OSIRIS-Rex: a caccia di asteroidi dal 2016

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La più grande minaccia conosciuta per la Terra proveniente dagli asteroidi potrebbe rivelarsi anche una fonte di indizi su come nacque la vita sul nostro pianeta. Per questo la roccia spaziale “1999 RQ36” rappresenta un obiettivo irresistibile per la prossima missione robotica NASA di recupero campioni.

La missione OSIRIS-Rex, da 800 milioni di dollari, punta ad iniettare azoto puro in un asteroide e a raccogliere lo sporco o la ghiaia che verranno sollevati. Tutto quello che verrà raccolto non solo potrebbe fornire agli scienziati un’idea migliore sulle probabilità che un asteroide colpisca la Terra nel 2170 ma potrebbe contenere anche materiale organico e ricco di acqua, simile a quello che forse inseminò la Terra primordiale con gli ingredienti necessari per la vita.

Tali ingredienti renderebbero gli asteroidi una tappa molto interessante per le future missioni dirette al di là del sistema solare interno”, ha dichiarato Joe Nuth, project scientist dell’OSIRIS-Rex per il NASA Goddard Spaceflight Center di Greenbelt (Maryland). Nuth ha aggiunto che “un giorno, probabilmente dopo la mia morte, questi tipi di asteroidi potrebbero essere visti come un’oasi sulla rotta al di fuori del sistema solare. Equipaggi umani potrebbero fare tappa lì per prendere acqua e altre cose interessanti".

L’inizio della missione OSIRIS-REX è previsto per il 2016, e dovrebbe raggiungere il suo obiettivo entro il 2020 (i campioni dovrebbero arrivare sulla Terra nel 2023). L'approccio della sonda alla roccia 1999 RQ36 - una roccia spaziale larga un terzo di miglio (575 metri) - potrebbe anche servire come test per le missioni asteroidi future.

"Stiamo per diventare dei precursori per tutto ciò che facciamo sui piccoli corpi", ha detto Nuth agli scienziati e agli ingegneri alla nona “Low-Cost Planetary Mission Conference” dell’Accademia Internazionale di Astronautica.

"Inviare astronauti verso gli asteroidi sarà molto d’aiuto per le sperimentazioni sulla navigazione". Oltre a raccogliere campioni di roccia, i progetti per i 400 giorni da trascorrere vicino alla roccia 1999 RQ36 includono una mappatura dell'interno e dell'esterno ed uno studio chimico e mineralogico. Gli scienziati vogliono poi misurare il cosiddetto “effetto Yarkovsky”, che spiega come gli asteroidi ricevono una leggera spinta emettendo una radiazione termica dal loro lato notturno.

Il periodo di sette anni tra il lancio e l'arrivo dei campioni ha portato gli organizzatori delle missioni a creare una squadra multigenerazionale, unendo scienziati anziani più esperti con colleghi più giovani.

Secondo Nuth “i campioni dovrebbero rivelarsi oggetti di interesse scientifico per i prossimi 100 anni, e gli strumenti o le tecnologie ancora non inventate potrebbero fornire ulteriori dati in futuro”.

Antonino Neri

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