Scoperte su Marte: il rover Perseverance svela il passato abitabile del Pianeta Rosso

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Il rover Perseverance della NASA, in missione sul suolo marziano, ha recentemente effettuato una scoperta eccezionale. Il 24° campione raccolto il 11 marzo, composto da nuclei di roccia, regolite e un campione dell’atmosfera di Marte, ha mostrato segni di un’esposizione prolungata all’acqua. Questi risultati suggeriscono che il campione potrebbe essere stato parte di una antica linea costiera, ampliando la nostra comprensione dell’ambiente marziano e delle sue potenziali fasi abitabili.

Ken Farley, scienziato capo del progetto Perseverance presso il Caltech, ha illustrato l’importanza della recente scoperta. La roccia analizzata, situata nel cratere Jezero di Marte, contiene minerali formatisi in presenza di acqua, essenziali per trattenere tracce di vita pregressa e per analizzare le antiche condizioni climatiche marziane. Questa scoperta non solo conferma la presenza passata di acqua, ma anche apre nuove prospettive sulla possibilità di un ambiente marziano una volta abitabile.

Il campione, denominato “Bunsen Peak” in onore di un celebre punto di riferimento del Parco Nazionale di Yellowstone, è stato scelto per le sue notevoli caratteristiche fisiche e per la ricchezza di granuli di carbonato e silice rilevati. Questi elementi aumentano la probabilità di conservazione di biomarcatori, essenziali per le ricerche sulla vita microbica passata.

Continuità nella ricerca e nuove frontiere

L’interesse scientifico non si ferma alla scoperta di “Bunsen Peak”. Infatti, questo rappresenta il terzo campione estratto dall’Unità di Margine, un’area geologica situata lungo il bordo interno del cratere Jezero, considerata parte di una preistorica linea costiera marziana. L’analisi di quest’area è ancora in corso e il rover è ora diretto verso “Bright Angel”, un altro sito di notevole interesse geologico che potrebbe fornire ulteriori informazioni sulla storia del cratere e le sue caratteristiche antiche.

La scienziata Sandra Siljestrom, degli Istituti di Ricerca della Svezia, ha commentato positivamente la qualità del campione per gli studi sulle biosignature, sottolineando la sua rilevanza come uno dei più antichi e rappresentativi del periodo in cui Marte presentava condizioni più favorevoli alla vita. Queste ricerche non solo arricchiscono la nostra comprensione del passato marziano, ma pongono le basi per future missioni di ritorno dei campioni, cruciali per approfondire gli studi sulla possibile vita su Marte e sulle sue dinamiche ambientali e climatiche.