L’impatto lo colse di spalle. Il cranio andò in frantumi in 61 punti diversi, mentre altre 57 fratture interessarono la gabbia toracica, propagandosi poi fino a spalla, colonna vertebrale e arti. Al termine della ricostruzione dei resti di Skeleton 150, un giovane deceduto oltre sette secoli fa presso il castello di Stirling, in Scozia, gli esperti hanno contato ben 167 fratture. Una simile devastazione richiedeva un’energia straordinaria. Il principale indiziato assomiglia a un macigno scagliato da una macchina d’assedio medievale.
Nello specifico, i ricercatori fanno riferimento a un trabucco a contrappeso, uno degli imponenti congegni bellici capaci di scagliare pietre contro bastioni e mura difensive. Nel gergo comune potremmo semplicemente parlare di catapulta; il dettaglio tecnico assume rilevanza particolare perché a Stirling, nell’anno 1304, ne esisteva una battezzata con un nome preciso: War Wolf, il “Lupo da guerra”.

Secondo quanto affermano Jo Buckberry dell’Università di Bradford e Patrick Randolph-Quinney dell’Università di Uppsala, i resti di Skeleton 150 potrebbero rappresentare la più antica prova archeologica documentata di un trauma causato da un trabucco. Lo studio è stato illustrato durante il 25° European Meeting of the Paleopathology Association tenutosi a Berlino ed è consultabile, al momento, solo come sintesi congressuale: si tratta dunque di risultati esposti in un convegno, privi ancora di una pubblicazione scientifica completa validata da revisione paritaria.
Il trauma lo avrebbe sorpreso mentre era ancora eretto
Skeleton 150 aveva un’età compresa tra i 22 e i 34 anni. Buckberry e Randolph-Quinney hanno analizzato nuovamente nove corpi rinvenuti nel castello di Stirling, cercando segni riconducibili ai conflitti per l’indipendenza scozzese. Sul soggetto numero 150 gli studiosi hanno affiancato all’esame diretto anche radiografie, analisi al microscopio e scansioni micro-CT.
Lo scheletro racconta una storia ben diversa da quella di ferite accumulate nel corso di una battaglia prolungata. Le lesioni, che si estendono dalla parte superiore del cranio fino alle ginocchia, si sarebbero verificate quasi in concomitanza con il decesso e risultano tutte riconducibili a un trauma da corpo contundente. La zona più colpita comprende la spalla destra e la porzione posteriore del cranio.
La distribuzione delle fratture suggerisce anche la postura della vittima al momento dell’impatto: probabilmente si trovava ancora eretto, con il peso distribuito sulle gambe e gli avambracci raccolti davanti al corpo, quando fu colpito da un unico impatto ad altissima velocità. Il paragone con casistiche forensi contemporanee conferma questa ipotesi. Un solo colpo, dunque. Ma fatale.
Gli studiosi aggiungono comunque un elemento di prudenza alla loro ricostruzione: non esistono precedenti forensi perfettamente equiparabili. Le ossa testimoniano la violenza subita e la direzione generale dell’urto, ma non recano alcuna indicazione specifica sul tipo di macchina d’assedio responsabile.
Nel 1304 Stirling finì nel mirino di 13 catapulte
Il sito della sepoltura riduce notevolmente il numero di possibili responsabili. Nel 1304, infatti, Edoardo I d’Inghilterra pose sotto assedio Stirling Castle, una delle ultime roccaforti dove resisteva l’insurrezione scozzese. La fortificazione, costruita su uno sperone roccioso quasi inespugnabile, spinse il sovrano inglese a ricorrere a un imponente schieramento di artiglieria dell’epoca.
Come ricostruito da Historic Environment Scotland, attorno alla fortezza vennero posizionate tredici tra catapulte e trabucchi. Per circa novanta giorni, queste macchine bersagliarono senza sosta le mura con massi e altri proiettili, giorno e notte. Edoardo fece giungere materiale da diverse regioni scozzesi e arrivò a imporre alle chiese la consegna del piombo dei tetti, necessario per assemblare gli ordigni bellici.
All’interno delle mura resisteva una guarnigione di circa 25 uomini comandati da William Oliphant. Poiché la fortezza continuava a non cedere, Edoardo decise di rilanciare in modo ancora più deciso.
Cinque maestri carpentieri, coadiuvati da 50 lavoratori, costruirono travi colossali, argani complessi e un enorme contrappeso. Prendeva così forma il War Wolf, forse la più grande catapulta a contrappeso mai documentata storicamente.
Il funzionamento si basava sulla caduta improvvisa di un peso massiccio posizionato a un capo del braccio, che generava la spinta necessaria a scagliare il proiettile sistemato all’estremità opposta. Quando la macchina risultò quasi completa, Oliphant tentò la resa. Edoardo, tuttavia, non accettò immediatamente: aveva realizzato quell’ordigno e voleva vederlo in azione.
Al momento del lancio, il proiettile scagliato pesava circa 140 chilogrammi. Secondo Historic Environment Scotland, riuscì a perforare una porzione della cinta muraria del castello. Evidentemente, non era prevista alcuna dimostrazione preliminare.
Il War Wolf sembra l’indiziato ideale. Forse troppo
Un corpo rinvenuto in un castello, un trauma ad energia elevatissima, l’assedio del 1304 e una gigantesca catapulta capace di lanciare pietre da 140 chilogrammi: collegare questi elementi risulta naturale.
Gli scienziati, tuttavia, non collegano direttamente la morte di Skeleton 150 al War Wolf. Nella loro sintesi ricordano che Edoardo I impiegò numerose macchine d’assedio, incluso il famoso trabucco, e si limitano a concludere che il quadro delle fratture risulta compatibile con un singolo impatto ad alta velocità. Il collegamento tra la generica “catapulta” e il celebre “War Wolf” resta pertanto un’ipotesi non confermata.
Esiste inoltre un concorrente numericamente rilevante: le altre macchine inglesi avevano già colpito Stirling per mesi, mentre il War Wolf entrò in azione soltanto nella fase conclusiva dell’assedio. Il nome più celebre rischia quindi di attirare tutta l’attenzione, senza necessariamente esserne il responsabile.
La scoperta conserva comunque un enorme valore, indipendentemente dall’attribuzione precisa dell’arma. Le battaglie medievali hanno lasciato sugli scheletri tagli di spada, ferite da punta e lesioni da proiettili. In questo caso, invece, gran parte del corpo pare aver assorbito quasi simultaneamente una forza pensata per abbattere fortificazioni intere.
Per secoli, i cronisti hanno descritto queste macchine da guerra attraverso i danni inflitti alle mura. Skeleton 150 potrebbe aver custodito un’altra testimonianza della loro forza distruttiva: 167 fratture concentrate in un unico corpo. Il verdetto sul War Wolf può attendere ancora. La catapulta, con ogni probabilità, era già presente sulla scena.
