Visitare un museo tradizionalmente implica guardare, studiare ed eventualmente ascoltare audioguide, ma a breve potrebbe includere anche percepire direttamente le fragranze del passato. Non si tratta di un espediente scenografico, ma di un approccio scientifico per comprendere meglio le epoche trascorse. Oggi la ricerca è capace di ricreare le fragranze associate a manufatti storici, cerimonie e vita quotidiana attraverso microscopiche tracce chimiche conservate nei materiali per millenni. Una rivoluzione che sta modificando la narrazione storica e introduce un approccio multisensoriale nelle esposizioni museali, più inclusivo, emozionale e memorabile.
L’olfatto, il senso più primitivo e legato alla memoria emotiva, offre una prospettiva inedita sulla comprensione delle civiltà passate. Una fragranza può rivelare conoscenze mediche, cerimonie sacre, consuetudini domestiche e sistemi di credenze di culture esistite millenni or sono, trasformando la fruizione museale in qualcosa di più profondo, empatico e indimenticabile.
Dal laboratorio chimico alle fragranze perdute
Una recente pubblicazione apparsa su Frontiers in Environmental Archaeology illustra come le istituzioni culturali possano convertire informazioni scientifiche elaborate in percorsi sensoriali fruibili dal pubblico generale. Il fulcro dello studio è l’archeologia biomolecolare, una branca che esamina i residui chimici su oggetti archeologici per determinarne contenuto e utilizzo originario.
Basandosi su queste prove concrete, il gruppo di studiosi ha realizzato supporti profumati e dispositivi di diffusione olfattiva progettati per integrare gli oggetti in mostra. Il prodotto finale è un percorso sensoriale che affianca la dimensione visiva e didattica all’esperienza olfattiva, aprendo nuovi orizzonti nella comunicazione scientifica.
Secondo Barbara Huber, archeo-chimica presso il Max Planck Institute of Geoanthropology e l’Università di Tubinga, questa iniziativa rappresenta una svolta nel modo di diffondere la conoscenza scientifica, trasferendola dai laboratori e rendendola accessibile e concreta anche per i non specialisti.
A facilitare questo ponte tra ricerca e pubblico è stata la collaborazione interdisciplinare. Barbara Huber ha collaborato con Sofia Collette Ehrich, storica dell’arte specializzata in narrazione olfattiva, per connettere l’analisi chimica storica con lo studio del profumo come espressione culturale.
Partendo dalle impronte molecolari individuate nella ricerca, la profumiera e farmacista Carole Calvez ha elaborato una composizione ispirata alle cerimonie di mummificazione dell’Egitto faraonico. Non si tratta di una mera riproduzione degli ingredienti antichi, ma di un percorso creativo articolato. I dati chimici offrono indizi fondamentali, ma tocca al profumiere ricostruire l’armonia complessiva, traducendo formule e sostanze in un’esperienza olfattiva armoniosa, capace di richiamare la complessità del reperto originario.
Percorsi sensoriali nei musei tedeschi e danesi
Questa innovativa modalità di comunicazione sensoriale è già operativa in diverse istituzioni culturali europee. Al Museum August Kestner di Hannover, in Germania, le composizioni ricostruite sono state incorporate in un’esposizione sull’Egitto faraonico mediante una tessera profumata trasportabile e una postazione fissa di emanazione.
Il pubblico può percepire la cosiddetta “Fragranza dell’Aldilà”, una scheda olfattiva in cui l’essenza viene incorporata direttamente nel supporto cartaceo tramite tecniche di stampa aromatica. Secondo i responsabili Christian E. Loeben e Ulrike Dubiel, l’olfatto consente di andare oltre l’immaginario cinematografico spesso legato alla mummificazione, facilitando la comprensione delle ragioni spirituali e cerimoniali che guidavano queste usanze.
La medesima installazione è stata presentata anche al Moesgaard Museum di Aarhus, in Danimarca. Qui, come ha riferito il curatore Steffen Terp Laursen, l’inserimento della dimensione olfattiva ha modificato sostanzialmente la percezione dei visitatori, introducendo una dimensione emotiva che i soli testi esplicativi non possono trasmettere.
Secondo gli studiosi, questa sperimentazione evidenzia come le impronte molecolari del passato possano trasformarsi in esperienze culturali rilevanti nel presente. L’obiettivo è fornire alle istituzioni museali strumenti innovativi per narrare la storia in modo più accessibile, rispettoso e coinvolgente, stimolando interesse e comprensione.
Come ha evidenziato Sofia Collette Ehrich, l’intento è quello di avvicinare il pubblico agli ambienti e alle usanze delle civiltà antiche attraverso un’interpretazione sensoriale, capace di comunicare non solo con la ragione, ma anche con il sentimento. Perché, talvolta, per comprendere veramente il passato, non è sufficiente osservarlo: occorre anche percepirlo.
