Immaginate un palloncino che finisce accidentalmente in mare, su un prato o dentro un cumulo di compost: anziché persistere per anni, comincia a decomporsi in tempi rapidi. Questa è la promessa di Bioloon, un materiale innovativo messo a punto dall’Imperial College London per realizzare palloncini in lattice con una velocità di degradazione nettamente superiore rispetto ai modelli tradizionali. I ricercatori parlano di circa nove mesi, un lasso di tempo decisamente più adatto a una festa che a un’eredità indesiderata per la fauna selvatica.
L’iniziativa nasce dal lavoro di Juliana Cumming, dottoranda in Ingegneria chimica presso l’Imperial, affiancata dai docenti Jason Hallett, Maria Charalambides e Koon-Yang Lee. Dopo circa tre anni di ricerca è nata anche una società spin-off, fondata nel 2026 da Hallett, Cumming, Charlotte Melia e Christie-Lee Molgaard. La formula è già coperta da brevetto e, stando a quanto riferito dall’ateneo, i primi articoli potrebbero comparire sul mercato entro un anno circa.
La sfida sta proprio in ciò che rende un palloncino tale

Il lattice naturale, ricavato dalla linfa dell’albero della gomma, sembrerebbe il materiale ideale per un prodotto pensato per degradarsi facilmente. Deve però anche possedere una resistenza sufficiente per essere gonfiato, annodato, stretto nelle mani di un bambino e, con un po’ di fortuna, arrivare intatto fino al momento della torta.
Per raggiungere queste caratteristiche, il lattice viene solitamente sottoposto a un processo di vulcanizzazione con zolfo e arricchito con vari additivi chimici. Questo trattamento crea legami stabili tra le catene molecolari, migliorando elasticità e robustezza, ma al contempo rendendo la decomposizione estremamente lenta. Una ricerca pubblicata nel 2021 sul Journal of Hazardous Materials ha testato palloncini in lattice etichettati come “biodegradabili”, lasciandoli immersi per 14-16 settimane in acqua dolce, acqua salata e compost industriale. Al termine dell’esperimento, mantenevano ancora forma e dimensioni facilmente riconoscibili.
Bioloon interviene esattamente su questo aspetto critico. Il materiale continua a basarsi sul lattice naturale, ma viene combinato con un secondo polimero biodegradabile, modificando radicalmente il meccanismo che lega tra loro le catene molecolari. Secondo l’Imperial, questa nuova formulazione elimina la necessità degli additivi impiegati nel processo tradizionale, pur conservando le proprietà indispensabili: il prototipo può essere gonfiato ripetutamente ed è stato progettato per risultare compatibile con le tecniche produttive standard già in uso.
Cumming ha dichiarato che i campioni sono stati sottoposti a prove in terreno, acqua marina e acqua deionizzata, e che sulla base di questi esperimenti il team stima una biodegradazione completa in circa nove mesi. Qui però occorre mantenere un certo equilibrio tra entusiasmo e cautela: il dato dei nove mesi rimane, al momento, una stima fornita direttamente dai ricercatori. La pagina scientifica dell’Imperial illustra il progetto e i risultati ottenuti, ma non è ancora stato pubblicato uno studio sottoposto a revisione paritaria con protocollo dettagliato, dati grezzi e tempi di degradazione verificabili nelle diverse condizioni ambientali. L’invenzione è quindi reale e concreta, ma quella cifra di “nove mesi” necessita ancora di conferme scientifiche approfondite.
Il rischio nascosto di un palloncino disperso nell’ambiente

La problematica va ben oltre l’aspetto estetico di una spiaggia disseminata di frammenti di gomma. I palloncini abbandonati nell’ambiente possono essere ingeriti dagli animali, e quelli morbidi rappresentano un pericolo particolarmente serio perché tendono a bloccare l’apparato gastrointestinale.
Nel 2019, uno studio pubblicato su Scientific Reports ha esaminato 1.733 uccelli marini appartenenti a 51 specie differenti. Tra tutti gli animali analizzati, i frammenti di palloncino sono risultati il tipo di rifiuto associato al rischio di mortalità più elevato: nello specifico campione studiato, l’ingestione di un palloncino o di un suo frammento risultava 32 volte più probabilmente collegata alla morte rispetto a un frammento di plastica rigida. I ricercatori hanno spiegato anche il motivo: i materiali morbidi e flessibili tendono a comprimersi, creando pericolose ostruzioni interne.
Ecco perché disporre di un palloncino capace di degradarsi più rapidamente diventa particolarmente utile quando qualcosa va storto: uno spago sfugge di mano, il palloncino si alza in volo e la festa prosegue senza di lui. Biodegradabile, tuttavia, non equivale a innocuo durante il processo di decomposizione. Nei mesi necessari alla completa disgregazione, il materiale resta comunque disponibile per un’eventuale ingestione, e nessun nuovo tipo di lattice trasforma il rilascio volontario di palloncini nell’ambiente in una pratica accettabile.
Dal palloncino ai guanti: un materiale con potenzialità più ampie della festa
L’aspetto forse più interessante del progetto si estende oltre il semplice palloncino. L’Imperial presenta Bioloon come una ricerca dedicata agli elastomeri biodegradabili, ovvero materiali elastici potenzialmente utilizzabili in molteplici contesti. Il team sta già valutando applicazioni per prodotti in lattice come guanti e altri articoli che richiedono elasticità e resistenza durante l’utilizzo, seguite da un fine vita meno problematico per l’ambiente. Al momento ci troviamo ancora nella fase in cui una formulazione promettente sviluppata in laboratorio deve dimostrare di poter essere trasferita alla produzione industriale su larga scala, mantenendo prestazioni, costi contenuti e tempi di degradazione coerenti anche al di fuori delle condizioni controllate.
La spin-off Bioloon è stata costituita proprio nel 2026 con l’obiettivo di portare questa tecnologia oltre i confini universitari. Secondo quanto riferito dall’Imperial, il processo produttivo è stato progettato per adattarsi agli impianti già utilizzati dai produttori esistenti, un dettaglio tutt’altro che secondario quando si tratta di trasformare un prototipo promettente in milioni di prodotti commercializzabili.
Al momento attuale, dunque, disponiamo di un palloncino che si gonfia normalmente, può essere riutilizzato più volte e, nei test preliminari condotti finora, si degrada molto più velocemente rispetto al lattice tradizionale. Esistono già un brevetto depositato, una società di recente costituzione e un passaggio ancora indispensabile: dimostrare attraverso dati scientifici pubblicati e verificabili quanto rapidamente e completamente avvenga questa degradazione nelle diverse condizioni ambientali reali.
Nove mesi rappresenterebbero comunque un progresso notevole rispetto a un palloncino che rimane riconoscibile per anni interi. Sempre che la manina festosa non decida di lasciarlo volare via: quello, dopotutto, resta il sistema di smaltimento meno tecnologico ma probabilmente più efficace in assoluto.
Fonte: Imperial College London
