Marte come non l’avete mai visto: le foto ultra-nitide di Perseverance

Marte Perseverance

Il rover Perseverance ha fatto tappa in una località chiamata Falbreen, dove si è girato su se stesso per catturare abbastanza scatti da ricostruire un Marte che sembra quasi invitare a farci una passeggiata. Lo scenario panoramico a 360 gradi, diffuso dalla NASA il 6 agosto 2025, deriva dall’unione di 96 scatti realizzati il 26 maggio dello stesso anno grazie alla fotocamera Mastcam-Z montata sul rover. Ne è venuto fuori uno dei panorami più definiti mai raccolti durante l’intera missione: massi a poca distanza, dune sabbiose e catene montuose visibili fino a 65 chilometri.

Gran parte del merito va anche alle condizioni atmosferiche di quel giorno. Il pulviscolo presente nell’aria marziana era relativamente scarso e la visibilità risultava eccezionalmente elevata. Quando il Pianeta Rosso si mette in posa, il risultato può essere davvero notevole.

Un mosaico di 96 scatti per osservare il pianeta fino a 65 chilometri di distanza

Gli scatti risalgono al 1.516° giorno marziano della missione, identificato con il termine sol. A quel punto Perseverance si trovava già molto distante dal luogo dove aveva mosso i primi passi nel febbraio 2021, sul fondale del cratere Jezero, ed era riuscito a raggiungere la sommità del bordo craterico entro la fine del 2024.

Unendo le 96 fotografie, gli specialisti della Mastcam-Z hanno prodotto un collage in cui la profondità del territorio si distingue quasi a strati sovrapposti. Nelle vicinanze del rover si notano formazioni rocciose piatte e chiare; più in là il suolo muta sia nel colore che nella texture, mentre all’orizzonte si stagliano rilievi lontani decine di chilometri.

Una demarcazione visibile percorre gran parte dell’immagine, segnalando il confine tra due formazioni geologiche distinte. Le pietre chiare situate accanto a Perseverance risultano ricche di olivina, mentre quelle più scure e distanti parrebbero contenere argille minerali, potenzialmente molto più risalenti nel tempo. Falbreen suscita grande interesse tra gli scienziati proprio per questo motivo: il team ritiene che possa nascondere alcuni dei terreni più remoti mai analizzati dal rover, forse addirittura antecedenti alla nascita stessa del cratere Jezero.

Quel masso insolito posato sulla sabbia

Tra tanta ricchezza geologica, spicca un elemento che pare fuori posto. A circa 4,4 metri dal rover si distingue un grande masso scuro, apparentemente depositato su una piccola ondulazione sabbiosa a forma di falce di luna. Gli esperti in geologia la classificano come una float rock, ovvero una roccia formatasi probabilmente in un luogo diverso e successivamente trasportata fino alla sua posizione attuale. Le modalità del trasferimento restano un mistero: si ipotizzano una frana, l’azione dell’acqua o quella del vento.

Lo scatto ad altissima definizione diffuso dal Jet Propulsion Laboratory consente inoltre di individuare i segni lasciati dai pneumatici di Perseverance. A circa 90 metri dal punto di osservazione, questi solchi curvano verso sinistra svanendo in direzione di una tappa geologica precedente, denominata Kenmore.

colline di Marte
©NASA

Poco a sinistra rispetto al centro dell’immagine si nota anche un piccolo cerchio quasi bianco impresso nel terreno. In questo caso non è opera del pianeta, ma del rover stesso.

Si tratta del 43° punto di abrasione effettuato da Perseverance dall’avvio della missione. La macchia ha un diametro di appena 5 centimetri ed è stata generata con il trapano il 22 maggio 2025, quattro giorni prima delle riprese panoramiche. L’operazione, che rimuove lo strato esterno modificato da polvere e intemperie, consente agli strumenti scientifici di studiare la roccia più recente sottostante e permette ai ricercatori di valutare l’eventuale raccolta di un campione.

Il cielo tendente al blu è splendido, ma con una precisazione necessaria

Nella versione più suggestiva del panorama, l’atmosfera marziana appare inaspettatamente limpida, con nuance che ricordano l’azzurro. La NASA ha comunque diffuso due elaborazioni distinte della medesima scena.

La versione con colori più accesi è stata trattata incrementando il contrasto cromatico, proprio per far risaltare meglio le differenze tra le diverse tipologie di roccia e il cielo. Risulta quindi molto utile per interpretare correttamente il paesaggio, oltre a essere piuttosto suggestiva alla vista. Nella versione a colori naturali, invece, il cielo mantiene la classica tonalità rossastra tipicamente associata a Marte.

La chiarezza del panorama, quella autentica, è invece frutto delle condizioni ambientali riscontrate dal rover. Jim Bell, responsabile scientifico della Mastcam-Z presso l’Arizona State University, ha chiarito che la scarsa quantità di polvere in suspensione nell’atmosfera ha permesso di spingere lo sguardo molto più lontano nel paesaggio circostante.

Forse è proprio questo l’elemento che rende Falbreen così speciale. In un’unica immagine convergono il tragitto già percorso dal rover, un masso arrivato da chissà dove, terreni potenzialmente più antichi dello stesso cratere Jezero e montagne distanti 65 chilometri. Marte resta a decine di milioni di chilometri dalla Terra, eppure grazie a 96 fotografie sembra essersi fatto sorprendentemente più vicino.