Bastioni, torrioni, un approdo, un teatro, un santuario e interi rioni. Al di sotto delle Terme di Traiano si cela una città romana raffigurata come vista dal cielo, rimasta sepolta insieme a un imponente mosaico da parete quando, nel 109 d.C., quel tratto del Colle Oppio venne coperto dal maestoso complesso termale dell’imperatore. Roma, in fondo, ha sempre avuto l’abitudine di edificare sopra sé stessa.
Oggi quella successione di epoche può finalmente essere percorsa. Grazie ai finanziamenti del PNRR nell’ambito del progetto Caput Mundi, la Sovrintendenza Capitolina ha ultimato il recupero della cosiddetta Città Dipinta e del Grande Mosaico, ha estesso l’area di scavo e ha allestito il cunicolo sotterraneo per accogliere i visitatori. Le prime visite guidate cominceranno il 12 settembre 2026, con gruppi molto ridotti.
Il ritrovamento affonda le radici in una vicenda più antica dell’ultimo intervento. Il corridoio sotterraneo si estende per circa 70 metri e le indagini archeologiche risalgono agli anni Novanta. Fra il 1997 e il 1999 venne alla luce l’affresco della Città Dipinta; le esplorazioni successive fecero emergere il vasto apparato musivo. Con i lavori più recenti, gli studiosi hanno semplicemente scavato più in profondità. E hanno scoperto qualcos’altro.
Il grande mosaico proseguiva sottoterra
Il mosaico decorava un ambiente monumentale antecedente alle Terme di Traiano, rivolto verso un vasto ninfeo. Sulle superfici murarie si sviluppa una sorta di enorme scenografia teatrale: costruzioni in prospettiva, colonnati, capitelli, festoni, motivi floreali e simbologie legate al culto di Dioniso. All’interno si distinguono statue, un centauro e figure umane; un personaggio maschile seduto al centro possiede tratti così particolari da apparire quasi un ritratto reale. L’interpretazione complessiva della raffigurazione resta comunque ancora da chiarire.
Il muro orientale conservato raggiunge circa 15 metri di lunghezza, quello meridionale una decina. La decorazione già nota si estendeva fino a circa cinque metri di altezza, poi il progetto finanziato dal PNRR ha consentito di scavare più a fondo e sotto è apparsa un’ulteriore fascia musiva: una sequenza di costruzioni probabilmente prospicienti il mare, riconducibili al tema iconografico delle cosiddette “ville marittime”.
Scendendo ulteriormente sono venute alla luce tracce di grandi pannelli marmorei e una nicchia di circa 2,20 metri di altezza, forse concepita per accogliere una statua. Il pavimento della sala, però, non è stato ancora individuato. Secondo le stime degli archeologi, in origine quelle pareti sfioravano i dodici metri di altezza. Il mosaico è già stato restaurato; l’ambiente, in un certo senso, deve ancora completare la sua risalita dal sottosuolo.
Poco distante emerge una città romana vista dall’alto
A pochi passi la scena cambia radicalmente. La Città Dipinta è un affresco di circa dieci metri quadrati che rappresenta un centro abitato osservato da una posizione elevata: cinta muraria con torri, porta d’accesso, porto, vie, teatro, tempio, quadriportico e zone residenziali. Tutto racchiuso in un’unica parete vecchia di quasi duemila anni.
L’edificio originario risale alla seconda metà del I secolo d.C., dunque esisteva già prima che Traiano facesse erigere le sue terme. La documentazione storica della Sovrintendenza descrive semplicemente una città portuale: l’identificazione precisa rimane ancora incerta. Attribuirla a Ostia solo perché presenta un porto e delle mura sarebbe una conclusione affascinante. Ma forse un po’ troppo affrettata.
Sorte analoga toccò a molte delle costruzioni più risalenti del Colle Oppio. Le Terme di Traiano, ideate da Apollodoro di Damasco e inaugurate il 22 giugno del 109 d.C., occupavano circa 60mila metri quadrati sopra un imponente terrazzamento artificiale. Nelle fondamenta finirono strutture preesistenti, comprese porzioni della Domus Aurea. Una parte della Roma del I secolo divenne, con grande pragmatismo, la base su cui poggiava la Roma del II secolo.
Sopra il corridoio sotterraneo si trova anche la grande esedra sud-occidentale, tradizionalmente associata a scopi culturali. Le nicchie potevano custodire armadi per libri e documenti, mentre i gradini accoglievano il pubblico durante letture e assemblee. Su alcune lastre sono rimasti impressi persino piccoli giochi incisi. Duemila anni fa esistevano già biblioteche, conferenze pubbliche e qualcuno che si distraeva scarabocchiando durante gli incontri. Certe abitudini culturali resistono più di altre al passare del tempo.
Dal 12 settembre gruppi di massimo 15 persone
Il cantiere di restauro e valorizzazione si è svolto dal 24 aprile 2025 al 15 giugno 2026, con un investimento complessivo di 2.701.760 euro. Oltre agli interventi sulle superfici decorate, sono stati realizzati una nuova passerella, percorsi dedicati ai visitatori, un impianto di illuminazione, un’area di accoglienza e il ripristino delle fistulae, le imponenti tubature in piombo dell’antico sistema idraulico. Tutti i dettagli tecnici sono consultabili nella documentazione ufficiale del progetto.
L’accesso al pubblico avverrà in modo progressivo, poiché mosaici e affreschi si trovano in un contesto sotterraneo fragile che richiede un attento monitoraggio della presenza dei visitatori. Nel mese di settembre la galleria sarà visitabile sabato e domenica, con sei fasce orarie disponibili alle 10, 11, 12, 13, 14 e 15, per un massimo di 15 partecipanti a turno. Le visite guidate saranno gratuite ma con prenotazione obbligatoria tramite il numero 060608. Per orari, tariffe e modalità di prenotazione è possibile consultare la pagina ufficiale dedicata alle visite del Criptoportico delle Terme di Traiano.
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