Circa diciotto secoli fa, qualcuno decise di accompagnare un piccolo defunto nell’aldilà con due orecchini dorati e un’unica moneta. Forse quel denaro doveva servire a saldare il conto per un viaggio che nessun genitore avrebbe voluto veder affrontare così presto al proprio figlio. Il ritrovamento è avvenuto a Stara Zagora, in Bulgaria, nel corso di indagini archeologiche propedeutiche alla realizzazione di un complesso residenziale dotato di autorimessa. Quella piccola moneta, battuta durante il regno dell’imperatore Aureliano, ha riportato alla luce una delle usanze funebri più celebri dell’antichità: il compenso destinato a Caronte, il mitico nocchiero delle anime.
Il rinvenimento rientra in una più ampia necropoli di epoca romana comprendente 135 sepolture, portata alla luce dal team del Museo Storico Regionale di Stara Zagora. L’area cimiteriale sorgeva all’esterno delle mura dell’antica città di Augusta Traiana e fu utilizzata ininterrottamente dalla fine del II secolo fino al V secolo dopo Cristo. Tra fosse scavate nel terreno, coperture in tegole e lastre litiche, una sepoltura in particolare custodiva quei tre reperti. Del piccolo defunto, tuttavia, si sa ben poco.
Una moneta del 274-275 d.c. insieme a due orecchini dorati
Il corpo era stato posizionato con il capo rivolto verso occidente e i piedi verso oriente. Durante lo scavo gli esperti hanno riportato alla luce un paio di orecchini in oro e un antoniniano, tipologia di moneta romana introdotta nel III secolo dopo Cristo, coniato durante il regno di Aureliano presso la zecca di Serdica — l’odierna Sofia — tra il 274 e il 275 d.C.
Si tratta di una cronologia abbastanza puntuale, almeno per quanto riguarda il reperto numismatico. L’istituzione museale colloca nello stesso periodo anche l’atto della sepoltura, pur ammettendo che un oggetto può essere stato collocato in una tomba anche a distanza di tempo dalla sua realizzazione. Resta comunque un dato cronologico fondamentale per gli studiosi: non è possibile che la sepoltura sia avvenuta prima della coniazione di quella moneta.
Molte informazioni restano ignote. Non si conosce l’età esatta del defunto, il suo sesso biologico né le cause del decesso. La presenza di orecchini aurei testimonia che nella tomba furono collocati oggetti di valore, senza però fornire elementi sufficienti per definire lo status sociale del nucleo familiare. Resta quella moneta, posta accanto alle spoglie. Ed è qui che torna la figura di Caronte.
Il pedaggio per Caronte: perché i romani inumavano i defunti con una moneta?
Secondo il mito greco, successivamente assimilato anche dalla cultura romana, Caronte conduceva le anime dei trapassati attraverso le acque che dividevano il regno dei vivi da quello dei morti. Tale servizio, a quanto pare, aveva un costo. Per completare la traversata occorreva versare un obolo, piccola moneta di scarso valore. Da questa credenza nasce la pratica funeraria di deporre denaro accanto al defunto, spesso nel cavo orale o nei pressi del corpo, in modo che potesse affrontare il tragitto verso l’oltretomba.
La presenza dell’antoniniano nella sepoltura di Stara Zagora potrebbe effettivamente rimandare a questa tradizione. Il museo bulgaro, tuttavia, non ha avvalorato ufficialmente questa chiave di lettura rituale: nei comunicati ufficiali la moneta viene descritta semplicemente come elemento del corredo funebre, utile soprattutto per datare la tomba.
Va detto, peraltro, che ritrovare denaro vicino a un defunto non implica automaticamente di trovarsi di fronte all’obolo per Caronte. Lo sottolinea anche l’archeologa Claudia Perassi nel suo studio Le monete in sepoltura: oltre “l’obolo per Caronte” (nel tempo e nello spazio), pubblicato nel 2023. La pratica di deporre monete nelle tombe greche e romane poteva assumere significati molto diversi a seconda dell’epoca, del contesto geografico e delle consuetudini funerarie locali. Attribuire sempre lo stesso significato — il pagamento al traghettatore — rischia di appiattire gesti che potevano nascondere motivazioni differenti. Nel caso specifico del piccolo bulgaro, l’ipotesi resta dunque verosimile, ma non esiste una prova definitiva che spieghi il reale motivo della presenza di quella moneta.

Centotrentacinque tombe romane sotto un futuro complesso abitativo
La tomba del piccolo rappresenta solo una porzione del ritrovamento di Stara Zagora. Gli archeologi hanno scoperto una necropoli attiva per quasi trecento anni, caratterizzata da tipologie costruttive diverse: semplici buche scavate nel suolo, strutture coperte con tegole, laterizi o lastre in pietra. Anche i riti funebri variavano notevolmente. Su un totale di 135 sepolture, soltanto quattro presentavano tracce di cremazione. In tutti gli altri casi i corpi erano stati inumati direttamente nel terreno. Una varietà che testimonia pratiche differenti all’interno dello stesso spazio cimiteriale, frequentato nel corso di generazioni successive.
Il sito funerario apparteneva all’antica Augusta Traiana, centro di rilievo nella provincia romana di Tracia, sviluppatosi nell’area dove oggi sorge Stara Zagora. Durante l’epoca imperiale la città assunse un ruolo amministrativo ed economico di primo piano, arrivando a ottenere persino il diritto di coniare moneta propria.
La moneta rinvenuta nella tomba del bambino, invece, proveniva da Serdica, altra importante città della Tracia romana. Un dettaglio che offre informazioni preziose sulla circolazione monetaria nella regione, oltre a costituire un punto di riferimento cronologico per la sepoltura. Non possiamo sapere con certezza se quella moneta fosse davvero destinata a Caronte. Sappiamo però che qualcuno la pose accanto a un bambino, insieme a due orecchini d’oro, e che per circa diciotto secoli nessuno ha più sfiorato quei reperti.
