Scoperto un pianeta gemello ghiacciato della Terra a 146 anni luce

HD 137010 b

Dimensioni praticamente identiche a quelle del nostro pianeta, un percorso orbitale che richiama da vicino il nostro e una collocazione nello spazio che, per gli standard astronomici, risulta quasi a portata di mano. Eppure questo corpo celeste potrebbe rivelarsi una copia gelata del nostro mondo. Un fratello della Terra, certo, ma avvolto da un freddo glaciale. La scoperta riaffiora curiosamente dagli archivi di una missione spaziale che, formalmente, ha già concluso la sua attività.

A riportare l’attenzione su questo possibile pianeta sono i dati raccolti dal telescopio spaziale Kepler, lo strumento della NASA che ha cambiato per sempre il modo di cercare mondi oltre il Sistema Solare. E che, evidentemente, continua a riservarci sorprese.

Il corpo celeste in questione porta il nome di HD 137010 b e ruoterebbe attorno a una stella nana di classe K, un astro più piccolo, più freddo e meno brillante rispetto al nostro Sole. L’intero sistema dista circa 146 anni luce dalla Terra: una cifra enorme in termini umani, ma tutto sommato modesta se paragonata alle dimensioni della galassia.

A individuarlo sono stati gli studiosi che hanno riesaminato i dati della missione K2, il prolungamento operativo di Kepler. Risale al 2017 il momento in cui gli strumenti captarono una minuscola riduzione della luminosità stellare, protrattasi per circa dieci ore. Un segnale debolissimo, appena 225 parti per milione, ma perfettamente in linea con il transito di un pianeta davanti al proprio astro.

Partendo da questa impercettibile oscillazione, i ricercatori hanno calcolato che HD 137010 b possieda un raggio pari a circa 1,06 volte quello del nostro pianeta. Si tratterebbe dunque di un mondo roccioso quasi sovrapponibile alla Terra per dimensioni. Anche la durata della sua orbita colpisce: circa 355 giorni, un valore vicinissimo al nostro anno solare.

Le ragioni dietro la definizione di “terra ghiacciata”

Se forma e orbita suggeriscono una forte somiglianza con il nostro pianeta, il discorso cambia radicalmente quando si parla di energia ricevuta. La stella ospite è più debole del Sole, e questo significa che HD 137010 b riceverebbe appena il 29% della radiazione luminosa che arriva sulla Terra.

Partendo da questi numeri, e supponendo l’assenza di un effetto serra significativo, gli scienziati hanno stimato una temperatura di equilibrio di circa −68 °C. Un gelo così intenso da far parlare la NASA apertamente di una “Terra congelata”.

Va però precisato un aspetto importante: quel dato non rappresenta le reali condizioni climatiche della superficie. Si tratta di un valore teorico, utilissimo per confrontare pianeti diversi tra loro, ma che non considera elementi cruciali come un’eventuale atmosfera, il suo spessore o la sua capacità di trattenere il calore. Non è quindi un verdetto definitivo sul destino di questo mondo.

Ed è esattamente qui che la questione diventa affascinante anche sul fronte dell’abitabilità. Un pianeta situato ai confini esterni della cosiddetta zona abitabile potrebbe comunque, in teoria, conservare acqua allo stato liquido se protetto da un’atmosfera sufficientemente consistente.

Un segnale incoraggiante che attende ancora verifica

Al momento non è dato sapere se HD 137010 b disponga di un’atmosfera, né quale caratteristica potrebbe avere. È plausibile immaginare un mondo gelido e ostile alla vita, ma l’insieme delle sue caratteristiche — taglia simile alla Terra, orbita annuale e una stella relativamente luminosa — lo rende comunque un obiettivo di grande interesse scientifico.

Resta tuttavia un punto cruciale ancora da chiarire: il segnale rilevato corrisponde davvero a un pianeta? I cosiddetti “transiti isolati” possono trarre in inganno gli osservatori. Sistemi stellari doppi sullo sfondo, disturbi strumentali o anomalie nei dati raccolti possono simulare il passaggio di un corpo planetario.

Gli scienziati coinvolti hanno condotto numerose verifiche per scartare le spiegazioni alternative più frequenti, e per il momento l’ipotesi di un pianeta vero e proprio regge bene. La conferma definitiva, però, arriverà soltanto osservando un secondo transito.

La difficoltà sta nel fatto che, con un’orbita di durata quasi annuale, le finestre di osservazione sono rare e complesse da calcolare con esattezza. Organizzare nuove sessioni di rilevamento rappresenta quindi una vera sfida, complicata anche dalla disponibilità limitata di telescopi spaziali e terrestri.

Per ora HD 137010 b rimane un candidato promettente, una pista intrigante nata da dati raccolti diversi anni fa. Ma questa vicenda insegna qualcosa di importante: una missione scientifica continua a dare frutti anche dopo la sua conclusione ufficiale. Talvolta le scoperte più sorprendenti giacciono già negli archivi, in attesa che qualcuno torni a esaminarle con occhi nuovi.

E chissà che non sia proprio lo spazio, la prossima volta, a regalarci un secondo passaggio da osservare.

Fonte: NASA