Atene alza il tiro contro la dipendenza digitale tra i più giovani e vara una norma destinata a fare discutere l’intera Europa. Nottetempo, il Parlamento greco ha dato il via libera al testo denominato “Divieto di utilizzo dei social network da parte dei minori”, che sancisce lo stop assoluto all’accesso alle piattaforme social per chiunque abbia meno di 15 anni, con entrata in vigore fissata al primo gennaio.
Il provvedimento, fortemente voluto dal primo ministro Kyriakos Mitsotakis, è passato grazie ai soli voti della maggioranza conservatrice di Nea Dimokratia. Il titolare del dicastero per la Governance digitale e l’Intelligenza artificiale, Dimitris Papastergiou, ha descritto la legge come una risposta indispensabile, efficace e pienamente in linea con la normativa europea, pensata per arginare problemi gravi quali l’emarginazione sociale, il cyberbullismo, i disturbi legati al riposo notturno e l’ansia generata dalla pressione costante degli algoritmi.
Σήμερα 22.10.2026 στη Βουλή – Μόνη συζήτηση και ψήφιση επί της αρχής, των άρθρων και του συνόλου του σχεδίου νόμου του Υπουργού Επικρατείας: «Απαγόρευση χρήσης επιγραμμικών υπηρεσιών κοινωνικής δικτύωσης από ανηλίκους»https://t.co/REsJwInwIC pic.twitter.com/H9S04rlYPn
— Γραφείο Τύπου Βουλής των Ελλήνων (@Parliament_GR) October 22, 2026
Le tensioni parlamentari e la sfida della verifica anagrafica
Il percorso che ha portato all’approvazione non è stato privo di scontri, con un dibattito acceso che ha diviso il Parlamento ateniese. I rappresentanti del Pasok, formazione socialista, hanno optato per l’astensione, contestando la severità eccessiva del testo e proponendo in alternativa una soluzione che fissava il blocco totale fino ai 13 anni e richiedeva il controllo dei genitori per la fascia tra i 13 e i 14 anni. Contrarietà netta invece da parte delle forze di sinistra e dei movimenti nazionalisti.
Il successo concreto della legge si giocherà sul campo dell’attuazione tecnica dei sistemi di Age Verification, ovvero le procedure di controllo dell’età anagrafica che le piattaforme dovranno obbligatoriamente adottare. Realtà come TikTok, Instagram e X si espongono a penalità economiche fino al 6% del giro d’affari mondiale nel caso in cui permettano la permanenza di account riconducibili a utenti al di sotto del limite d’età stabilito.
Un modello che guarda all’estero tra precedenti e dubbi legali
La scelta di Atene si colloca sulla scia di quanto già fatto dall’Australia, dove vige il divieto per gli under 16, e si affianca ai percorsi normativi intrapresi da Spagna, Danimarca, Austria e Slovenia. All’interno dell’Unione Europea, la Grecia ricalca il tentativo della Francia, benché oltralpe la misura dedicata agli under 15, varata a luglio, sia stata bloccata dal Consiglio Costituzionale perché giudicata una limitazione eccessiva della libertà di espressione. Collocato all’interno del quadro europeo del Kids Act, il modello promosso da Kyriakos Mitsotakis punta a diventare un riferimento per l’intero continente, gettando le fondamenta per una nuova fase di protezione normativa a tutela dei più giovani nell’ambiente digitale globale.
