Alpi svizzere: scoperto campo militare romano a 2.200 metri di quota

Campo militare di epoca romana - Andrea Badrutt - Chur

In cima al monte Colm la Runga, nei Grigioni svizzeri, tre solchi disegnavano un cerchio attorno all’altura. Camminandoci sopra, sembravano semplici irregolarità del terreno. Ma osservandoli dall’alto attraverso la tecnologia LiDAR, quei solchi rivelavano una geometria troppo regolare per essere frutto del caso.

A quasi 2.200 metri sul livello del mare, un team di archeologi ha individuato i resti di un accampamento militare romano risalente agli ultimi decenni del I secolo prima di Cristo. Il sito domina dall’alto Crap Ses, distante circa 900 metri di dislivello, dove erano già stati rinvenuti segni di uno scontro armato tra le legioni romane e le popolazioni alpine, verosimilmente i Suaneti.

Il Cantone dei Grigioni ha reso pubblica la scoperta nel 2024, subito dopo i primi sopralluoghi. Da allora le campagne di scavo sono continuate per chiarire l’identità di chi occupò quel presidio, in che epoca e per quanto tempo.

La tecnologia laser che ha svelato i fossati nascosti

Il LiDAR funziona inviando raggi laser sul suolo da un velivolo o un drone. Calcolando quanto impiega la luce a rimbalzare indietro, questo strumento genera una rappresentazione estremamente dettagliata del territorio.

Grazie a questa precisione, riesce a evidenziare minime variazioni di quota che l’occhio umano difficilmente noterebbe, specialmente in presenza di vegetazione, pietre e zone d’ombra. Nella ricostruzione digitale del Colm la Runga, i tratti circolari attorno alla vetta apparvero fin da subito anomali.

Fu un collaboratore volontario del team archeologico ad accorgersene per primo, nell’autunno del 2023. Le indagini geofisiche successive, insieme ai sondaggi diretti nel terreno, hanno confermato che si trattava di tre trincee difensive accompagnate da un argine artificiale.

All’interno del perimetro fortificato sono emersi chiodi da calzatura militare, frammenti di armamenti e sferette di piombo lanciate con la fionda. Alcuni reperti recano il sigillo della Terza Legione romana, la stessa già individuata nel sito di battaglia di Crap Ses.

Questo suggerisce che accampamento e combattimento facessero parte della medesima operazione bellica. Da quella posizione elevata, i legionari potevano tenere sotto controllo molteplici vallate e sorvegliare i valichi montani. A quell’altitudine, la vista panoramica aveva un valore essenzialmente strategico: individuare il nemico prima di essere scoperti.

Cosa raccontano chiodi e proiettili di piombo

Lo studio rientra nel progetto CVMBAT, portato avanti dal Servizio archeologico grigionese in collaborazione con l’Università di Basilea. I ricercatori stanno ricomponendo l’intero teatro operativo militare, comprendente il campo d’altura, il luogo dello scontro, una postazione d’osservazione e gli antichi tracciati che attraversavano i passi alpini.

Nella zona di Crap Ses sono stati recuperati in totale più di 3.500 manufatti in metallo. Il conteggio comprende all’incirca 2.500 chiodi da calzature, numerosi proiettili da fionda, alcune monete, punte di freccia e tre pugnali. Questi dati si riferiscono all’intera area studiata, non al solo accampamento in quota.

I chiodi potrebbero apparire un ritrovamento poco affascinante, ma per gli studiosi rappresentano una fonte preziosa: si staccavano dalle suole durante marce, fughe o combattimenti, e raramente qualcuno si fermava a raccoglierli. Mappando con precisione ogni punto di ritrovamento, diventa possibile ricostruire, almeno parzialmente, i movimenti dei soldati sul campo.

È un metodo piuttosto tangibile per ricostruire una battaglia priva di cronache antiche dettagliate. I documenti storici dell’epoca celebravano principalmente condottieri e sovrani; ciò che resta nel sottosuolo sono invece gli oggetti smarriti da chi effettivamente vi camminò.

Il legame con la conquista romana delle vette alpine

Gli storici collegano questo insediamento militare alle spedizioni volute da Augusto per sottomettere i territori alpini e assicurarsi il controllo delle vie di comunicazione tra il nord Italia, la Gallia, il Reno e il Danubio.

Nel 15 avanti Cristo, l’imperatore incaricò i figliastri Tiberio e Druso di guidare una vasta campagna militare contro le popolazioni locali. Le truppe romane si mossero attraverso diverse vallate, presero possesso dei valichi e integrarono gradualmente quei territori all’interno dell’Impero.

La collocazione strategica dell’accampamento, unita agli armamenti rinvenuti e ai marchi legionari, rende credibile un nesso con quella specifica campagna militare. Tuttavia, la datazione esatta dello scontro resta oggetto di dibattito scientifico. Una ricerca accademica sui reperti posiziona parte dei materiali tra il 40 e il 20 avanti Cristo, quindi potenzialmente in un periodo antecedente all’offensiva del 15 a.C.

Resta inoltre da chiarire la funzione precisa del campo. Potrebbe essere stato allestito prima del conflitto per ammassare le forze militari, durante l’avanzata come presidio di controllo, oppure successivamente allo scontro per vigilare sul territorio appena conquistato.

Le prossime fasi di scavo dovranno individuare eventuali accessi, strutture abitative e testimonianze della vita quotidiana dei soldati. Per il momento, questo ritrovamento dimostra almeno un aspetto con certezza: l’Impero romano non attraversò le Alpi soltanto seguendo i percorsi più agevoli. Vi portò uomini, equipaggiamento e calzari chiodati fino oltre i 2.000 metri di altitudine. Qualche chiodo, duemila anni più tardi, è rimasto lì ad attestarlo.