Multa record a Google: l’Ue conferma 4,1 miliardi per Android

google
MOUNTAIN VIEW, CA, USA - AUGUST 29, 2022: The Google sign is seen at Googleplex, the corporate headquarters complex of Google and its parent company, Alphabet Inc., in Mountain View, California.

Il colosso di Mountain View subisce una sconfitta giudiziaria senza precedenti sul territorio europeo. La massima autorità giudiziaria dell’Unione europea ha infatti convalidato la penale da 4,125 miliardi di euro imposta dall’organo esecutivo europeo per violazione delle norme antitrust relative al sistema operativo mobile Android, bocciando l’appello presentato dal gigante tecnologico e dalla sua casa madre, Alphabet.

Si conclude così una lunga disputa legale avviata più di otto anni fa, destinata a rappresentare un punto di riferimento cruciale nel confronto tra colossi digitali, tutela della concorrenza e diritti dei consumatori.

La questione trae origine dalla determinazione assunta dall’autorità antitrust europea nel luglio 2018, quando Bruxelles stabilì che il gruppo californiano aveva sfruttato Android per consolidare in modo illegittimo il dominio del proprio servizio di ricerca e delle proprie piattaforme digitali. Secondo l’organismo europeo, la società aveva imposto una serie di restrizioni ai costruttori di dispositivi mobili e agli operatori di telefonia, ostacolando la competizione e rendendo estremamente arduo per altri motori di ricerca e browser acquisire visibilità sul mercato.

L’autorità europea aveva inizialmente stabilito una penale eccezionale di 4,34 miliardi di euro, tra le più alte mai comminate dall’Unione europea in ambito di tutela della concorrenza.

Le accuse mosse dall’autorità europea

Al nucleo dell’inchiesta si trovavano tre comportamenti ritenuti lesivi della concorrenza. Il primo riguardava l’imposizione ai costruttori di dispositivi mobili di installare preventivamente Google Search e il navigatore Chrome per ottenere l’autorizzazione al Play Store, l’applicazione essenziale per accedere all’universo Android.

Il secondo consisteva negli accordi commerciali attraverso cui il colosso digitale offriva compensi economici a produttori e operatori di telefonia che accettavano di preinstallare unicamente Google Search sui loro apparecchi. La terza condotta, probabilmente la più discussa, vietava ai produttori di distribuire dispositivi basati su versioni personalizzate o alternative di Android, le cosiddette versioni “fork”, qualora volessero continuare a utilizzare le applicazioni proprietarie del gruppo.

Secondo l’autorità europea, queste imposizioni hanno permesso per anni di rafforzare la supremazia dell’azienda nel settore delle ricerche online e della pubblicità digitale. Nel 2022 il Tribunale dell’Unione europea aveva già confermato la fondatezza delle contestazioni sollevate dalla Commissione, riconoscendo che il gigante tecnologico aveva effettivamente ostacolato la concorrenza. I magistrati avevano tuttavia annullato una porzione specifica della decisione relativa ad alcuni accordi di ripartizione dei ricavi stipulati con produttori e operatori di telefonia.

Per tale ragione l’ammontare della penale era stato leggermente ridimensionato da 4,342 a 4,125 miliardi di euro. Il gruppo californiano aveva quindi scelto di presentare ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea, l’ultimo livello di giudizio disponibile. Con la pronuncia appena resa pubblica, la Corte ha respinto totalmente l’appello. Secondo i magistrati europei, il Tribunale ha valutato correttamente gli impatti delle condotte contestate e non ha commesso errori nell’accertare che esse fossero in grado di limitare la competizione.

La Corte ha inoltre giudicato inadeguate le argomentazioni difensive presentate dalla società, confermando che le limitazioni imposte ai costruttori Android hanno contribuito a rafforzare in maniera rilevante il potere di mercato dell’impresa. La penale da 4,125 miliardi di euro diventa pertanto inappellabile.

La risposta del colosso tecnologico

Il gruppo californiano ha ribadito la propria posizione tramite un portavoce, evidenziando che Android avrebbe incrementato la competizione e favorito il progresso tecnologico nel comparto mobile.

Android offre maggiore scelta per tutti e supporta migliaia di imprese. Questa sentenza non riconosce i significativi investimenti fatti per garantire che Android rimanga aperto, interoperabile e gratuito, ha dichiarato l’azienda.

Il colosso digitale ha inoltre ricordato di aver già modificato i propri accordi commerciali in Europa dopo la decisione iniziale dell’autorità del 2018 e di voler continuare a investire nello sviluppo della piattaforma.

Ma per la giustizia europea il verdetto è ormai inappellabile: l’utilizzo di Android per consolidare il predominio dei servizi del gruppo ha violato le regole della concorrenza dell’Unione. E la maxi penale da oltre 4 miliardi di euro dovrà essere versata.

Fonte: Corte di Giustizia dell’Ue