Sul lavoro scientifico del 2022 che prometteva di scrutare l’interno della piramide di Cheope è apparsa una dicitura inequivocabile: “Retracted”. Lo scorso 10 agosto 2026 la rivista Remote Sensing ha annullato ufficialmente la pubblicazione firmata da Filippo Biondi e Corrado Malanga, a seguito di un controllo editoriale scaturito dalle segnalazioni di un lettore attento.
Questa scelta influisce anche sulla discussione nata negli ultimi mesi riguardo alle presunte, enormi costruzioni nascoste sotto l’altopiano egiziano. Non perché quella ricerca del 2022 parlasse già della celebre “metropoli sepolta”, emersa nelle notizie solo nel 2025. Il collegamento riguarda piuttosto la tecnica radar impiegata per generare quelle immagini, ora messa in discussione da una ritrattazione dovuta a falle metodologiche e sviste statistiche considerate gravi al punto da invalidare i risultati.
Va sottolineato che gli autori si sono opposti fermamente a questa decisione.
La ricerca che voleva svelare i segreti di Cheope
Lo studio uscito nell’ottobre 2022 si basava su rilevazioni dei satelliti italiani COSMO-SkyMed, sfruttando un procedimento noto come tomografia Doppler SAR.
Il concetto di partenza era senza dubbio suggestivo. Poiché i segnali radar non riescono a penetrare a fondo in una massa rocciosa come quella della Grande Piramide, il team di ricerca tentava un approccio alternativo: analizzare impercettibili vibrazioni della struttura per dedurne una mappa approssimativa degli spazi interni.
Gli studiosi sostenevano che questo metodo consentisse di localizzare stanze, passaggi e altre cavità occulte. In sostanza, un monumento di quasi 4.500 anni trasformato in una specie di scanner satellitare. Non stupisce che la notizia abbia generato grande clamore.
La verifica successiva condotta dalla rivista ha però prodotto un esito completamente diverso. Remote Sensing dichiara di aver riscontrato errori metodologici e imprecisioni statistiche significative che rendono le conclusioni dell’articolo poco credibili. Ciò non dimostra automaticamente che gli ambienti individuati dagli autori non esistano affatto. Il senso è più semplice: quella pubblicazione non può più fungere da prova scientifica della loro presenza.
Che fine ha fatto la presunta città sotterranea?
La vicenda diventata virale nel 2025 era ancora più eclatante. Biondi, Malanga e Armando Mei mostrarono nuove elaborazioni basate su dati radar, concentrandosi principalmente sulla piramide di Chefren, descrivendo strutture cilindriche, pozzi verticali e cavità artificiali estese per centinaia di metri sottoterra. Da questa ipotesi a una vera e propria “città sepolta” di dimensioni chilometriche, il salto mediatico è stato immediato.
Tali ricostruzioni, tuttavia, non facevano parte della pubblicazione ora ritirata e non risultano contenute in un nuovo studio sottoposto alla consueta revisione paritaria. La bocciatura del lavoro del 2022, dunque, non equivale a una prova che “sotto Giza non ci sia niente”.
Rimuove però credibilità al passaggio fondamentale: il metodo con cui quei dati radar sono stati tradotti in immagini. Per affermare con certezza l’esistenza di colonne, gallerie, camere o intere architetture sotterranee occorrono controlli indipendenti. Al momento, per la grandiosa struttura annunciata nel 2025, queste verifiche mancano ancora.
Ambienti sconosciuti dentro Cheope: una realtà confermata
L’aspetto quasi ironico di questa storia è che all’interno della Grande Piramide sono stati effettivamente individuati spazi finora ignoti. Non c’era bisogno di inventare nulla. Nel 2017 il progetto ScanPyramids annunciò sulla rivista Nature la scoperta del cosiddetto Big Void, un’ampia cavità situata sopra la Grande Galleria, estesa per almeno trenta metri.
In quell’occasione furono impiegati i muoni, particelle generate nell’atmosfera dai raggi cosmici e capaci di attraversare grandi quantità di materiale solido. La loro particolare distribuzione consente di rilevare variazioni di densità all’interno delle costruzioni, quasi come se la natura avesse offerto agli studiosi una radiografia su vasta scala.
Nel 2023 è stata poi documentata la presenza di un corridoio celato dietro la facciata settentrionale del monumento, lungo circa nove metri. Anche in questo caso le analisi sono state effettuate con molteplici tecniche e riscontri indipendenti.
Giza custodisce quindi ancora numerosi enigmi capaci di impegnare archeologi e fisici, senza bisogno di scavare immediatamente una metropolitana perduta sotto Chefren. Ciò che resta della ritrattazione del 2022 è soprattutto un messaggio: una tecnologia presentata come in grado di rendere trasparente la Grande Piramide deve ancora dimostrare la propria validità. Le piramidi, per ora, possono continuare a custodire i loro segreti.
