Gli animali possono contare? Un nuovo studio scopre una sorprendente verità

Entra nel nuovo canale WhatsApp di NextMe.it Gli animali possono contare? Un nuovo studio scopre una sorprendente verità

La nozione che solo gli esseri umani possiedano abilità numeriche è stata messa in discussione da recenti ricerche condotte dalla City University of Hong Kong (CityUHK) e dalla Chinese University of Hong Kong (CUHK). Gli scienziati hanno scoperto che anche i ratti possono manifestare competenze di calcolo precedentemente non rilevate, offrendo nuove intuizioni sulle fondamenta neurali delle capacità numeriche.

Il professor Yung Wing-ho, esperto di neuroscienze cognitive alla CityUHK e decano associato del Jockey Club College of Veterinary Medicine and Life Sciences, ha guidato il team di ricerca. Il gruppo ha impiegato metodi di apprendimento numerico, tecniche avanzate di manipolazione cerebrale e modelli di intelligenza artificiale per esplorare le capacità numeriche dei ratti. Questo approccio ha permesso di minimizzare l’impatto delle grandezze continue durante i test, focalizzandosi più nettamente sui numeri.

I risultati dello studio

Durante l’esperimento, i ricercatori hanno osservato che i ratti, anche senza una precedente educazione numerica, sviluppavano un senso dei numeri quando addestrati con suoni che rappresentavano specifiche quantità. Questo senso di numerosità rimaneva inalterato nonostante la presenza di grandezze continue, suggerendo che i roditori possono distinguere e concentrarsi sui numeri per ottenere ricompense alimentari.

Il lavoro ha anche esaminato come la corteccia parietale posteriore del cervello influenzi la percezione numerica nei ratti. Bloccando questa area cerebrale, i ricercatori hanno notato che cambiava la capacità di comprendere i numeri, ma non quella di percepire le grandezze, indicando l’esistenza di aree cerebrali dedicate al trattamento numerico.

Questo studio non solo chiarisce un interrogativo di lunga data riguardante il trattamento dei numeri nel cervello, ma apre anche nuove vie di ricerca sui circuiti neurali specifici coinvolti in tale elaborazione. Le implicazioni di queste scoperte si estendono oltre la biologia, avendo potenziali applicazioni anche nel campo dell’intelligenza artificiale, grazie ai modelli di rete neurale sviluppati.