I data center dell’IA surriscaldano il territorio: +9°C locali

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Le infrastrutture che ospitano l’intelligenza artificiale stanno lasciando un’impronta termica visibile sul pianeta. I data center dedicati ai sistemi digitali avanzati stanno alterando il clima a livello locale, provocando incrementi termici superficiali fino a 9,1 °C. Questa evidenza emerge da un’indagine globale che ha analizzato due decenni di rilevazioni satellitari.

La ricerca “The data heat island effect: quantifying the impact of AI data centers in a warming world” presenta un fenomeno inedito: l’effetto isola di calore digitale. Analogamente alle metropoli caratterizzate da alta densità edilizia, anche nelle vicinanze delle centrali di elaborazione dati si forma una zona termica persistente. Mediamente, dopo l’attivazione di una struttura, la temperatura al suolo aumenta di circa 2 °C, raggiungendo però valori decisamente superiori in determinate situazioni.

L’alterazione termica non rimane circoscritta al perimetro degli impianti. Le variazioni di temperatura si propagano in un raggio di 10 chilometri, con rialzi di circa 1 °C rilevati anche oltre i 4 chilometri di distanza. Si tratta di proporzioni analoghe a quelle delle isole di calore urbane convenzionali.

Conseguenze per centinaia di milioni di abitanti

L’aspetto demografico assume particolare rilevanza. Stando ai calcoli dello studio, circa 340 milioni di individui risiedono all’interno dell’area d’influenza di queste installazioni e potrebbero subire un’esposizione a temperature superiori alla norma locale. Si tratta di un elemento significativo poiché l’innalzamento termico locale influenza i consumi per il condizionamento, il benessere della popolazione e la purezza dell’atmosfera, riproducendo meccanismi già documentati nei grandi agglomerati urbani. La peculiarità risiede nel fatto che qui la causa non è l’urbanizzazione ma le infrastrutture informatiche.

Diverse aree geografiche presentano segnali compatibili con questo fenomeno. Nella zona del Bajío, in Messico, l’incremento di circa 2 °C osservato negli ultimi vent’anni corrisponde allo sviluppo dei centri di calcolo. Tendenze comparabili si manifestano in Aragona, in Spagna, e nel nordest brasiliano, dove l’aumento termico locale eccede le tendenze climatiche dell’intera regione. Tali evidenze consolidano l’ipotesi che le strutture di elaborazione dati possano influenzare sostanzialmente il riscaldamento territoriale.

Consumo energetico e dispersione termica

La questione centrale è il fabbisogno energetico. Le strutture informatiche dedicate all’intelligenza artificiale rappresentano alcune delle infrastrutture in più rapida espansione quanto a richiesta energetica: il bisogno di potenza di calcolo cresce esponenzialmente e la maggior parte dell’energia impiegata si trasforma in calore disperso. Gli studiosi evidenziano che “l’effetto non può essere ignorato”, specialmente considerando la crescita prevista nei prossimi anni. A complicare ulteriormente lo scenario è la persistente dipendenza dalle fonti energetiche fossili, che moltiplica l’impatto climatico complessivo.

Strategie di mitigazione possibili

Esistono rimedi praticabili, ma necessitano di azioni coordinate su diversi fronti. Dal punto di vista informatico, ottimizzare l’efficienza degli algoritmi e eliminare elaborazioni superflue può diminuire la domanda energetica. Per quanto riguarda i componenti fisici, le opzioni spaziano da processori a consumo ridotto a sistemi sofisticati di controllo termico, includendo tecnologie di raffreddamento naturale che limitano il dispendio energetico totale. Una corrente innovativa propone inoltre di riconcepire l’intelligenza artificiale considerando i vincoli fisici ed energetici sin dalla fase progettuale.

Il risultato dello studio è inequivocabile: le infrastrutture digitali producono conseguenze quantificabili sul territorio e sul clima locale, destinate ad amplificarsi con la diffusione dell’intelligenza artificiale. Includere i centri di elaborazione dati nel confronto sulla sostenibilità rappresenta un’urgenza pratica, oltre che strategica.

Fonte: Cornell University