Questa sera, appena il Sole sarà scomparso all’orizzonte, vale la pena rivolgere lo sguardo verso Ovest-Sud-Ovest. Vicino alla falce luminosa della Luna crescente farà capolino anche il resto del disco, molto più tenue, grigiastro e quasi impalpabile. Si tratta della luce cinerea lunare: per alcune ore il nostro satellite mostra contemporaneamente il suo volto diurno e quello notturno. E stavolta la fonte di illuminazione siamo proprio noi, terrestri.
Il 17 agosto 2026 la Luna attraversa la fase crescente, a cinque giorni dalla Luna nuova del 12 agosto e in prossimità del primo quarto, atteso per il 20 agosto. Osservando da Roma, il disco lunare risulta illuminato dal Sole per circa il 26,5%; questa percentuale oscilla leggermente nel corso della giornata, senza però alterare la qualità dello spettacolo celeste. Secondo i calcoli dell’Osservatorio Navale statunitense, la Luna nuova è caduta il 12 agosto alle 17:37 UTC, mentre il primo quarto arriverà il 20 agosto alle 02:46 UTC.
Perché quella zona grigia riflette luce terrestre
La sottile falce brillante riceve i raggi solari in modo diretto. Il resto della superficie lunare, invece, segue un tragitto molto più complesso: la luce del Sole arriva sulla Terra, viene rimandata verso la Luna dal nostro pianeta e infine, dalla superficie del satellite, rimbalza nuovamente fino ai nostri occhi. Due riflessioni successive e quasi 768 mila chilometri percorsi tra andata e ritorno: tutto questo per produrre un bagliore visibile anche senza strumenti ottici.
La NASA chiama questo fenomeno earthshine, mentre nella nostra lingua parliamo di luce cinerea o chiarore terrestre. Quando dalla Terra scorgiamo una giovane falce lunare, dal punto di vista della Luna il nostro pianeta apparirebbe quasi interamente illuminato: una Terra enorme e splendente che rischiara la porzione del satellite ancora immersa nel buio.
Ne deriva quella sagoma circolare, appena percettibile, che circonda la falce principale. Come spiega EduINAF, il fenomeno risulta osservabile a occhio nudo soprattutto nei giorni prossimi alla Luna nuova, momento in cui l’allineamento tra Sole, Terra e Luna crea il contrasto ideale tra il sottile spicchio luminosissimo e il resto del disco illuminato dalla Terra.
Orario ideale per osservare stasera il fenomeno
L’ingrediente principale è un orizzonte occidentale sufficientemente sgombro, unito a un pizzico di fortuna con le nuvole, che potrebbero rovinare la serata. L’orario esatto varia ovviamente da regione a regione. A Roma il Sole tramonta oggi alle 20:07, mentre la Luna scenderà sotto l’orizzonte alle 22:08. Una finestra temporale ragionevole si apre quindi circa trenta minuti dopo il calar del sole, quando il cielo si fa abbastanza scuro da rendere visibile il chiarore più fioco.
Nel Centro Italia, tra le 20:35 e le 21:10 circa, si dovrebbe trovare l’equilibrio migliore: il crepuscolo si attenua mentre la Luna resta ancora sufficientemente alta nel cielo. Al Nord e al Sud gli orari andranno adattati in base al tramonto locale, con differenze che possono arrivare a diverse decine di minuti.
Non è necessario un telescopio per godersi lo spettacolo. Già a occhio nudo si riesce a distinguere il disco più scuro, specialmente lontano da fonti di inquinamento luminoso; con un semplice binocolo il confine tra la falce brillante e la zona rischiarata diventa nettamente più marcato. Fotografare il fenomeno risulta invece più impegnativo, dato l’enorme scarto di luminosità tra le due porzioni del disco: l’INAF suggerisce di utilizzare esposizioni diverse per catturare correttamente entrambe le zone.

La luce cinerea non serve soltanto a impreziosire le fotografie lunari: gli scienziati la impiegano anche per misurare quanto il nostro pianeta rifletta la radiazione solare, ovvero il suo albedo. Osservare la parte in ombra della Luna equivale, in qualche modo, a osservare una luce che porta ancora impresse le caratteristiche della Terra. La NASA ha effettivamente utilizzato le osservazioni di earthshine per monitorare le variazioni nella capacità riflettente del nostro pianeta.
Questa sera, comunque, non servono ambizioni scientifiche particolari: basta un cielo sufficientemente terso, una visuale libera verso ponente e qualche minuto lontano dallo schermo del telefono. Sarà la Terra a occuparsi del resto, restituendo alla notte lunare la luce che aveva appena ricevuto dal Sole.
