Un pomeriggio piovoso e ventoso passato a guardare video uno dopo l’altro su TikTok, perdendo completamente la cognizione del tempo fino a quando qualcuno non chiama per la cena. È stata proprio questa confessione spontanea, raccontata da un ragazzo durante un incontro scolastico, a spingere Ester Macrì, sociologa e presidente della cooperativa ReteSviluppo, a trasformare un’intuizione in un progetto concreto.
Nasce così a Firenze Discover, definito il primo centro italiano pensato esclusivamente per prevenire e affrontare la dipendenza dal digitale nelle nuove generazioni. L’iniziativa prende forma dalla collaborazione tra il Comune del capoluogo toscano, l’Usl Toscana Centro e ReteSviluppo, realtà che da un decennio lavora nelle scuole per contrastare l’uso eccessivo della tecnologia e i fenomeni di bullismo online. Non è casuale la scelta della sede: la biblioteca Chiarugi, ospitata all’interno dell’ex complesso psichiatrico di San Salvi, un luogo carico di significato storico e simbolico.
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Un’area senza tecnologia e laboratori per un rapporto diverso con i social
Il fulcro della struttura, che debutterà ufficialmente a settembre con un progetto sperimentale della durata di tre anni, sarà una zona completamente priva di dispositivi elettronici, dove smartphone e tablet resteranno fuori dalla porta. Qui i ragazzi dai 10 ai 25 anni avranno l’opportunità di riscoprire il piacere della socialità reale grazie a giochi in scatola, laboratori manuali e momenti di disconnessione accompagnata.
Oltre a uno sportello d’ascolto pensato anche per le famiglie alle prese con conflitti e chiusura sociale, il programma ideato da Ester Macrì non intende colpevolizzare l’uso dei device, quanto piuttosto educare a un rapporto più equilibrato con essi. Grazie a corsi dedicati al podcasting, alla progettazione di videogiochi e a sfide creative legate all’intelligenza artificiale, i giovani saranno incoraggiati a trasformarsi da semplici spettatori a veri creatori di contenuti, sviluppando anche uno sguardo critico.
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Un modello toscano per contrastare l’abuso precoce degli schermi
Discover potrà ospitare fino a 40 ragazzi ogni giorno, ponendosi come riferimento concreto per l’intero territorio toscano. Il progetto include anche un percorso formativo dedicato a genitori, insegnanti e adulti in generale, con l’obiettivo di sensibilizzare sul cosiddetto fenomeno del “tata digitale”, cioè l’abitudine di consegnare troppo presto uno schermo ai bambini per tenerli occupati. Considerando che l’età in cui si manifesta l’iperconnessione continua ad abbassarsi in modo preoccupante, l’esperienza fiorentina ambisce a diventare un modello esportabile in tutta Italia, capace di restituire ai più giovani il senso autentico del tempo vissuto e delle relazioni reali.
