Viaggiare nel tempo è possibile? Gli scienziati hanno provato a farlo davvero con questa simulazione

Entra nel nuovo canale WhatsApp di NextMe.it Simulazione di viaggio nel tempo

Il mondo della fisica quantistica continua a stupire e a spingere i limiti della scienza, come evidenziato da una recente ricerca condotta dall’Università di Cambridge. Pubblicato sulla prestigiosa rivista Physical Review Letters, lo studio illustra come, attraverso specifiche manipolazioni dell’entanglement quantistico, sia possibile emulare una forma di “viaggio indietro nel tempo”, permettendo la realizzazione di esperimenti che sarebbero impraticabili nell’ambito della fisica classica.

I ricercatori hanno centrato la loro analisi sull’entanglement, quel singolare fenomeno per cui due particelle risultano interconnesse a prescindere dalla distanza, influenzandosi a vicenda istantaneamente. Il primo autore dello studio, David Arvidsson-Shukur, ha fornito un paragone intuitivo:

Considerate l’atto di inviare un regalo. Normalmente, dovreste spedirlo in un determinato momento per garantirne la consegna futura, senza però conoscere in anticipo i desideri del destinatario. Con la nostra tecnica, invece, potreste, in un certo senso, “riavviare” e modificare il dono inviato in base alle nuove informazioni acquisite, garantendo così il risultato sperato.

L’entanglement quantistico: una chiave per il passato?

Questa metafora illustra il principio alla base della simulazione condotta dai fisici, in cui la natura dell’entanglement è sfruttata per alterare retroattivamente le azioni passate, assicurando l’esito desiderato. La dottoressa Nicole Yunger Halpern, ricercatrice presso il National Institute of Standards and Technology e l’Università del Maryland, ha infatti dichiarato:

Nel nostro metodo, lo sperimentatore crea un entanglement tra due particelle. La prima viene poi utilizzata in un esperimento. In seguito all’acquisizione di nuovi dati, lo sperimentatore può intervenire sulla seconda particella, modificando in tal modo lo stato passato della prima e, di conseguenza, l’esito dell’esperimento stesso.

Nonostante l’audacia e l’innovatività, la tecnica presenta delle limitazioni. Come precisa il dottor Arvidsson-Shukur, l’efficacia del metodo si manifesta solamente in una frazione dei casi:

L’approccio funziona una volta su quattro. C’è, quindi, un 75% di probabilità che la simulazione non sortisca l’effetto voluto. Tuttavia, il lato positivo è che è immediatamente evidente se l’esperimento non ha avuto successo.

In questo intrigante contesto, la ricerca di Cambridge non solo sposta i confini del comprensibile, ma invita anche a una riflessione profonda sulle potenzialità nascoste nella fisica quantistica, promettendo rivoluzioni future e nuovi, straordinari orizzonti di conoscenza.