Per due anni ci siamo figurati un blocco da sei tonnellate che attraversava gran parte della Gran Bretagna, magari su una barca, magari trascinato con strumenti che oggi facciamo fatica a immaginare. Il tragitto sarebbe partito dal nord-est della Scozia e avrebbe coperto circa 750 km fino a Stonehenge. Pareva una delle scoperte archeologiche più suggestive degli ultimi tempi. Ora però i geologi segnalano un ostacolo: nei siti scozzesi analizzati finora, la roccia non trova un riscontro davvero convincente.
A mettere in dubbio l’origine del blocco è una nuova ricerca apparsa sul Journal of the Geological Society, guidata dal geologo Duncan Pirrie, professore emerito dell’Università del Galles del Sud. Il gruppo ha studiato la composizione della cosiddetta Pietra dell’Altare, uno dei elementi più misteriosi del celebre monumento inglese, e l’ha messa a confronto con le rocce delle aree ritenute più probabili.
L’esito mette in difficoltà un’ipotesi che sembrava ormai consolidata. Nessuna delle località esaminate possiede tutte le caratteristiche geologiche del blocco. Dopo più di cento anni di indagini, quindi, sappiamo dove la pietra è finita, ma non da dove sia partita.
Un blocco di quasi cinque metri e un viaggio di 750 km
La Pietra dell’Altare misura circa 4,9 metri in lunghezza e un metro in larghezza, per un peso di sei tonnellate. Giace al centro di Stonehenge, coricata a terra e in parte coperta da due grandi massi caduti. Non è la più scenografica: i giganteschi monoliti verticali le tolgono la ribalta. Dal punto di vista geologico, però, è tra le più interessanti.
È fatta di un’arenaria particolare, diversa dai grandi sarsen del monumento. Anche molte pietre minori, le bluestones, vengono da lontano: alcune sono state portate dal Galles occidentale, a circa 225 km di distanza.
Per quasi un secolo si è pensato che pure la Pietra dell’Altare arrivasse da lì. Poi le analisi hanno raccontato altro. Ad agosto 2024 uno studio su Nature aveva rilevato una notevole affinità tra i minerali del blocco e le arenarie del bacino delle Orcadi, ampia area geologica della Scozia nord-orientale.
Gli scienziati avevano analizzato piccolissimi cristalli di zircone, apatite e rutilo contenuti in frammenti della roccia, datandoli con metodi isotopici. Questi minerali funzionano come un archivio naturale della storia delle rocce e aiutano a risalire alla loro origine. Il legame con la Scozia sembrava solido, tanto da spostare la ricerca di centinaia di chilometri rispetto alle vecchie ipotesi gallesi.
Restava da spiegare come un masso così pesante avesse raggiunto la piana di Salisbury, dove Stonehenge fu costruito per fasi a partire dal 3000 a.C. circa. Si ipotizzava un trasporto via mare lungo le coste, oppure l’azione di antichi ghiacciai che avrebbero spostato la roccia prima dell’uomo.
Un ulteriore studio aveva provato a circoscrivere le aree possibili e a valutare questi percorsi, ma il punto esatto di estrazione mancava ancora. Non un dettaglio da poco, perché da lì dipendeva tutto il percorso.
Perché la pista scozzese è stata rimessa in discussione
Per verificarla, il team internazionale di Pirrie ha approfondito la pietra con osservazioni sul monumento e analisi di frammenti custoditi nei musei. Sono stati valutati struttura, minerali, chimica e firma isotopica, confrontandoli con le arenarie dei siti scozzesi indicati come possibili fonti. E qui è arrivata la sorpresa.
Rocce nate in luoghi diversi possono avere una storia simile e contenere minerali della stessa età. Servono perciò altri indizi, dalla composizione delle argille alla presenza di certi minerali. Le nuove analisi hanno evidenziato differenze rilevanti: argille e alcuni minerali pesanti non coincidono con quelli di varie formazioni del bacino delle Orcadi.
La somiglianza che aveva orientato gli studiosi verso la Scozia nord-orientale, da sola, non è più sufficiente. Come riferisce l’Università del Galles del Sud, nessun sito analizzato mostra l’intero insieme di caratteristiche della Pietra dell’Altare.
Pirrie descrive il lavoro come l’indagine geologica più completa mai svolta su questo masso, utile a guidare le prossime ricerche. Curiosamente, tra gli autori compaiono Richard Bevins e Rob Ixer, già protagonisti degli studi che avevano sostenuto l’origine scozzese: la revisione viene anche da chi aveva costruito quella pista.
Ciò non significa che la pietra non possa provenire dalla Scozia. Sono state indebolite o escluse solo alcune località, in base ai campioni disponibili. Restano zone poco studiate, in Scozia e altrove: la ricerca potrebbe volgersi ad altre aree scozzesi, all’Inghilterra settentrionale o perfino all’Irlanda.
Il mistero riguarda anche chi costruì Stonehenge
Scoprire l’origine del blocco dirà qualcosa in più sulle popolazioni che edificarono il monumento millenni fa. I grandi blocchi di arenaria silicea vengono in gran parte da un’area a circa 25 km, mentre per altri materiali gli archeologi hanno dimostrato legami con regioni assai più distanti. La Pietra dell’Altare potrebbe offrire un racconto ancora diverso.
Se arrivasse dal nord della Gran Bretagna, bisognerebbe riconoscere alle comunità neolitiche la capacità di organizzare spostamenti difficilissimi, tra territori e forse tratti di mare. Se venisse dall’Irlanda, cambierebbero rotte e possibili rapporti tra i popoli coinvolti. Tutto dipende da due punti ancora aperti: dove fu estratta e come fu trasportata.
Nick Pearce, professore emerito di geochimica all’Università di Aberystwyth, ha notato che escludere una zona d’origine conta quanto individuarne una nuova: ogni area scartata restringe il campo e concentra gli sforzi dove gli indizi sono migliori.
Secondo l’Università di Aberystwyth, lo studio offre proprio questo: un profilo geologico più preciso con cui confrontare le rocce future. Si cercheranno affioramenti che soddisfino tutti i requisiti insieme, e serviranno altri campioni, altre analisi, altre giornate fra rocce e laboratori.
Intanto, al centro di Stonehenge, la Pietra dell’Altare resta distesa sotto gli altri monoliti. Sono trascorsi millenni dal suo arrivo e oltre un secolo dall’avvio delle ricerche. I geologi conoscono sempre meglio la pietra, ma il suo luogo d’origine rimane ignoto.
