È scomparsa Margaret Hamilton, la mente dietro il successo dell’Apollo 11

Margaret Hamilton

La comunità scientifica internazionale saluta con profondo cordoglio Margaret Hamilton, venuta a mancare lo scorso 30 settembre a Cambridge, nel Massachusetts, all’età di 90 anni. La notizia è stata resa pubblica solo in queste ore dal Massachusetts Institute of Technology. Originaria di Paoli, in Indiana, dove nacque nel 1936, dopo gli studi all’Università del Michigan conseguì la laurea in matematica presso l’Earlham College. La sua avventura professionale al MIT ebbe inizio nel 1959, quando si dedicava inizialmente all’elaborazione di modelli meteorologici, prima di diventare una figura leggendaria nella storia della conquista dello spazio.

Gli esordi di una carriera straordinaria al MIT

Fu nel 1965 che fece il suo ingresso nel programma spaziale, diventando così la prima donna a ricoprire il ruolo di programmatrice in un progetto di tale rilevanza e arrivando a dirigere la Software Engineering Division dell’Instrumentation Laboratory. Coordinando un gruppo di circa 100 tecnici, la studiosa intraprese l’impresa titanica di sviluppare il sistema nervoso elettronico dell’Apollo Guidance Computer, dando vita al termine stesso di ingegneria del software, con l’obiettivo di attribuire finalmente valore accademico a una materia che a quel tempo veniva ingiustamente relegata a mansione marginale, spesso affidata alle donne.

Come evitò il disastro durante il primo allunaggio

Il genio tecnico di Margaret Hamilton raggiunse il suo apice il 20 luglio 1969, nei concitati momenti che anticiparono il primo atterraggio umano sulla superficie lunare. Quando mancavano appena 3 minuti al contatto del modulo lunare dell’Apollo 11 con il suolo, il sistema informatico di bordo cominciò a segnalare una serie di allarmi gravi, provocati da un sovraccarico pericoloso dovuto all’attivazione inaspettata del radar destinato al rientro.

Fu proprio grazie alla geniale scelta progettuale di costruire un’architettura capace di gestire le priorità, scartando automaticamente le operazioni non indispensabili in presenza di conflitti nei dati, che il software riuscì a superare egregiamente il rischio di blocco completo, permettendo così a Neil Armstrong e Buzz Aldrin di portare a termine la missione senza alcun pericolo.

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Il riconoscimento della medaglia presidenziale

Terminata l’esperienza spaziale, la matematica diede vita a una propria impresa e ricevette onorificenze di prestigio internazionale, tra cui l’Exceptional Space Act Award assegnato dalla NASA nel 2003 e la Presidential Medal of Freedom, consegnata dall’allora presidente statunitense Barack Obama il 22 novembre 2016, a sigillo definitivo del suo contributo essenziale all’esplorazione spaziale del Novecento.

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Fonte: Massachusetts Institute of Technology