale delle ricerche, tramite il CNR-ISMAR.

È fondamentale delineare correttamente i limiti operativi di River Cleaning. Sebbene il progetto INSPIRE si occupi complessivamente anche del problema delle microplastiche, la barriera collocata sul Po di Gnocca è concepita principalmente per intercettare rifiuti galleggianti e macroplastiche. Non si tratta quindi di un sistema in grado di depurare completamente il fiume da qualsiasi tipo di contaminante presente nell’acqua, né di risolvere autonomamente il problema più ampio della plastica dispersa a monte del corso fluviale.

Dalla raccolta rifiuti a un possibile osservatorio ambientale sul Po

Il futuro dell’impianto potrebbe riguardare anche la sua capacità di fornire informazioni preziose sullo stato del fiume. Durante la cerimonia di presentazione del 15 settembre sono stati anticipati possibili impieghi futuri della tecnologia, che vanno dal monitoraggio delle fioriture algali e dei fenomeni di ipossia fino allo studio del cuneo salino, il fenomeno di risalita dell’acqua marina che può risultare particolarmente problematico nel Delta quando la portata del Po si riduce.

Questi rimangono al momento sviluppi futuri. Ciò che invece è già osservabile è molto più concreto: i rifiuti scendono verso il mare, si scontrano con i 25 metri della barriera e vengono deviati fuori dal flusso principale della corrente. La sfida vera, naturalmente, resterebbe quella di evitare che questi materiali finiscano nel fiume fin dall’inizio. Nel frattempo, però, River Cleaning si impegna almeno a intercettarli prima che raggiungano l’Adriatico.