Il mistero della stabilità millenaria della Grande Piramide svelato

Piramide di Giza cane

Quando si visita Giza, lo sguardo dovrebbe soffermarsi prima sulla base. Il monumento funerario di Cheops sorge su una fondazione di calcare, massiccia e imponente, caratterizzata da una geometria quasi testarda. L’immagine esterna è quella familiare dei manuali scolastici: dune, massi squadrati, visitatori, orizzonte chiaro. All’interno, però, accade qualcosa che sfugge alle fotografie turistiche. La costruzione oscilla impercettibilmente. Si tratta di movimenti minimi ma costanti, generati dal vento, dai movimenti umani, dal traffico distante, dal sottofondo tellurico del pianeta. Proprio questa modalità oscillatoria potrebbe chiarire una porzione della sua capacità di sopportare eventi sismici.

Una recente ricerca apparsa su Scientific Reports ha esaminato le oscillazioni ambientali della struttura monumentale applicando la tecnica HVSR, un approccio geofisico non invasivo che mette a confronto le componenti orizzontali e verticali del rumore tellurico. Gli studiosi hanno eseguito 37 rilevamenti in varie zone accessibili: stanza della Regina, stanza del Faraone, gallerie, ambiente sotterraneo, vani di alleggerimento al di sopra della camera regale, superfici esterne e suolo adiacente alla costruzione. L’elemento che modifica la comprensione risiede nella differenza tra due oscillazioni: la maggior parte dell’ambiente interno vibra attorno ai 2,3 hertz, mentre il suolo circostante oscilla intorno agli 0,6 hertz. Questa divergenza limita il pericolo di risonanza tra fondazione e struttura, uno dei meccanismi che può intensificare le conseguenze di un sisma.

Il battito della roccia

Qualsiasi costruzione possiede una frequenza propria. Quando un evento sismico trasmette energia in prossimità di tale frequenza, l’edificio può oscillare con maggiore intensità, come un’altalena spinta al momento giusto. Quando fondazione e monumento oscillano su scale diverse, l’amplificazione risulta meno verosimile. Per quanto riguarda il sepolcro di Cheops, il suolo rilevato davanti alla struttura mostra picchi attorno a 0,6 hertz; la stanza della Regina evidenzia valori compresi tra 2,1 e 2,3 hertz; la camera regale e i suoi passaggi raggiungono tra 2,3 e 2,6 hertz; gli ambienti di alleggerimento si collocano intorno a 2,4-2,6 hertz.

Si tratta di valori contenuti, ma riguardano un aspetto molto tangibile: il modo in cui una costruzione antica riceve e ripartisce le sollecitazioni meccaniche. Il monumento presenta una base immensa, una massa concentrata verso il basso, una configurazione simmetrica che si restringe verso l’alto. Il carico si scarica verso la fondazione anziché cercare vie laterali. La costruzione funziona per compressione, blocco su blocco, secondo una logica elementare e resistentissima. L’altezza iniziale era di 146,59 metri, con lati basali di circa 230,33 metri; attualmente risulta più bassa a causa della perdita del rivestimento superficiale e della cuspide. All’interno di quella massa calcarea si trovano circa 2,3 milioni di elementi, sistemati in modo da rendere la struttura un corpo compatto, ostico da deformare e da spostare.

La sezione più rilevante si colloca sopra la camera del Faraone. I cosiddetti vani di scarico, da tempo considerati soluzioni architettoniche per alleggerire la pressione sulla stanza funeraria, mostrano nella ricerca un comportamento peculiare: l’amplificazione relativa tende a crescere con l’altezza, come avviene spesso nelle costruzioni verticali, tuttavia in quegli ambienti diminuisce. Gli autori collegano questo esito alla loro configurazione, che potrebbe contribuire a ridurre le tensioni sulla camera regale. In quel particolare si nota chiaramente la differenza tra massa grezza e sapienza costruttiva.

Nessun incantesimo faraonico

Occorre cautela. L’indagine indica che la struttura presenta caratteristiche favorevoli alla tenuta sismica. Non prova che gli antichi costruttori egiziani abbiano ideato il monumento con l’obiettivo deliberato di evitare la risonanza. Gli stessi ricercatori lo specificano: ogni ipotesi su un’ottimizzazione antisismica volontaria rimane congetturale e le sole rilevazioni geofisiche non sono sufficienti a dimostrarla.

La scoperta mantiene il suo valore anche senza trasformarla in mito. I costruttori del regno faraonico avevano accumulato un sapere pratico straordinario. Sapevano selezionare il terreno, ripartire il peso, sfruttare la geometria, apprendere dagli insuccessi dei tentativi precedenti. Non era necessario padroneggiare il vocabolario attuale della sismologia per comprendere che una fondazione ampia, una roccia solida, una massa ben distribuita e passaggi interni ponderati potevano generare una costruzione capace di persistere.

Il sepolcro di Cheops, edificato durante l’Antico Regno, ha superato circa 4.600 anni di degradazione, spoliazioni, cedimenti, scosse telluriche e mutamenti del territorio. Giza non rientra tra le zone più sismiche del globo, tuttavia eventi rilevanti si sono verificati. Nel 1847 un sisma interessò la zona di El-Fayoum, a circa 70 chilometri da Giza. Nel 1992 una scossa di magnitudo 5.8 nell’area del Cairo causò gravi danneggiamenti a migliaia di costruzioni e oltre 560 vittime; la Grande Piramide subì lesioni contenute rispetto al contesto.

L’importanza di queste rilevazioni riguarda anche la tutela del patrimonio. Comprendere come oscilla una costruzione storica aiuta a identificare fragilità, sezioni anomale, zone da sorvegliare con maggiore attenzione. Il metodo HVSR segnala frequenze dominanti e variazioni di risposta, tuttavia non ricostruisce autonomamente tutto il comportamento dinamico del monumento. Saranno necessarie analisi più estese, modelli numerici, ulteriori verifiche. La piramide resta una struttura vivente nel senso più materiale del termine: risponde, assorbe, trasmette, conserva memoria fisica di ogni scossa.

Il sepolcro di Cheops non si trasforma in una macchina antisismica progettata con strumenti moderni nella mente di uomini vissuti 4.600 anni fa. Diventa qualcosa di più tangibile: un’opera realizzata così accuratamente da produrre, anche senza formule contemporanee, effetti che oggi la fisica riesce a rilevare. La roccia non comunica verbalmente. Però oscilla. E talvolta è sufficiente ascoltarla attentamente.

Grande Piramide sottosuolo
©Asem Salama et al.

Fonte: Nature