L’antica civiltà nuragica si prepara a compiere un passo fondamentale verso il riconoscimento internazionale. Nella capitale francese ha preso ufficialmente il via l’analisi preliminare della candidatura all’Unesco, un momento cruciale in cui gli specialisti a livello mondiale valutano per la prima volta la documentazione presentata, con l’obiettivo di stabilire se i monumenti sardi meritino un posto nella celebre Lista del Patrimonio Mondiale. La proposta, denominata “Architettura e spazi di culto, la sacralità della Sardegna protostorica”, porta la firma del ministero della Cultura ed è stata sostenuta dall’associazione Sardegna Terra di Nuraghi, presieduta da Pierpaolo Vargiu.
Protagonisti del progetto sono i simboli più autentici dell’ingegno costruttivo e della dimensione sacra dell’isola, sviluppatisi tra il 1800 e l’800 avanti Cristo: gli affascinanti Pozzi Sacri, le imponenti Tombe dei Giganti e le vestigia di migliaia di siti disseminati nel territorio isolano. Dietro questa iniziativa c’è l’associazione Sardegna Terra di Nuraghi, guidata da Pierpaolo Vargiu, capace di trasformare un desiderio profondamente identitario in un percorso istituzionale strutturato, avviato nel 2020 con l’inserimento nella Tentative List, fino ad arrivare al confronto diretto con gli organi consultivi del Comitato del Patrimonio Mondiale.
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Le meraviglie nuragiche in corsa per l’Unesco
Al centro della proposta di candidatura ci sono luoghi che testimoniano la storia della cultura nuragica, una delle civiltà più suggestive dell’antico Mediterraneo, fiorita in Sardegna a partire dall’Età del Bronzo, intorno al 1700 avanti Cristo, fino all’Età del Ferro.

Questa antica cultura ha tramandato migliaia di testimonianze: nuraghi, insediamenti abitativi, luoghi sacri e sepolture monumentali, a dimostrazione di notevoli competenze architettoniche e organizzative. I Pozzi Sacri fungevano da santuari consacrati al culto dell’acqua, edificati sopra sorgenti naturali con scalinate in pietra che scendevano verso camere sotterranee destinate a raccogliere l’acqua ritenuta sacra. Fra gli esempi più celebri figurano il Pozzo Sacro di Santa Cristina, nei pressi di Paulilatino, e quello di Su Tempiesu, a Orune.
Le Tombe dei Giganti, invece, erano vaste sepolture comunitarie edificate con massicci blocchi di pietra. La denominazione deriva dall’immaginario popolare legato alle loro dimensioni imponenti, ma in realtà si trattava di spazi dedicati alla venerazione degli antenati e al legame profondo tra la comunità e la propria terra. La candidatura Unesco mira dunque a mettere in luce un’eredità millenaria che racconta una Sardegna arcaica ancora oggi avvolta da un fascino misterioso.
L’impegno condiviso delle istituzioni e il significato strategico del progetto
La presentazione ufficiale di questa tappa fondamentale si è svolta a Cagliari, presso la sede della Fondazione di Sardegna, con la partecipazione del presidente Giacomo Spissu, della presidente della Regione Alessandra Todde e dell’assessora della Pubblica Istruzione e dei Beni Culturali Ilaria Portas. Tutti hanno evidenziato come questa candidatura rappresenti non solo un attestato di prestigio internazionale, ma anche un’opportunità straordinaria per stimolare la crescita economica, promuovere un turismo sostenibile e rafforzare la consapevolezza identitaria tra i più giovani, avvalendosi anche di strumenti tecnologici avanzati come la mappatura del Nuragica Atlas.
Grazie al sostegno dei ministeri coinvolti e al coordinamento scientifico di Anna Depalmas, l’isola si accinge a presentare al mondo intero il fascino di una civiltà che ha inciso profondamente sulle rotte del Mediterraneo occidentale.
La tappa parigina non rappresenta il punto di arrivo, bensì il primo vero banco di prova tecnico per individuare i punti di forza e le eventuali criticità del dossier, offrendo all’Italia l’occasione di far conoscere l’immenso valore di un patrimonio irripetibile e di portata universale.
